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'Tenebre e ossa', tra corvi e barriere la serie che punta al successo del 'Trono di spade'

'Tenebre e ossa', tra corvi e barriere la serie che punta al successo del 'Trono di spade'

Su Netflix la produzione ispirata al ciclo di racconti di Leigh Bardugo. Parla la scrittrice: "Vi presento la mia soldatessa in un mondo spaccato in due"

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Ha creato un mondo fantastico pieno di magica e creature misteriose e l’hanno paragonata a George R.R. Martin, autore del ciclo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco da cui è tratta la serie Il trono di spade. Leigh Bardugo, classe '75, ci scherza su Zoom dalla casa di Los Angeles e aspetta con impazienza che sia il tempo a dirlo. La risposta potrebbe arrivare il 23 aprile, data del debutto su Netflix di Tenebre e ossa, la prima serie tratta dalle sue opere, a quasi dieci anni dalla pubblicazione, e adattata da Eric Heisserer (Bird Box).

La storia fa parte del Grishaverse, la saga edita da Mondadori che contiene sette libri divisi per temi: la trilogia Grisha (Tenebre e ossa; Assedio e tempesta; Rovina e ascesa, in uscita il 30 marzo); la duologia Sei di Corvi (Sei di Corvi; Il regno corrotto) e la duologia Nikolai (King of Scars; Rule of Wolves, ancora inediti in Italia). Quella raccontata nei primi otto episodi unisce le vicende di Tenebre e ossa con quelle di Sei di Corvi e vanta un cast di talenti in erba.

La protagonista Alina è interpretata dalla venticinquenne anglo-cinese Jessie Mei Li (che ha debuttato nel 2019 a teatro con All about Eve accanto a Gillian Anderson e Lily James), mentre il suo miglior amico Mal da Archie Renaus, 23enne britannico in arrivo al cinema con Voyagers accanto a Lily-Rose Depp. L’unico “veterano” del cast è Ben Barnes (Le Cronache di Narnia), stavolta nel ruolo del generale Kirigan.

In quest’universo pericoloso, Alina e Mal, due ragazzi impavidi ma di umili origini, si arruolano per oltrepassare la gigantesca barriera che divide i regni risucchiandone gli abitanti. Quando lei scopre di possedere poteri fuori dal comune viene reclutata dall’esercito magico dei Grisha.

La scrittrice – confessa – stava per perdere le speranze un adattamento, ma poi la piattaforma streaming ha ribaltato la situazione con un colpo di coda.

Ha sempre voluto vedere i suoi personaggi sullo schermo, piccolo o grande che fosse?
"Sì, ma ho detto così tanti no alle varie proposte che non ci contavo più. Sa cosa si dice di chi rifiuta sempre di danzare? Che prima o poi smettono di chiedere di ballare ed è vero, ma io aspettavo il progetto giusto ed è arrivato".

Si considera un’impulsiva?

"Mi lancio nelle situazioni a capofitto: una volta ho partecipato a un concorso letterario solo perché pensavo che tra i giudici ci sarebbe stato Patrick Stewart, di cui sono fan sfegatata, e quindi speravo di arrivare in finale e conoscerlo. Alla fine ho vinto, per poi scoprire che quell’anno lui non c’era, che delusione cocente!".

Pensa che la serie possa essere amata da chi non ha già letto i romanzi?
"Assolutamente sì, anche se mescola due storie diverse. Il punto di partenza è piuttosto chiaro: Alina è una soldatessa incaricata di addentrarsi in un territorio ostile che spacca il mondo in due. Quando si trova in pericolo di vita e prova a difendersi le viene in aiuto un’abilità potentissima che ignorava di possedere e che svolge tutti quelli attorno a sé".

Uno scrittore ha la paternità del proprio libro, quindi affidarlo ad altri perché se ne prendano cura e lo adattino richiede un atto di grande fiducia. Perché Eric Heisserer è l’uomo giusto?
"Perché fin da subito ha puntato sulla diversità, nel team di sceneggiatori come nel cast, e ha trattato le mie opere con rispetto e tatto. Il fantasy come genere spesso riflette la realtà raccontandola sotto forma di metafora e spero che la serie Tenebre e ossa contribuisca ad un processo di uguaglianza e inclusività che il mondo sta finalmente decidendo di attuare".

Ha paura di cosa vedrà sullo schermo?

"Io non sono madre, né ho mai voluto figli, quindi per me è vero che questi romanzi rappresentano una parte intima della mia persona e sapere che qualcuno ci mette mano mi destabilizza un po’, ma non avrei mai potuto fare questo passo se non avessi avuto un interlocutore come Eric che ha abbracciato in pieno il cuore della storia e la mia visione".

Quando pensa alla trama di un romanzo vuole che sia rilevante e attuale?
"Con i miei libri non ho mai voluto mandare alcun messaggio in particolare. Se parlano, come in questo caso, di razzismo e mascolinità tossica è perché il mondo ne è impregnato e non posso ignorarlo se voglio essere onesta e realistica nella mia scrittura".  

Ha un personaggio preferito?
"Una mamma non riesce mai a scegliere e mi mette sempre in crisi decidere, ma se proprio dovessi farlo direi Nikolai, che nella prima stagione non è ancora comparso".

La scena finale della prima stagione lascia ben sperare per un seguito, è pronta?

"Fosse per me vorrei che Netflix adattasse non solo il Grishaverse ma anche tutti gli altri miei libri. Sto diventando avida e anche impaziente, ci ho preso gusto, anche se so che un’impresa simile non sarà certo economica, anzi…".