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'The good mothers', l'Italia s'è desta con le donne fiere e ribelli

Multischermo / Su Disney+ la serie con autori e registi di prim’ordine e un passo avvincente di racconto. Poi c’è la realtà in agguato, e il cortocircuito dietro l’angolo
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C’è una serie italiana, a coproduzione inglese, molto celebrata e addirittura vincitrice del primo premio alla Berlinale – ed era la prima volta con premiazione delle serie tv. The Good Mothers, storia di donne di ‘ndrangheta ribelli al proprio destino, intrecciando collaborazioni di giustizia e successive vite al limite, in fuga o nascoste. Tutto tratto dalla vera storia e dalla cronaca, con nomi come quello di Lea Garofalo (interpretata da Micaela Ramazzotti) in primo piano, con una pm, Anna Colace (Barbara Chichiarelli) che elabora per prima la strategia della collaborazione pentita al femminile nell’organizzazione criminale più spietata in circolazione. E c’è anche una figura di richiamo, la giovane Gaia Girace (Lila nell’Amica geniale) nel ruolo più accattivante, quello di Denise, figlia della Garofalo, simbolo d’innocenza e con un cesto pieno di disincanto a cui attingere.

C’è una serie italiana, a coproduzione inglese, molto celebrata e addirittura vincitrice del primo premio alla Berlinale – ed era la prima volta con premiazione delle serie tv. The Good Mothers, storia di donne di ‘ndrangheta ribelli al proprio destino, intrecciando collaborazioni di giustizia e successive vite al limite, in fuga o nascoste. Tutto tratto dalla vera storia e dalla cronaca, con nomi come quello di Lea Garofalo (interpretata da Micaela Ramazzotti) in primo piano, con una pm, Anna Colace (Barbara Chichiarelli) che elabora per prima la strategia della collaborazione pentita al femminile nell’organizzazione criminale più spietata in circolazione. E c’è anche una figura di richiamo, la giovane Gaia Girace (Lila nell’Amica geniale) nel ruolo più accattivante, quello di Denise, figlia della Garofalo, simbolo d’innocenza e con un cesto pieno di disincanto a cui attingere.

La storia scotta, nel senso della storia autentica che si è consumata tra villaggi di Calabria presidio di malavita, la Milano teatro dei mega-affari criminali – tutti un po’ vecchio stile, non è una storia da boss e colletti bianchi. Scotta al punto che negli ultimi giorni due protagoniste reali hanno denunciato, anche nel pratico, il modo in cui sono state raffigurate – Giuseppina Pesce, ad esempio – dentro una fiction che a quel punto diventa difficile da gestire.

Non tutto è Succession, dove è ovvio che ci siano i richiami alla dinastia Murdoch ma nessun protagonista si chiama Rupert. Qui siamo nella vecchia scuola drammaturgica, che prende nomi, cognomi e vicende e le porta sullo schermo: ma stavolta non è un biopic scritto solo per esaltare i protagonisti. The Good Mothers coltiva l’ambizione di stare nell’ossatura della fiction crime di livello superiore in casa nostra (produzione Wildside) ha autori e registi di prim’ordine e il passo del racconto è avvincente. Poi c’è la realtà in agguato, e da lì il corto-circuito è sempre dietro l’angolo.

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Purtroppo manca parecchio alla prossima edizione di C’è posta per te: le dinamiche ultime tra i leader del presunto Terzo Polo sarebbero perfette per un’intera puntata. E i due probabilmente accetterebbero di buon grado.