'Halston', che vita spericolata: su Netflix ascesa e caduta del genio della moda anni 70
di Alfonso Pasti , di Alfonso PastiQuello di Halston, almeno in Italia, non è un nome che fa venire subito in mente qualcosa ma se si pensa agli abitini minimal di Liza Minnelli o a quelle sfumature tye-die (da queste parti lo chiamavamo batik) su caftani e magliette o, ancora, ai primi chemisier destinati alla grande distribuzione, si comprende più facilmente quanto lo stilista sia stato rivoluzionario e quanto sia profondo il segno che ha lasciato sul design del XX secolo con picco massimo negli anni 70. A lui, che oggi sarebbe stato di sicuro un influencer con milioni di follower, è dedicata la miniserie Netflix, appunto Halston, che racconta la vita, il genio e gli eccessi del couturier che di fatto tracciò i confini stilistici dell'era della disco, della New York che se la godeva allo Studio 54.
Un'esistenza da protagonista, da egocentrico con un fiuto formidabile quella di Halston, sempre a fianco di personaggi che segnarono un'epoca, come Elsa Peretti, la designer italian…
Quello di Halston, almeno in Italia, non è un nome che fa venire subito in mente qualcosa ma se si pensa agli abitini minimal di Liza Minnelli o a quelle sfumature tye-die (da queste parti lo chiamavamo batik) su caftani e magliette o, ancora, ai primi chemisier destinati alla grande distribuzione, si comprende più facilmente quanto lo stilista sia stato rivoluzionario e quanto sia profondo il segno che ha lasciato sul design del XX secolo con picco massimo negli anni 70. A lui, che oggi sarebbe stato di sicuro un influencer con milioni di follower, è dedicata la miniserie Netflix, appunto Halston, che racconta la vita, il genio e gli eccessi del couturier che di fatto tracciò i confini stilistici dell'era della disco, della New York che se la godeva allo Studio 54.
Un'esistenza da protagonista, da egocentrico con un fiuto formidabile quella di Halston, sempre a fianco di personaggi che segnarono un'epoca, come Elsa Peretti, la designer italiana di gioielli che a lungo collaborò con lui e disegnò per Tiffany, scomparsa il 18 marzo scorso, o Liza Minnelli, Andy Warhol, Pat Cleveland, Lauren Hutton, una specie di corte fatta tutta di donne che accompagnava ovunque questa specie di "guru" e che per questo meritò perfino l'appellativo di "halstonette". Era suo l'abito rosso che Bianca Jagger indossava quando entrò a cavallo nel locale al numero 254 delle 54esima, per dare il via a una festa rimasta nella storia; suo il "pillbox" - il cappello a tamburello - che Jacqueline Kennedy in Oleg Cassini indossava il giorno dell'insediamento di Jfk alla Casa Bianca, nel 1961: all'epoca Halston era solo un esordiente al quale quel cappellino servì da trampolino di lancio verso una carriera rapida e fulminante.
Da quel momento in poi, la sua vita fu segnata da un successo incredibile e da una visionarietà d'impresa tutta incentrata sul suo nome. Non senza alti e bassi, questi ultimi dovuti soprattutto ai fiumi di cocaina nei quali usava nuotare come del resto tutto il giro di stelle e meteore che gravitavano intorno allo Studio 54. Nella miniserie è Ewan McGregor a dare corpo e voce allo stilista, che morirà di Aids nel 1990 a San Francisco, a soli 57 anni, nome intero Roy Halston Frowick partito dalla provincia dello Iowa per costruire e poi perdere un impero. Dietro alla miniserie c'è Ryan Murphy che ha voluto raccontare luci e ombre, senza sconti, di quello che è considerato uno degli inventori della moda americana, con una narrazione drammatizzata di una carriera salita alle stelle negli anni 70 e 80 e crollata a causa di uno stile di vita sempre più estremo tanto che la sua stessa società di design si vide costretta a licenziarlo a metà degli anni 80.
Della sua moda, tra le varie intuizioni, restano gli abitini in microfibra, l'ultrasuede per cui è rimasto famoso e l'halter dress, l'abito a colonna con lo scollo all'americana, con taglio a sbieco ricavato da un unico pezzo di tessuto, mentre le foto del jet set sono affascinanti con tutte le sue creazioni rimaste nella storia: tute e abiti a colonna, morbidi, scollati, sexy.
La famiglia di Halston, in particolare la nipote Lesley Frowick, a nome dei parenti ha protestato (invano) per questa serie: "Non riflette il vero Halston. Era un maniaco del lavoro che avrebbe lavorato fino alle 2 del mattino se necessario". Nel cast spicca Krysta Rodriguez che si è trasformata in Liza Minnelli. Tra le curiosità storiche, la sfida di Versailles nel 1973: la "battaglia" tra 5 stilisti americani e 5 francesi, da una parte Halston, Ann Klein (con la sua assistente Donna Karan), Bill Blass, Stephen Burrows e Oscar de la Renta, dall'altra Yves Saint Laurent, Marc Bohan per Christian Dior, Pierre Cardin, Emanuel Ungaro e Hubert de Givenchy.