Quinta Brunson: "Ironia, risate e problemi. La mia scuola fa spettacolo come una grande famiglia"
di Arianna Finos , di Arianna FinosQuinta Brunson è il volto e il cuore di Abbott elementary, una delle serie più irresistibili degli ultimi anni. In appena due stagioni l'attrice sceneggiatrice e show runner, 33 anni, ha raggiunto una popolarità straordinaria, vinto Golden Globe e Emmy, raccolto critiche esaltanti. Concepita come un mockumentary, un finto documentario su un istituto elementare di Filadelfia, la serie è una lettera d'amore alla scuola pubblica americana, fotografia dell'abbandono delle istituzioni e della tenacia quotidiana degli insegnanti. È familiare, questa scuola di periferia, frequentata per la maggior parte da ragazzini neri, i docenti alle prese con fondi che mancano, la preside incompetente, calendari scaduti a coprire i buchi nei muri da cui affiora l'amianto, i materiali didattici scadenti. In questa seconda stagione - su Disney+ - la serie affronta il rapporto tra pubblico e privato con le scuole "charter", finanziate dallo Stato …
Quinta Brunson è il volto e il cuore di Abbott elementary, una delle serie più irresistibili degli ultimi anni. In appena due stagioni l'attrice sceneggiatrice e show runner, 33 anni, ha raggiunto una popolarità straordinaria, vinto Golden Globe e Emmy, raccolto critiche esaltanti. Concepita come un mockumentary, un finto documentario su un istituto elementare di Filadelfia, la serie è una lettera d'amore alla scuola pubblica americana, fotografia dell'abbandono delle istituzioni e della tenacia quotidiana degli insegnanti. È familiare, questa scuola di periferia, frequentata per la maggior parte da ragazzini neri, i docenti alle prese con fondi che mancano, la preside incompetente, calendari scaduti a coprire i buchi nei muri da cui affiora l'amianto, i materiali didattici scadenti. In questa seconda stagione - su Disney+ - la serie affronta il rapporto tra pubblico e privato con le scuole "charter", finanziate dallo Stato ma gestite da privati e con l'idea che che il sistema scolastico pubblico non possa essere migliorato o sostenuto ma solo dissanguato e abbandonato.
Sua madre è una maestra.
"Sì. L'idea della serie mi è venuta nel 2017, vivevo a Los Angeles da sette anni e sono tornata a trovare mia madre. Sono andata a trovarla a scuola, ci ho passato una giornata e ho capito quanto quel mondo mi era familiare. Ero stata in classe di mamma alla materna, poi nella scuola altri anni, l'aspettavo fino alla fine del lavoro, tornavamo insieme. C'era un incontro aperto: professori, genitori, alunni, preside. Una madre è arrivata ai colloqui all'ultimo momento, mi sono arrabbiata, l'ho trovata una mancanza di rispetto. E invece mia madre era solo felice di poterle parlare, mentre un ragazzino giocava in un angolo con i pupazzi. Ho pensato: questo è uno spettacolo mai raccontato, c'è l'umorismo, ci sono i problemi, c'è la vita".
Lei interpreta la nuova arrivata, mentre la veterana Barbara somiglia a sua madre e alle maestre che hanno cambiato la nostra vita.
"Ho usato lo stile del mockumentary proprio perché volevo che le persone sentissero di essere tornate in classe, stavolta rivivendo la scuola con lo sguardo degli insegnanti. Non volevo che ridessimo di loro o soffrissimo per loro, ma insieme a loro. Devi amare i personaggi perché il pubblico li ami e li protegga, come succede con l'irresponsabile e impreparata preside Ava: il pubblico la critica, ma poi la difende con il fervore di milioni di eserciti, mi dicono: non toccare Ava".
Quando ha capito che voleva fare l'attrice e quando l'autrice.
"Da ragazzina mi esibivo per la famiglia, ho capito presto che avevo una presenza scenica che il pubblico percepiva. Ho iniziato a studiare e a un corso di improvvisazione una insegnante mi ha detto "hai l'istinto per la scrittura, segui un corso". Ho scoperto un'altra parte di me".
Abbott elementary è una commedia che fa molto ridere, ma apre uno squarcio sulle difficoltà della scuola pubblica americana.
"All'inizio volevo solo una commedia che funzionasse, poi durante la prima stagione ho capito che stava facendo scoprire un mondo a tante persone, mostrava davvero che significa il lavoro quotidiano dell'insegnante. Questo ha cambiato lo sguardo di molte persone".
Il momento peggiore della carriera finora?
"Sono stata fiduciosa e fortunata. Ma ho vissuto un momento tremendo quando ho consegnato il pilot della serie. Perché sapevo che era speciale, per l'amore che ci avevamo messo noi tutti e perché volevo passare tanti anni a lavorarci. L'inferno dell'attesa è durato tre settimane, per la prima volta ho avuto attacchi di ansia: se non lo prendono non so davvero che farò, perché questo show merita di essere visto".
Com'è stato intepretare Oprah Winfrey nel film "Weird: the Al Yankovich story"?
"Sono cresciuta guardandola in tv con mamma. È il mio modello, la sua storia mi ha fatto pensare che anche io avrei potuto farcela. Sono stata felice di incarnarla al cinema, ma anche di farlo in una commedia strana, di farne un ritratto positivo ma comico. In un biopic serio magari qualcuno ci riuscirebbe meglio, ma in questo modo l'ho restituita come solo io posso fare".