'La casa di carta', parla Berlino: "Indecente e vero, ecco perché mi amate"
di Chiara Ugolini , di Chiara UgoliniPedro González Alonso stupisce come il personaggio che a quasi cinquant'anni gli ha dato la popolarità: Andrés de Fonollosa, ovvero l’enigmatico e misterioso Berlino de La casa di carta: spiritoso, acuto e pieno di umorismo. A lui verrà dedicata una serie in arrivo nel 2023. Classe 1971, galiziano, Scuola d'arte drammatica di Madrid, specializzato in teatro e danza, ha fatto parte di diverse compagnie teatrali tra cui la catalana Fura dels Baus, è un pittore quotato con il nome d’arte Pedro O'Choro, per vent’anni ha lavorato nella fiction spagnola prima dell’exploit con la serie Netflix. Quando lo incontriamo a Roma, impegnato nel tour europeo che precede il gran finale (venerdì 3 dicembre gli ultimi cinque episodi), è una miscela di emozioni contrastanti. "Ci siamo chiesti se si poteva andare avanti sull’onda lunga di questo successo ma non è così, siamo alla fine” cons…
Pedro González Alonso stupisce come il personaggio che a quasi cinquant'anni gli ha dato la popolarità: Andrés de Fonollosa, ovvero l’enigmatico e misterioso Berlino de La casa di carta: spiritoso, acuto e pieno di umorismo. A lui verrà dedicata una serie in arrivo nel 2023. Classe 1971, galiziano, Scuola d'arte drammatica di Madrid, specializzato in teatro e danza, ha fatto parte di diverse compagnie teatrali tra cui la catalana Fura dels Baus, è un pittore quotato con il nome d’arte Pedro O'Choro, per vent’anni ha lavorato nella fiction spagnola prima dell’exploit con la serie Netflix. Quando lo incontriamo a Roma, impegnato nel tour europeo che precede il gran finale (venerdì 3 dicembre gli ultimi cinque episodi), è una miscela di emozioni contrastanti. "Ci siamo chiesti se si poteva andare avanti sull’onda lunga di questo successo ma non è così, siamo alla fine” constata. Non si sa se prevale la nostalgia per un’avventura irripetibile o un senso di liberazione. "Abbiamo vissuto qualcosa di impossibile da prevedere. Oggi in parte la situazione si è normalizzata, forse ora riusciamo ad avere una prospettiva migliore".
Rimane la domanda del perché la storia di una rapina nella Zecca di Madrid abbia conquistato spettatori di tutto il mondo, perché tuta e maschera siano diventati simboli universali nelle manifestazioni politiche come alle feste di Halloween. "Sono stati realizzati studi, scritte tesi di laurea. Netflix ha commissionato cento se non mille indagini per capire la chiave del successo di questa serie. Se avessimo la risposta saremmo tutti multimilionari o almeno se io avessi scoperto questo segreto l’avrei messo in banca in Svizzera. Niente può spiegare un’affinità mondiale, ma credo che siamo d’accordo nel dire che siamo in un momento di transizione, di profondo cambiamento anche sul fronte televisivo e noi lo abbiamo intercettato". Dopo il boom delle prime due stagioni, Netflix ha deciso di proseguire l’avventura diventandone produttore, così sono nate la terza, quarta e ora quinta stagione. Nel frattempo però Berlino, il fratello del Professore, il braccio armato della banda, era morto. Alonso avrebbe dovuto uscire di scena così, ma gli sceneggiatori hanno deciso di continuare a farlo vivere attraverso una serie di flashback.
'La Casa di carta 4' e i monaci fiorentini cantano Battiato al matrimonio di Berlino
L'abbiamo visto sposarsi in Italia con il suo grande amore Tatiana (anche la vera fidanzata di Alonso si chiama Tatiana, ma è un’ipnoterapeuta francese di origine serba), mentre i monaci cantano Centro di gravità permanente, e a Copenhagen convincere il figlio, fresco laureato ingegnere, passare dalla parte del crimine. "Nel momento in cui si è deciso di andare avanti avevo dei dubbi. Il mio personaggio si alimentava del presente, dell’azione e del caos, ho pensato che avrebbe perso molta della sua forza. Con gli sceneggiatori lo abbiamo reinventato, lo abbiamo resettato e ci siamo avventurati in nuovi territori".
Berlino è stato criticato per il suo rapporto con le donne, giudicato misogino e narcisista, tanto che si era ipotizzato fossero queste le ragioni del suo sacrificio, ipotesi che Alonso rifiuta nettamente: "La finzione è tanto interessante nella misura in cui è lontana dal pamphlet, le serie non sono fatte per dare lezioni morali ma sono degli specchi per raccontare la nostra condizione altrimenti avremmo catechismo non fiction: più una storia è perturbante più è interessante. Anzi, per quanto impresentabile, miserabile e indecente è il mio personaggio, tutto sommato le polemiche sono state anche poche. Io stesso mi sono stupito dell’affetto che ho ricevuto dal pubblico; d’altronde lo spettatore è un po’ come un bambino a un parco giochi, pronto a salire su una giostra per vivere migliaia di emozioni pur rimanendo nel proprio salotto di casa".
Azione, esplosioni, seduzione ma di tutte le sequenze con protagonista Berlino quella che rimarrà nella storia è quella di Bella Ciao: i due fratelli Marquina hanno finito di cenare, il piano è pronto in ogni dettaglio, il loro progetto di onorare il padre con il colpo perfetto ha preso forma, si sentono già vincitori e cantano, prima sottovoce poi sempre più forte: ‘Una mattina mi sono alzato’. “Ho detto al gruppo degli sceneggiatori ‘ragazzi non posso cantare’; a casa mia tutti, persino mia figlia Uriel, mi chiedono ‘per favore non cantare’, però sul set ho cantato. Insomma non proprio cantato, ho intonato ma ce l’ho fatta. E se posso cantare io tutti possono cantare”.
Non tutti però hanno capito il senso profondo di quel brano, “una volta - ricorda l’attore – stavo ricevendo un premio nel Sud della Francia, l’amministrazione di quella città era di destra, e il sindaco è salito sul palco e ha urlato al pubblico ‘Tutti insieme cantiamo Bella Ciao”. Io l’ho guardato e dentro di me ho pensato, ma ha capito cosa sta cantando? Per questo ogni volta che un ragazzo viene da me per parlare della canzone gli dico 'informati, vai in rete scopri il valore originale di quella canzone'".