Mafie e patriarcato, 'The good mothers' è la serie sulle donne che hanno detto no
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosBERLINO - È doloroso ed emozionante vedere nei cinema affollati dal pubblico internazionale della Berlinale le storie di Lea Garofalo (e sua figlia Denise), Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola, tre donne capaci di ribellarsi al sistema patriarcale della 'Ndrangheta pagando un prezzo altissimo, spesso la vita, a volte senza il sostegno delle istituzioni. Le racconta The good mothers, la serie Disney prodotta da Wildside, in gara per i Berlinale Series Awards (premio istituito quest'anno), prodotto da Wildside del gruppo Freemantle su Disney+ dal 5 aprile. Sei episodi tratti dal bestseller omonimo di Alex Perry, adattati da Stephen Butchard e diretti da Julian Jarrold ed Elisa Amoruso.
La storia delle quattro protagoniste s'intreccia con quella di una magistrata che intuisce che la 'Ndrangheta si può distruggerla dall'interno facendo leva sulle donne, mogli, madri, figlie dei boss, schiacciate da un quotidiano senza libertà, violento e sof…
BERLINO - È doloroso ed emozionante vedere nei cinema affollati dal pubblico internazionale della Berlinale le storie di Lea Garofalo (e sua figlia Denise), Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola, tre donne capaci di ribellarsi al sistema patriarcale della 'Ndrangheta pagando un prezzo altissimo, spesso la vita, a volte senza il sostegno delle istituzioni. Le racconta The good mothers, la serie Disney prodotta da Wildside, in gara per i Berlinale Series Awards (premio istituito quest'anno), prodotto da Wildside del gruppo Freemantle su Disney+ dal 5 aprile. Sei episodi tratti dal bestseller omonimo di Alex Perry, adattati da Stephen Butchard e diretti da Julian Jarrold ed Elisa Amoruso.
La storia delle quattro protagoniste s'intreccia con quella di una magistrata che intuisce che la 'Ndrangheta si può distruggerla dall'interno facendo leva sulle donne, mogli, madri, figlie dei boss, schiacciate da un quotidiano senza libertà, violento e soffocante. Spiega Alessandro Saba di Disney Italia: "Abbiamo scelto il progetto perché erano storie positive, non un altro racconto che finisce per mitizzare i criminali. Con uno sguardo femminile e senza retorica". "È bello poter portare le loro storie nel mondo, molte donne, anche in condizioni meno estreme, vi si riconosceranno", dice Elisa Amoruso.
Valentina Bellè è Giuseppina Pesce, colpevole di aver "disonorato" la potente famiglia. Resiste ai maltrattamenti e alle minacce ai suoi figli, fa arrestare i parenti. "Essere una buona madre, come dice il titolo, significa anche lottare per la propria libertà individuale e non solo quella dei figli. Non conoscevo la storia di Giuseppina Pesce, in Calabria mi sono sentita dire in faccia, anche da donne, "la 'Ndrangheta non esiste e lo Stato qui non c'è". Se cresci in un ambiente dove non esistono alternative, non esiste neanche la verità, il rendersi conto della violenza in cui si vive".