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'Emily in Paris' della discordia. "Orribile e sciatta", ma è tra le più viste al mondo

La serie, dieci puntate su Netflix, è prodotta e interpretata da Lily Collins, figlia di Phil Collins, e scritta dall'autore di 'Sex and The City'. Sul web critiche spietate: ed è subito un successo
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Emily in Paris, dieci episodi su Netflix, da una settimana. Da subito tra i più visti al mondo, e nella top 10 italiana senza alcun problema. Una giovane di Chicago, brillante avvenire nel marketing moderno e virale, viene spedita da una multinazionale a Parigi. Lo scopo, quello di dare un tocco americano e svelto alla compassata filiale parigina, dove vanno a lavorare alle 10 del mattino, a pranzo sbafano formaggi in locali tipici e sono guidati da una manager di lungo corso che prende subito in odio la nuova arrivata. La quale non se ne fa un problema, ma inizia a infilare un successo dietro l’altro, postando poi tutto su Instagram e facendo colpo, sempre, sui facoltosi committenti delle campagne pubblicitarie con le quali la manager francese invece litiga, asserragliata sulle sue posizioni antiche. Quelli invece vorrebbero tocchi di modernità e si invaghiscono – tutti – di Emily.

Dal giorno di uscita planetaria, EiP è la serie tv più d…
Emily in Paris, dieci episodi su Netflix, da una settimana. Da subito tra i più visti al mondo, e nella top 10 italiana senza alcun problema. Una giovane di Chicago, brillante avvenire nel marketing moderno e virale, viene spedita da una multinazionale a Parigi. Lo scopo, quello di dare un tocco americano e svelto alla compassata filiale parigina, dove vanno a lavorare alle 10 del mattino, a pranzo sbafano formaggi in locali tipici e sono guidati da una manager di lungo corso che prende subito in odio la nuova arrivata. La quale non se ne fa un problema, ma inizia a infilare un successo dietro l’altro, postando poi tutto su Instagram e facendo colpo, sempre, sui facoltosi committenti delle campagne pubblicitarie con le quali la manager francese invece litiga, asserragliata sulle sue posizioni antiche. Quelli invece vorrebbero tocchi di modernità e si invaghiscono – tutti – di Emily.

Dal giorno di uscita planetaria, EiP è la serie tv più discussa e dibattuta. Non solo, sul web ci sono lunghe dissertazioni ed elenchi sugli outfit della ragazza, oppure sulla descrizione puntuale dei locali parigini che frequenta, oppure approfondimenti sospirosi su chi sia questo Lucas Bravo, l’attore che recita il giovane chef che tiene in scacco il cuore di Emily, un 32enne di Nizza bello da picchiarlo (si scherza, ovvio) e così via. Il punto è che, a iniziare dai critici francesi, tutti i giudicanti sono più o meno d’accordo. La serie è orribile, sciatta nella scrittura, strapiena di luoghi comuni sui francesi che sembrano fermi ai tempi di Fernandel, tutto senza un guizzo vero, senza – soprattutto – una sola scena che chiunque non abbia già previsto alla scena precedente. La serie più telefonata di sempre, un orrore.




A peggiorare le cose, il fatto che l’ideatore sia Darren Star, quello di Sex and The City, e tutti insomma si aspettavano qualcosa in scia. E poi c’è lei, Emily, interpretata da Lily Collins, che recita simpaticamente e, a quanto pare, sta sull’anima a tutti. Per di più si chiama Collins non a caso (e si sprecano le facezie sul fatto che sia anche produttrice della serie): nel senso che il babbo si chiama Phil ed è piuttosto noto e potente.

Si potrebbe proseguire per giorni a elencare aspetti negativi. Dopodiché ne parlano tutti e la guardano tutti, più o meno, diciamo: e allora bisogna uscirne. Si sono lette anche critiche ponderose su quanto la descrizione di stilisti e mondo fashion sia buttata lì con schemi vetusti, a un certo punta sbuca un pezzo grossissimo che sembra costruito con un algoritmo mescolando i top-stilisti del pianeta e che insomma queste cose dovrebbero essere semmai trattate con stile da Vogue in su – mentre in una scena proprio con lo stilista in questione, Emily gli urla quasi che senza le consumatrici “banali” come lei (in francese: ringarde) la moda non andrebbe da nessuna parte, eccetera.




Detto che nel quinto episodio si scopre anche una definizione della Torre Eiffel inaspettata (purtroppo non si può descrivere qui), l’impressione è che Darren Star, Lily Collins, babbo Phil e gli altri stiano festeggiando alla grande. È più o meno il risultato che volevano – altrimenti l’avrebbero girata diversamente – e tutti stanno trattando con molta serietà Emily in Paris: che invece è una favoletta furbissima per adolescenti e strizza l’occhio a tutte le età, semplicemente per il fatto che la inizi, vai avanti, non ti stanchi mai (o quasi, dipende dai singoli) e ti preoccupi anche un po’ per quanto verrà criticata. Infine, in più, c’è Parigi, piacionissima da paura, prima di ogni lockdown: ovvero c’è il sogno e con Emily sognano quasi tutti, o lo fanno di nascosto e non lo ammetteranno mai.