✕

'Le fate ignoranti' e la magia del tocco ferzaniano

Multischermo / Su Disney+ la serie di Ozpetek tratta dal film del 2001
1 minuti di lettura

Senza nulla togliere all’antica verità secondo cui non si deve mai tornare dove si è stati felici, Le fate ignoranti in forma di serie tv (su Star, costola adulta di Disney +) potrebbe essere l’eccezione, o qualcosa che le somiglia. A metà tra atto dovuto e libertà, a quel punto, di modulare la sceneggiatura sui personaggi del film originale (del 2001, come passa il tempo), Ferzan Ozpetek compie un’operazione che asseconda la risposta “perché no?” alle pressanti richieste di accedere al favoloso mondo seriale attualmente in gran spolvero.

La storia è la stessa, che ci sia bisogno di aggiornarla parecchio alla voce “abitudine cresciuta nel pubblico alla tolleranza e fluidità” può essere materia di discussione. La scelta è quella di andare di conseguenza. C’erano Stefano Accorsi e Margherita Buy, qui ci sono Luca …

Senza nulla togliere all’antica verità secondo cui non si deve mai tornare dove si è stati felici, Le fate ignoranti in forma di serie tv (su Star, costola adulta di Disney +) potrebbe essere l’eccezione, o qualcosa che le somiglia. A metà tra atto dovuto e libertà, a quel punto, di modulare la sceneggiatura sui personaggi del film originale (del 2001, come passa il tempo), Ferzan Ozpetek compie un’operazione che asseconda la risposta “perché no?” alle pressanti richieste di accedere al favoloso mondo seriale attualmente in gran spolvero.

La storia è la stessa, che ci sia bisogno di aggiornarla parecchio alla voce “abitudine cresciuta nel pubblico alla tolleranza e fluidità” può essere materia di discussione. La scelta è quella di andare di conseguenza. C’erano Stefano Accorsi e Margherita Buy, qui ci sono Luca Argentero (e si va a colpo sicuro, anche troppo) e Cristiana Capotondi. Mentre l’amante maschio celato per anni e sbucato alla morte improvvisa del protagonista è Eduardo Scarpetta, di nobilissime discendenze teatrali come da nome e cognome e dirompente come pochi altri volti relativamente nuovi negli ultimi tempi.

Ozpetek da sempre è in formato factory con il suo gruppo di lavoro e questo porta, anche in questo caso, al risultato immediato: ovvero ogni attore impegnato rende oltre le proprie possibilità (mai vista una Carla Signoris così centrata). Questo, e appunto il touch ferzaniano – gusto superiore nel rendere interni ed esterni, confronti umani veri, ultrapop, banali quanto azzeccati, più varie ed eventuali – fanno correre veloce quello che, superficialmente, potrebbe apparire solo come l’allungamento nel tempo e nello spazio di un film assai riuscito.

Ma appunto è passato un sacco di tempo, se c’è pubblico giovane che si avvicina per la prima volta alla storia, ben venga e magari non l’avvertirà come la scandalosa normalità che quel gruppo allargato, polisex (cit.) e umanamente irresistibile aveva imposto, al naturale, a inizio millennio.

(ansa)

***

Bello immaginare la scena. Ozpetek racconta la serie tv a produttori e referenti, poi fa per andarsene e dice “Ah, un’ultima cosa: la sigla è una canzone inedita di Mina”.