The Old Man, Jeff Bridges e tutta la vita che c'è in una spy story
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaOra che è disponibile per intero (sette episodi su Disney +) va dato il giusto tributo a The old man. Ovvero, il grande Lebowski, nel senso di Jeff Bridges, si è fatto anzianotto – nella realtà, 73 anni – e si è trasformato nel più temibile ex della Cia in circolazione. Tanto che vive nei boschi da decenni, coltiva la solitudine e un passato clamoroso, finché un sicario di un vecchio nemico, un tipo afghano dei bei tempi, non cerca di ucciderlo. Lui ritrova smalto e fugge e qui inizia quella che è assai riduttivo definire spy-story. Entrano in gioco vecchi capi dell’Fbi – quello che decide di toglierlo di mezzo per sempre è un suo vecchio socio di battaglie, interpretato da John Lithgow, il Churchill di The crown.
Il fuggiasco, che si fa chiamare Dan Chase, ci mette pochissimo a creare guai a chi gli vuole male, trova una donna che gli vuole bene ed è in contatto con una figlia che gioca su diversi…
Ora che è disponibile per intero (sette episodi su Disney +) va dato il giusto tributo a The old man. Ovvero, il grande Lebowski, nel senso di Jeff Bridges, si è fatto anzianotto – nella realtà, 73 anni – e si è trasformato nel più temibile ex della Cia in circolazione. Tanto che vive nei boschi da decenni, coltiva la solitudine e un passato clamoroso, finché un sicario di un vecchio nemico, un tipo afghano dei bei tempi, non cerca di ucciderlo. Lui ritrova smalto e fugge e qui inizia quella che è assai riduttivo definire spy-story. Entrano in gioco vecchi capi dell’Fbi – quello che decide di toglierlo di mezzo per sempre è un suo vecchio socio di battaglie, interpretato da John Lithgow, il Churchill di The crown.
Il fuggiasco, che si fa chiamare Dan Chase, ci mette pochissimo a creare guai a chi gli vuole male, trova una donna che gli vuole bene ed è in contatto con una figlia che gioca su diversi tavoli. Ma più si descrive, più somiglia a una spy story piuttosto classica, mentre invece siamo altrove e fa fede soprattutto il titolo della serie: il Vecchio, appunto, nel racconto serrato e senza un solo attimo a vuoto della consapevolezza del tempo che passa, il tentativo di uscirne grazie al fatto che della vita si sa tutto, l’ottimismo della volontà che combatte ogni minuto la disillusione e il fatto di osservare il mondo esterno, popolato da gente giovane, che ripete impassibile gli errori di sempre. Tutto recitato da gente di primo livello, tratto da un romanzo che all’epoca, era il 2017, si fece notare, scritto da Thomas Perry. Jeff Bridges, anche produttore, non è tipo da serie tv: ma oggi bisogna farsene una ragione e il tentativo suo, ma anche dell’intero gruppo di lavoro e scrittura, è quello di non far rimpiangere mai il cinema-cinema. Riuscendoci, parecchio.
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L’altra sera, sul tardi, c’era Bruno Vespa in diretta a Cartabianca e nello stesso istante c’era Bruno Vespa in differita, oppure avendo acquistato l’ubiquità con i diritti d’autore, a Porta a porta. A quel punto, tranquillizzati, si poteva andare a dormire: ma al risveglio c’era Bruno Vespa da Fiorello. È il momento di arrendersi definitivamente.