La storia dei Beatles continua a interessare generazioni di appassionati di musica, molti dei quali neppure erano nati ai tempi dei Fab Four. Il successo del documentario Get back sulla genesi dell'album Let it be lo dimostra, ma c'è un'altra docuserie, disponibile su Disney+, che appassiona gli amanti di Paul McCartney e dei suoi amici: si intitola McCartney 1, 2, 3 e vede il musicista in un dialogo semplice ma emozionante con il leggendario produttore Rick Rubin.
Tutto molto spartano: uno studio, un mixer, riprese rigorosamente in bianco e nero, e due persone sole in scena, Paul McCartney si mette a nudo tra ricordi e riflessioni: gli albori della sua esperienza con i Beatles, il celebre arena rock degli Wings negli anni Settanta e gli oltre 50 anni di carriera solista. Che proprio in questi giorni è ripartita dal vivo - dopo la lunga pausa della pandemia - con il concerto a Spokane, nello Stato di Washington dove ha ricordato John Lennon in duetto virtuale.
McCartney e Rubin nei sei episodi della docuserie ripercorrono in maniera non cronologica le tappe della incredibile avventura musicale di "Macca", dai Beatles a oggi, riascoltando insieme le canzoni, raccontandone la genesi e lo sviluppo, sezionandole con il mixer facendo in modo di farci ascoltare cose mai ascoltate prima in questa maniera. Sei episodi, abbastanza brevi ma di un'intensità inenarrabile, fatti solo di musica e parole. Tutto raccontato con il senso del "dopo" ben riassunto in questa frase: "All'epoca pensavo che lavoravo con un ragazzo di nome John - dice McCartney a Rubin - Adesso mi guardo indietro e penso che lavoravo con John Lennon".
Sir Paul ha 79 anni e qui, in queste sei puntate da mezz'ora, è chiuso in uno studio con Rick Rubin: che di anni ne ha venti di meno ma sembra suo zio, complice anche il dress code libero e l'aspetto da guru. Rubin è un produttore stratosferico ma qui è come se fosse di fronte a una divinità, ma con una complicità tra fan esperto e artista che funziona alla perfezione. In bianco e nero, con ampio uso del mixer nel quale ogni tanto Rubin lancia una canzone e Paul che inizia a raccontare e ricordare. L'insieme accontenta di più i veri appassionati di musica: chi cerca lati umani, rimpianti, dolori e gioie del passato ha la sua razione, eccome, ma McCartney ha maturato uno stile e una sobrietà superiore che non abbandona mai. Tocca allo spettatore leggere dietro certi veli malinconici che sbucano sul volto al pronunciare certi nomi (Linda, John, George). I primi due-tre episodi sono da favola, il rischio è che gli ultimi sembrino naturali perché a quel punto ci si è abituati a considerare normale – e non da leggenda – una storia così.