'Chiami il mio agente', i segreti di una serie di successo: "Raccontiamo i capricci delle star"
di Silvia Bizio , di Silvia BizioNel 2005, mentre si avvicinava ai 50 e dopo due decenni trascorsi a lavorare ad Artmedia, la più grande agenzia di celebrità a Parigi, Dominique Besnehard decise di smettere di fare l'agente per cominciare a produrre suoi progetti. "All'epoca Desperate Housewives era un successo enorme in tutto il mondo, e così ho pensato, con un paio di colleghi, di fare una serie del genere sul lavoro che facevamo", racconta via zoom da Parigi. Così nacque Chiami il mio agente, titolo originale Dix pour cent (che sta per il 10 per cento di parcella che gli agenti francesi fanno pagare ai loro attori), la cui quarta stagione si è da poco conclusa, aprendo la strada per la quinta stagione e un film, per due remake in Canada e Turchia, e adattamenti attualmente in fase di studio in vari Paesi del mondo, compresi India, Cina, Vietnam e Inghilterra. Altre versioni sono in preparazione anche in Germania, Italia e Corea del Sud.
Nel 2005, mentre si avvicinava ai 50 e dopo due decenni trascorsi a lavorare ad Artmedia, la più grande agenzia di celebrità a Parigi, Dominique Besnehard decise di smettere di fare l'agente per cominciare a produrre suoi progetti. "All'epoca Desperate Housewives era un successo enorme in tutto il mondo, e così ho pensato, con un paio di colleghi, di fare una serie del genere sul lavoro che facevamo", racconta via zoom da Parigi. Così nacque Chiami il mio agente, titolo originale Dix pour cent (che sta per il 10 per cento di parcella che gli agenti francesi fanno pagare ai loro attori), la cui quarta stagione si è da poco conclusa, aprendo la strada per la quinta stagione e un film, per due remake in Canada e Turchia, e adattamenti attualmente in fase di studio in vari Paesi del mondo, compresi India, Cina, Vietnam e Inghilterra. Altre versioni sono in preparazione anche in Germania, Italia e Corea del Sud.
Dominique, com'è nata l'idea per Chiami il mio agente?
"Dalla mia vita: io sono attore, produttore, manager di attori, agente, direttore di casting, ho fatto di tutto nello show business in Francia. Forse il ruolo che mi è piaciuto di più è stato proprio quello di direttore del casting, perché sia al teatro che al cinema puoi mettere il nome di un attore di fronte al nome del personaggio e scegliere chi sia migliore per quella parte. Sei come il classico burattinaio con in mano i fili del burattino, è bellissimo. Ho lavorato per registi come Roman Polanski e Jean-Jacques Beineix, per Betty Blue ad esempio. È più difficile essere un agente in Francia perché devi fare tutto, nel senso che devi essere anche manager e curare le pubbliche relazioni".
La serie, dunque?
"Appunto, è un po' questo 'dover essere tutto' dell'agente francese che ha ispirato la serie. In America, a Hollywood, i ruoli sono più separati: l'agente fa l'agente e basta, il manager fa quello e basta, poi c'è il Pr e così via. In Francia fa tutto l'agente. E per lo stesso 10 per cento del collega di Hollywood. In Francia l'agente è il deus-ex-machina di cinema, teatro e tv, ed è ovviamente molto, molto nevrotico".
Si aspettava un tale successo internazionale?
"All'inizio ci dicevano che non avremmo mai potuto avere successo in Francia, che solo gli intellettuali e gli addetti ai lavori l'avrebbero capita e apprezzata. Ci dicevano che non era commerciale. Beh, si sbagliavano tutti. Noi ci credevamo, ma la sorpresa è stata comunque forte e piacevole insieme. Io dico: quando hai attori come Isabelle Huppert, Catherine Deneuve, Sophie Marceau o Cécile de France che fanno loro stesse - o una caricatura di loro stesse - come puoi pensare che alla gente non interessi? Ma certo che interessa, certo che desterà curiosità, anche tra chi non è esperto di cinema".
Ci sarà una quinta stagione. Cosa dobbiamo aspettarci?
"La stagione 5 in realtà non è una stagione ma solo uno spinoff di 90 minuti ambientato a New York. Ci sarà Sigourney Weaver. E spero Kevin Kline che è un caro amico, era stato lui a suggerire a Sigourney di vedere la serie. L'Inghilterra sta preparando una sua versione ispirata alla nostra e adattata al loro Paese".
Ha per caso perso amici per via di questa serie?
"Non proprio. L'unico problema è stato con l'agente su cui il personaggio di Andréa è basato, che tutti sanno che è lesbica, ma lei mi ha detto 'non voglio che si sappia che incontro ragazze su internet' e quello è stato un problema. Gli unici ostacoli sono stati quindi gli agenti stessi. Il personaggio di Mathias è anche basato su un vero agente, che era molto nervoso all'inizio, ma che dopo il successo della serie si è rilassato e adesso è molto contento di vedersi ritratto, seppur velatamente, in tv. Sono tutti narcisisti".
"Sì, col quello di Gabriel, perché come lui anche io sono molto incasinato e disordinato e do fastidio alle persone. È decisamente quello più vicino a me. E come lui mi sento sempre in colpa, sento sempre di non aver fatto qualcosa per gli attori, per i clienti. La professione di un agente è spesso quella di dover dare brutte notizie agli assistiti".
Quale talento deve avere un bravo agente?
"Deve essere bravo a dire le bugie. Saper ricoprire di zucchero le peggiori verità. Perché se dici all'attore cosa davvero pensano di lui o lei registi, produttori eccetera, saresti spacciato. Devi sapere raccontare mezze verità, carezzare quell'ego in cui tu stesso non credi. Quella dell'agente è una professione infame. Ma necessaria".