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'Squid Game', il futuro delle serie tv parla coreano

I nove episodi, disponibili su Netflix in lingua originale con sottotitoli, sono il frutto di una cultura digitale per la quale poco importa il Paese di origine: contano la forma e il contenuto
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Un titolo sta conquistando in questi giorni il primato di serie più vista di sempre su Netflix: è Squid Game, una serie distopica sudcoreana disponibile sulla piattaforma in lingua originale con sottotitoli italiani, dalla trama semplice: 456 persone ai margini della società partecipano a un gioco che intrattiene alcuni ricchi annoiati che scommettono sui concorrenti. Devono superare sei prove da bambini (un due tre stella, o il gioco del calamaro, appunto). Chi vince sopravvive, chi perde viene ucciso subito. L'ultimo a restare in campo conquista un premio in won che equivale a circa 40 milioni di dollari.

'Squid game' la serie tv coreana: giocare per sopravvivere

Sembra un videogame, chi gioca a Battle Royale o Call of Duty lo sa. Assomiglia ai manga, il "look and feel" è quello. È anche Il racconto dell'ancella o Dieci piccoli indiani ma più coinvolgente perché mescola…

Un titolo sta conquistando in questi giorni il primato di serie più vista di sempre su Netflix: è Squid Game, una serie distopica sudcoreana disponibile sulla piattaforma in lingua originale con sottotitoli italiani, dalla trama semplice: 456 persone ai margini della società partecipano a un gioco che intrattiene alcuni ricchi annoiati che scommettono sui concorrenti. Devono superare sei prove da bambini (un due tre stella, o il gioco del calamaro, appunto). Chi vince sopravvive, chi perde viene ucciso subito. L'ultimo a restare in campo conquista un premio in won che equivale a circa 40 milioni di dollari.

'Squid game' la serie tv coreana: giocare per sopravvivere

Sembra un videogame, chi gioca a Battle Royale o Call of Duty lo sa. Assomiglia ai manga, il "look and feel" è quello. È anche Il racconto dell'ancella o Dieci piccoli indiani ma più coinvolgente perché mescola i punti di partenza e li evolve - con qualche concessione nostalgica per il pubblico adulto, come una recitazione ben nota a chi frequentava i film di kung fu - e una grafica elegante, contemporanea. Lotta di classe e campi di concentramento, follia e onore, riscatto, solidarietà, tradimento si intrecciano nelle storie dei singoli e della collettività con colpi di scena e azione in un racconto, diretto da Hwang Dong-hyuk, che ha la potenza del Trono di spade in un ambiente ristretto e esplosivo.

Il successo è tale da animare anche una battaglia legata alla rete. Dal 17 settembre, giorno di rilascio di Squid in Corea, SK Broadband (la società che gestisce la rete internet del paese asiatico) minaccia di fare causa a Netflix perché il massiccio utilizzo di dati da parte degli utenti della piattaforma genera un costo di gestione altissimo per la società di Seul. Secondo Sk, questi costi dovrebbero essere sostenuti in maniera significativa proprio da Netflix.

Che la Corea del Sud abbia molto da offrire s'era capito con Parasite di Bong Joon-ho e, prima ancora, con Kim Ki-duk e Park Chan-wook. Ma la serie supera i limiti dei generi, è un "survival game" che ricorda Hunger Games o Il signore delle mosche ma allo stesso tempo è completamente nuovo. Roba "orientale"? Solo in parte: nel nuovo mondo digitale l'impero culturale angloamericano ha perso terreno, resta dominante ma è un mondo in cui da quelle che fino a poco fa erano periferie culturali arrivano oggi fenomeni che rapidamente diventano planetari. Squid è il frutto di una cultura diversa, per la quale poco importa il Paese di origine: contano la forma e il contenuto in cui - quale che sia la lingua - ognuno può riconoscere la propria cultura.

I giovani nati negli anni Duemila conoscono più i videogiochi che i libri, più le serie che i film al cinema, più la musica digitale che quella da scaricare o comprare. Sono figli di una cultura globale e orizzontale che non cancella le differenze ma per la quale tutto è fruibile "qui e ora" in qualsiasi parte del mondo. Anche il fatto che la serie sia in coreano con i sottotitoli ci racconta un cambiamento epocale. In Italia film e serie sono doppiati, sia per la non capillare conoscenza dell'inglese sia perché seguire i sottotitoli sposta l'attenzione distogliendo dalle immagini. È facile dire che sia seguita principalmente dal pubblico più giovane che ha familiarità con quell'immaginario e con film e serie sottotitolate. È un prodotto "generazionale", dunque, e il gap tra chi guarda e ascolta cinema, serie e musica sulle piattaforme e chi segue ancora la tv e la produzione generalista e tradizionale oggi non potrebbe essere più ampio.