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La cucina di Carmy è già cult

Multischermo / Su Disney+ torna ‘The Bear’
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La serie che piace e da cui non si può prescindere, ma non come Succession o altre — poche — fondamentali. Piuttosto una sorta di ambientazione indie, con attori bravi e non famosi: tanto che dopo la prima stagione arriva subito la notifica che parla di cult e quindi alla seconda (appena arrivata su Disney +) si mettono in fila quelli grandi. Per esempio Jamie Lee Curtis, in quanto serviva mettere in scena la follia straripante della madre dei Berzatto, italo-americani a Chicago, scombinati come pochi al mondo e con traumi assurdi. E non solo, per un cameo nel quale bisogna solo sbucciare una cipolla arriva Olivia Colman, oppure nell’episodio gadget, ma lancinante, che dura il doppio degli altri e nel quale viene rievocato il Natale più devastante mai festeggiato in famiglia, c’è anche il Bob Odenkirk di Breaking Bad. Perché The Bear ormai è il marchio della fiction dispari per eccellenza, nel panorama: in quella cucina dove vengono frantumati, nonché esaltati, tutti i luoghi comuni c…

La serie che piace e da cui non si può prescindere, ma non come Succession o altre — poche — fondamentali. Piuttosto una sorta di ambientazione indie, con attori bravi e non famosi: tanto che dopo la prima stagione arriva subito la notifica che parla di cult e quindi alla seconda (appena arrivata su Disney +) si mettono in fila quelli grandi. Per esempio Jamie Lee Curtis, in quanto serviva mettere in scena la follia straripante della madre dei Berzatto, italo-americani a Chicago, scombinati come pochi al mondo e con traumi assurdi. E non solo, per un cameo nel quale bisogna solo sbucciare una cipolla arriva Olivia Colman, oppure nell’episodio gadget, ma lancinante, che dura il doppio degli altri e nel quale viene rievocato il Natale più devastante mai festeggiato in famiglia, c’è anche il Bob Odenkirk di Breaking Bad. Perché The Bear ormai è il marchio della fiction dispari per eccellenza, nel panorama: in quella cucina dove vengono frantumati, nonché esaltati, tutti i luoghi comuni che circolano sulla ristorazione si è arrivati alla seconda stagione macinando gioie e dolori atroci, mettendo in scena vite personali e rapporti umani tracimanti ovunque.

E poi esaltando la perfezione del giocattolo che gli autori hanno costruito: per cui si possono ribaltare a piacimento i caratteri in un solo episodio (Richie, il cugino inquietante del protagonista diventa una sorta di punto di riferimento impeccabile ed elegante al quale non sfugge una forchetta fuori posto). Invece lui, lo Chef in capo, Carmen detto Carmy (Jeremy Allen White) da pupattolone di genio culinario con occhio ceruleo si avvia a diventare colui che paga tutte le sue irresolutezze (si vive o si coltiva il proprio genio h24?). The Bear è l’esatto opposto di Masterchef, ma gli opposti si attraggono e gli autori, diabolici, giocano anche su questo. La trappola a fin di bene è scattata, comunque: ovvero, nessuno si sogni di non proseguire per altre stagioni.

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A Reazione a catena il livello di soldi risparmiati negando la vittoria finale ai concorrenti grazie ad abbinamenti di parole folli e impossibili sta raggiungendo il Pil nazionale. 

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