Fino a un mese fa la vera identità di Robert Galbraith era piuttosto conosciuta in Gran Bretagna e tra gli appassionati dei thriller, su carta e via serie tv. Poi, la scoperta che il suo nuovo e recentissimo romanzo, ancora più thriller, aveva per protagonista un serial killer che per uccidere si traveste da donna (garbandogli parecchio la cosa in sé, anche senza uccisioni). Lì è venuto giù il mondo, perché dietro al nome, maschile, di Galbraith si nasconde quello, assai femminile, di J.K. Rowling, con tanto di Harry Potter al seguito.
E quindi polemiche appunto planetarie sulla signora: che gioca a questo gioco piuttosto consapevolmente, si era già andata a impantanare in tweet sospetti su questioni transfobiche e che quindi forse l'ha fatto apposta con quest'ultimo libro per scoprire cosa sarebbe successo: peraltro facendosi forte di un fatturato che probabilmente supera il Pil della Lombardia.
Ma quella che rischia di andarci di mezzo è la serie tv tratta da questi romanzi: e che finora a tutto poteva far pensare tranne che a polemiche di stampo sessista o multi-sessista o quello che sono.
Ovvero Strike, serie tv targata Bbc (ci mancherebbe che Bbc non prendesse a scatola chiusa una serie tv dai libri di Rowling): che da pochi giorni, dopo essere passata inosservata o quasi in pay-tv, è visibile da noi anche in chiaro, sul canale Top Crime di Mediaset - il giovedì sera e in varie repliche.
Strike è il cognome, lui si chiama Cormoran Strike. Interpretato da Tom Burke, aitante ragazzone di origini alte, economicamente parlando, ma in realtà disadattato parecchio: in quanto eroe di guerra, in Afghanistan, al punto che vi ha perso la parte inferiore di una gamba. Nonché con post-disastri tipici degli eroi di guerra. Finché, abbandonando tutto, un padre ricco, una madre rockstar tendente al punk e ultratossica, una fidanzata lussuosa, nel senso del conto in banca di lei, e così via, rinuncia a tutto, apre un ufficetto in piena Londra e vi attacca la targhetta di detective privato. Qui accoglie in prima istanza una segretaria, Robin, che tempo pochi episodi diventa il centro di tutto, investiga in prima persona, si sposa - con un altro - e Strike arriva in ritardo al matrimonio andando vicinissimo alla scena clou del Laureato e così via.
Strike è una godibilissima serie crime sorvegliata con sagacia dall'autrice, che ci sa fare in queste cose: c'è chi ha iniziato Harry Potter solo dopo aver apprezzato i toni di Strike, ma sono casi isolati.
In sintesi: nelle quattro stagioni della serie (niente paura, stagioni brevi, da due o quattro episodi) non c'è niente, ma proprio niente, che possa innescare polemiche come quella in corso. Anzi, è una serie rispettosa di tutto, nella quale la ragazza Robin (Holliday Granger: avercene di attrici così convincenti per le serie nostrane di medio calibro) vola altissima tra introversioni, bravura, errori, voglia di uscire da tutti gusci possibili. E queste stagioni ora sono visibili in chiaro da noi. Per la prossima, se sarà tratta dal libro messo all'Indice dal buonsensismo mondiale, non si può garantire però nulla.
E quindi polemiche appunto planetarie sulla signora: che gioca a questo gioco piuttosto consapevolmente, si era già andata a impantanare in tweet sospetti su questioni transfobiche e che quindi forse l'ha fatto apposta con quest'ultimo libro per scoprire cosa sarebbe successo: peraltro facendosi forte di un fatturato che probabilmente supera il Pil della Lombardia.
Ma quella che rischia di andarci di mezzo è la serie tv tratta da questi romanzi: e che finora a tutto poteva far pensare tranne che a polemiche di stampo sessista o multi-sessista o quello che sono.
Ovvero Strike, serie tv targata Bbc (ci mancherebbe che Bbc non prendesse a scatola chiusa una serie tv dai libri di Rowling): che da pochi giorni, dopo essere passata inosservata o quasi in pay-tv, è visibile da noi anche in chiaro, sul canale Top Crime di Mediaset - il giovedì sera e in varie repliche.
Strike è il cognome, lui si chiama Cormoran Strike. Interpretato da Tom Burke, aitante ragazzone di origini alte, economicamente parlando, ma in realtà disadattato parecchio: in quanto eroe di guerra, in Afghanistan, al punto che vi ha perso la parte inferiore di una gamba. Nonché con post-disastri tipici degli eroi di guerra. Finché, abbandonando tutto, un padre ricco, una madre rockstar tendente al punk e ultratossica, una fidanzata lussuosa, nel senso del conto in banca di lei, e così via, rinuncia a tutto, apre un ufficetto in piena Londra e vi attacca la targhetta di detective privato. Qui accoglie in prima istanza una segretaria, Robin, che tempo pochi episodi diventa il centro di tutto, investiga in prima persona, si sposa - con un altro - e Strike arriva in ritardo al matrimonio andando vicinissimo alla scena clou del Laureato e così via.
Strike è una godibilissima serie crime sorvegliata con sagacia dall'autrice, che ci sa fare in queste cose: c'è chi ha iniziato Harry Potter solo dopo aver apprezzato i toni di Strike, ma sono casi isolati.
In sintesi: nelle quattro stagioni della serie (niente paura, stagioni brevi, da due o quattro episodi) non c'è niente, ma proprio niente, che possa innescare polemiche come quella in corso. Anzi, è una serie rispettosa di tutto, nella quale la ragazza Robin (Holliday Granger: avercene di attrici così convincenti per le serie nostrane di medio calibro) vola altissima tra introversioni, bravura, errori, voglia di uscire da tutti gusci possibili. E queste stagioni ora sono visibili in chiaro da noi. Per la prossima, se sarà tratta dal libro messo all'Indice dal buonsensismo mondiale, non si può garantire però nulla.