'Più forti del destino', quella fiction mette troppa carne al fuoco
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaL’incendio arriva, ma ci mette un po’ troppo. Prima sono passati una ventina di minuti a base di diatribe in famiglia nella Palermo di fine 800, aristocratici gattopardeschi che scoprono la moglie fedifraga e dialoghi da soap cilena. Ma poi appunto brucia tutto: mezza città è convenuta all’inaugurazione dell’Esposizione delle nuove tecnologie (compreso il cinematografo, compresa la visione dell’arrivo del treno, e tutti quanti si spaventano), quando il fuoco divampa e muoiono a decine.
L’incendio arriva, ma ci mette un po’ troppo. Prima sono passati una ventina di minuti a base di diatribe in famiglia nella Palermo di fine 800, aristocratici gattopardeschi che scoprono la moglie fedifraga e dialoghi da soap cilena. Ma poi appunto brucia tutto: mezza città è convenuta all’inaugurazione dell’Esposizione delle nuove tecnologie (compreso il cinematografo, compresa la visione dell’arrivo del treno, e tutti quanti si spaventano), quando il fuoco divampa e muoiono a decine.
Se si capisce poco potrebbe non essere un male. Il cast regge tutto quanto: Sergio Rubini, Thomas Trabacchi, Laura Chiatti, Giulia Bevilacqua, altri bei nomi. E su tutti, Loretta Goggi, nobildonna super-dark che chiude la prima puntata maneggiando una siringa per cavalli ma destinata a una fanciulla ustionata. E la tentazione di proseguire la visione, a quel punto, si fa irresistibile.
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Flavio Insinna chiede all’Eredità di cosa sia elemento fondante il Manifesto di Ventotene. Opzioni possibili: 1) Gli Scout 2) Legambiente 3) L’Unione Europea e, infine, 4) la risposta scelta poi dal concorrente: la Federazione della Vela.