'The Falcon and the Winter Soldier', che successo quella serie se il cattivo è Daniel Brühl
di Arianna Finos , di Arianna FinosDaniel Brühl è travolto da un’onda di popolarità grazie a due fattori: l’irresistibile “ballo di Zemo”, il barone cattivo nella serie culto che si avvia al gran finale su Disney+, The Falcon and the Winter Soldier e il debutto da regista in gara all’ultima Berlinale con The Next Door, satira sul mondo del cinema e sui compromessi che gli attori devono fare nella loro carriera. Nato a Barcellona quarantadue anni fa da madre spagnola, l'insegnante Marisa González Domingo, e padre brasiliano di origine tedesca (Hanno Brühl, regista televisivo), poco dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Colonia, in Germania Ovest. Daniel si è fatto conoscere con Good Bye, Lenin! e da lì ha iniziato una corsa nel cinema internazionale spaziando tra progetti d’autore e kolossal, da Bastardi senza gloria a Rush e soprattutto nella saga degli Avengers (Captain America: Civil War).
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Daniel Brühl è travolto da un’onda di popolarità grazie a due fattori: l’irresistibile “ballo di Zemo”, il barone cattivo nella serie culto che si avvia al gran finale su Disney+, The Falcon and the Winter Soldier e il debutto da regista in gara all’ultima Berlinale con The Next Door, satira sul mondo del cinema e sui compromessi che gli attori devono fare nella loro carriera. Nato a Barcellona quarantadue anni fa da madre spagnola, l'insegnante Marisa González Domingo, e padre brasiliano di origine tedesca (Hanno Brühl, regista televisivo), poco dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Colonia, in Germania Ovest. Daniel si è fatto conoscere con Good Bye, Lenin! e da lì ha iniziato una corsa nel cinema internazionale spaziando tra progetti d’autore e kolossal, da Bastardi senza gloria a Rush e soprattutto nella saga degli Avengers (Captain America: Civil War).
'The Falcon and The Winter Soldier' la nuova serie Marvel - trailer
L’occasione dell’intervista via Zoom è il successo del suo ritorno nel ruolo di Zemo nella serie The Falcon e the Winter Soldier, un successo travolgente oltre a un coro di recensioni positive, che venerdì 23 aprile consegna l’ultimo episodio. Brühl si è preso una pausa dal set della seconda stagione di L’alienista e sfoggia due notevoli mustacchi. Il suo barone Zemo, stravolto dal dolore per la perdita della famiglia, è rabbiosamente quanto malinconicamente determinato a eliminare tutti i supersoldati e tutti quelli che sbarrano il cammino alla sua missione. Nella serie il personaggio del Barone è decisamente più ironico. Eccolo con il cappottone di pelle bordato di pelliccia e la maschera che indossa durante i combattimenti, improbabile alleato di Falcon e Winter, soprattutto armato di una irresistibile autoironia.
“Sono stato felice del cambiamento. Quando torni a interpretare un personaggio rischi sempre di ripeterti. Quando ho letto la sceneggiatura della serie mi si è aperto un quadro diverso, pieno di cose divertenti che potevo esplorare come Zemo, ad esempio il suo essere un aristocratico piuttosto bizzarro. Non ha abbandonato i tratti e le motivazioni che aveva nei film, ma si è evoluto, è diventato qualcosa di diverso. Sono felice che alla Marvel abbiano avuto il coraggio di non restare troppo vicini ai fumetti originali e rendere il personaggio più attuale e moderno. Ed è stato divertente avere un paio di scene iconiche con quella della maschera che hanno realizzato, insieme all'incredibile cappotto e ai vestiti molto eleganti. Ho sempre pensato a Zemo come a un uomo elegante, sofisticato. I vestiti mi hanno aiutato. E’ stato molto divertente prendere in giro sul set Anthony Mackie e Sebastian Stan, anche improvvisando, per vedere le loro facce”. E sulla scena del ballo diventata virale, "eravamo liberi di proporre le cose. E stavo pensando di esagerare perché siamo in una discoteca e sentivo che Zemo, dopo cinque anni di prigione, aveva voglia di mostrare che era ancora capace di muoversi alla grande”.
