'La casa di carta', quella serie disarmante che non può non piacere
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaRai 1, domenica sera, partita molto importante della Nazionale di calcio, c'è soprattutto uno spot che martella, attira e convince, assai più degli altri. Agli oltre otto milioni di spettatori viene consigliata assai la quinta stagione de La casa di carta, su Netflix. Significa che per consolarsi della prova un po' così degli azzurri del pallone, meglio rifuggire i liquori ad alta gradazione e rifugiarsi nel passatempo tv più frequentato in questi giorni.
Appunto quella che dovrebbe essere l'ultima stagione della serie spagnola che, oramai, ha fatto la storia delle serie tv, ne ha segnato la …
Rai 1, domenica sera, partita molto importante della Nazionale di calcio, c'è soprattutto uno spot che martella, attira e convince, assai più degli altri. Agli oltre otto milioni di spettatori viene consigliata assai la quinta stagione de La casa di carta, su Netflix. Significa che per consolarsi della prova un po' così degli azzurri del pallone, meglio rifuggire i liquori ad alta gradazione e rifugiarsi nel passatempo tv più frequentato in questi giorni.
Appunto quella che dovrebbe essere l'ultima stagione della serie spagnola che, oramai, ha fatto la storia delle serie tv, ne ha segnato la Golden Age (tutt'ora in corso, si direbbe), la fine dei giochi o meglio del grande gioco che per cinque tornate, con questa, ha ammaliato mezzo mondo. In realtà, quando finirà tutto - e se ne parlerà a dicembre con gli ultimi episodi - saranno tre stagioni, ognuna divisa in due parti, 48 episodi in tutto.
Tanto che intorno all'uscita - che avviene altrettanto in mezzo mondo, in contemporanea per tutti - Netflix si è inventata cose ovunque. Da noi Milano è stato il centro delle operazioni, installazioni al Fuorisalone del Mobile, plastici della Zecca di Spagna esposti addirittura all'Università e poi la gag degli influencer caricati su un aereo e portati a spasso mostrando loro i primi cinque nuovi episodi (motivazione: in aereo non si possono fare spoiler sul web. Appunto, una gag).
In contemporanea, e sempre sul web, le prime critiche distruttive a base di "non se ne può più", stanno stiracchiando, doveva finire tutto dopo due stagioni - e in effetti anche l'Inferno dantesco è stato pressoché irripetibile, ma Dante è andato avanti lo stesso, figuriamoci il genio Alex Pina, creatore dell'idea seriale del decennio.
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Morale: si può distruggere di critiche quello che si vuole, ma la Casa piace a una tale quantità di persone che tocca alzare le mani per tempo, e non per malmenare gli autori: che invece sanno eccome il fatto loro, hanno lavorato di fantasia il giusto e anche di più e in moltissimi sono convinti che questa cosa dell'ultima stagione chissà, potrebbe anche essere un altro richiamo pubblicitario. Poi si vedrà, o almeno lo si capirà parecchio ai primi di dicembre quando arriveranno gli ultimi cinque episodi e si vedrà il finale effettivo, quanto verrà lasciato aperto e così via.
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Infine la Casa, insieme a The Crown, è la serie che si stacca nettamente e con più decisione dal resto del panorama seriale degli ultimi anni. Che siano entrambe di Netflix può essere un caso, può essere dovuto all'enorme quantità di produzioni messe in circolo - e quindi statisticamente sei favorito - ma ci sarà un motivo se quelli della grande N rossa sono stati, sono e saranno ancora a lungo paradigmatici nel settore.