'L'Ora - Inchiostro contro piombo', il peso delle parole contro la mafia
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaIn finale di prima puntata Claudio Santamaria lo dice correttamente: al piombo risponderemo col piombo. Nel senso che il primo è quello dei proiettili mafiosi, il secondo è quello tipografico. Nel titolo però sarebbe suonato un po' così, facendo pensare magari all'Ok Corral. E allora la fiction è diventata L'Ora-Inchiostro contro piombo, più faticoso ma senza equivoci a vista. Anni 50, a Palermo soffre parecchio il secondo quotidiano cittadino, L'Ora, emanazione del Pci e in balìa dell'equivoco tra racconto della realtà, istanze civili, coordinate dettate dal partito. Da Roma arriva un nuovo direttore che si chiama Nicastro (nella realtà era Vittorio Nisticò) che ha come pregio per l'editore quello di costare assai meno del precedente. Ma la pasta di cui è fatto Nicastro è altra cosa, per cui tempo pochi giorni rifiuta di licenziare e soprattutto si imbarca in inchieste pericolo…
In finale di prima puntata Claudio Santamaria lo dice correttamente: al piombo risponderemo col piombo. Nel senso che il primo è quello dei proiettili mafiosi, il secondo è quello tipografico. Nel titolo però sarebbe suonato un po' così, facendo pensare magari all'Ok Corral. E allora la fiction è diventata L'Ora-Inchiostro contro piombo, più faticoso ma senza equivoci a vista. Anni 50, a Palermo soffre parecchio il secondo quotidiano cittadino, L'Ora, emanazione del Pci e in balìa dell'equivoco tra racconto della realtà, istanze civili, coordinate dettate dal partito. Da Roma arriva un nuovo direttore che si chiama Nicastro (nella realtà era Vittorio Nisticò) che ha come pregio per l'editore quello di costare assai meno del precedente. Ma la pasta di cui è fatto Nicastro è altra cosa, per cui tempo pochi giorni rifiuta di licenziare e soprattutto si imbarca in inchieste pericolose. Infatti il piombo di cui sopra alla fine viene usato per comporre la parola Mafia, difficile da pronunciare se non a voce bassissima.
L'Ora-Inchiostro contro piombo è partita mercoledì sera su Canale 5, avrà altre quattro serate, ha tra gli sceneggiatori anche Claudio Fava ed è esattamente l'opposto di quella che sarebbe stata un'analoga fiction didascalica e molto istituzionale, di quelle con i buoni e i cattivi, fedeltà storica e un po' di retorica. Invece è una sorta di melò-noir a tinte fosche, che non rinuncia a effetti dark negli snodi cruciali, ha scene gattopardesche e la redazione del quotidiano - lontanissima da un'ipotesi di reale - somiglia più al commissariato di Maigret. Ma in teoria è a fin di bene, mentre Santamaria se la gioca da eroe al comando di un manipolo di resistenti. Ovvero, è una fiction che vuole spiazzare e sta su un confine indefinito: di questi in tempi in tv è un approccio che non paga, ma per una volta si può dire che non è stata fatta la solita cosa.
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Domenica si vota per i referendum e i gran capi della tv tireranno un sospiro di sollievo: nessuno li solleciterà più a occuparsi dei referendum ma soprattutto, ed è quello che più gli preme, non dovranno più guardare gli ascolti dei programmi dedicati ai referendum.