Nella serie, dopo diverse avventure, il barone è consegnato alle Dora Milaje, le magnifiche guardie reali che lo imprigioneranno a Wakanda, ma il fatto che il personaggio non muoia significa che la sua storia nell’universo Marvel non è finita, e questo malgrado l’ironia con cui descrive il lavoro nei cinefumetti nel suo film da regista: “L’ho girato ne mezzo delle riprese della serie ed è vero che gioca con il mondo cinematografico dei supereroi. Ma in realtà prendo in giro tutto il mio passato di attore, compreso Goodbye, Lenin!, ci ho messo riferimenti a tutti i film che sono stati importanti nella mia carriera”.
Nel film The Next door incontriamo un attore tedesco-spagnolo che si chiama Daniel, che vive in un lussuoso appartamento sul tetto di un quartiere alla moda di Berlino Est. Lo incontriamo mentre prova le battute per un ruolo in un filmone di supereroi americani. E’ sposato con due figli piccoli, si è trasferito a Berlino da Colonia dopo aver fatto un film di successo con sede a Berlino (che nella realtà era Goodbye, Lenin! del 2003). Molti suoi vicini sono berlinesi della vecchia scuola che risentono della presenza gentrificante di nuovi arrivati come lui. E così uno di questi si vendica, in un bar di Berlino, durante un solo pomeriggio, del tizio (interpretato da Berlin Peter Kurth) che distrusse sistematicamente la vita, il matrimonio e tutto ciò che rendeva l’attore sicuro. Brühl ha definito il personaggio “una versione sgradevole, vanitosa e meschina di me stesso”. La moglie di Brühl, che è una psicologa, ha detto che ha trovato difficile guardare il film tanto il personaggio era repellente.
L’attore mette le mani avanti: “Molto di quel che vedete è inventato ma ci sono situazioni reali, ad esempio l’attacco del tizio che dice che sono sempre lo stesso nei miei film me lo ha detto la moglie di un amico a un festival”. O l’insistenza dei fan: “La scena del ragazzo che non desiste mentre sono al telefono mi è capitata molte volte, le persone perdono il senso dello spazio personale altrui”. L’idea del film è nata in realtà a Barcellona, in un ristorante di Tapas, dove Brülh si è sentito osservato da un muratore mentre parlava ad alta voce con la cameriera. Ha immaginato che quello lo odiasse, che fosse appostato su una impalcatura davanti alla sua casa mentre osservava la sua vita. E così ecco un duello western consumato tra due uomini in un bar. “L’idea della gentrificazione era importante, e spostare la storia a Berlino è stata buona perché nel mio quartiere sperimento il conflitto tra Est e Ovest”. Nel film l’attore non è affatto convincente nel provare il ruolo di “Laser Angel” nel cinefumetto, “adoro l’autoironia inglese, era importante anche mettersi a nudo. Un modo per esorcizzare tanti momenti che ho vissuto e le tante volte che non mi sono sentito accettato dagli altri”.
Malgrado le difficoltà di girare il film durante la pandemia, dirigere “è stata una esperienza incredibile, forse la più gratificante che abbia mai fatto. E’ una gioia e un privilegio poter raccontare la propria storia ed essere il capitano di quella nave, partecipando a tutte le fasi, dalla scrittura al montaggio fiale. Una responsabilità difficile ma così gratificante che penso la ripeterò. Ma il film è l’esatto opposto di una produzione Marvel: due tizi seduti in un bar di Berlino a parlare”.
Brühl, nel pieno della promozione della serie di Disney+, si affretta a dichiarare: “Ho il massimo rispetto per le persone che dirigono film spettacolari come la Marvel, girare film di quella proporzioni è complesso ed enorme. Il film su supereroi di The Next door non è collegato al cento per cento alla Marvel ma ad altri progetti in cui a volte ti viene inviata una paginetta senza contesto che ti permetta di approfondire, qualcosa di umiliante e terribile perché non si nelle condizioni di fare il tuo lavoro dignitosamente”.
Tra i prossimi progetti, lo sviluppo di una serie sugli attori tedeschi a Hollywood, sul modo in cui sono rappresentati: inevitabile il passaggio, almeno una volta, nel ruolo di un nazista. Anche per questo si annuncia una serie divertente, ma anche un po’ deprimente.