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'La vita bugiarda degli adulti', la nuova serie dal romanzo di Elena Ferrante

Edoardo De Angelis dirige i sei episodi che arriveranno su Netflix a fine anno. Siamo stati sul set a Napoli, ecco cosa abbiamo visto
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Siamo a due settimane dalla fine delle riprese, che per gli ultimi giorni si sposteranno a Milano, come la protagonista del romanzo omonimo da cui è tratta la serie La vita bugiarda degli adulti. A Napoli si continua a girare l'adattamento televisivo dell'ultimo libro di Elena Ferrante, che arriverà su Netflix entro la fine dell’anno per la gioia dei fan dell'Amica geniale, di cui si è appena conclusa la terza stagione. E con la quale sono inevitabilmente molti i punti di contatto, dall'ambientazione agli sceneggiatori, come le differenze.

"Ho considerato questo romanzo per quello che è, un racconto completamente nuovo", dice Edoardo De Angelis, scelto dallo streamer e dal produttore Domenico Procacci per dirigere i sei episodi previsti. Ovviamente con il placet della misteriosa autrice, che è intervenuta 'regolarmente' nella creazione del regista napoletano di Mozzarella stories, Indivisibili e della trilogia…

Siamo a due settimane dalla fine delle riprese, che per gli ultimi giorni si sposteranno a Milano, come la protagonista del romanzo omonimo da cui è tratta la serie La vita bugiarda degli adulti. A Napoli si continua a girare l'adattamento televisivo dell'ultimo libro di Elena Ferrante, che arriverà su Netflix entro la fine dell’anno per la gioia dei fan dell'Amica geniale, di cui si è appena conclusa la terza stagione. E con la quale sono inevitabilmente molti i punti di contatto, dall'ambientazione agli sceneggiatori, come le differenze.

"Ho considerato questo romanzo per quello che è, un racconto completamente nuovo", dice Edoardo De Angelis, scelto dallo streamer e dal produttore Domenico Procacci per dirigere i sei episodi previsti. Ovviamente con il placet della misteriosa autrice, che è intervenuta 'regolarmente' nella creazione del regista napoletano di Mozzarella stories, Indivisibili e della trilogia ispirata alle opere di Eduardo De Filippo trasmessa su Rai 1. È lui ad accompagnarci sul set e a parlarci della Napoli ricostruita sovrapponendo il proprio vissuto alla narrazione letteraria, ma soprattutto a presentarci la sorprendente esordiente scelta per interpretare la giovane protagonista, Giordana Marengo. Una ragazza "portatrice di una umanità prorompente, di un grande mistero che da subito ci ha affascinato e intrigato", la descrive De Angelis che l'ha selezionata "tra oltre tremila candidate" per essere Giovanna, al fianco di Valeria Golino (la zia Vittoria), Alessandro Preziosi e Pina Turco (i genitori).

Valeria Golino con la protagonista, Giordana Marengo 

Tutto nasce da una frase, quella che Emma Marrone leggeva nell'annuncio della serie fatto da Netflix quasi due anni fa, che dà il via alla ricerca di un nuovo volto da parte della protagonista, che negli anni Novanta passa dall'infanzia all'adolescenza, oscillando tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: quella di sopra, alta, dalla maschera fine, e quella di sotto, bassa, apparentemente smodata e triviale. Della voce fuori campo non si ha traccia, ancora ("è un lavoro che si sta costruendo, ci sono varie possibilità e finché il montaggio non sarà concluso è difficile parlarne"), ma quel che è certo - come dice Giordana - è che "Giovanna è uguale a me". Per prima glielo aveva detto la mamma, dopo aver letto il libro, "e poi, guarda caso, mi somigliava davvero... ma prima, non ora", dopo venti settimane di riprese e una avventura alla quale non sembrava possibile credere.

"Io studiavo scienze umane, poi finita la scuola un giorno mia madre mandò delle foto mie al casting e dopo un mese mi disse che mi avevano chiamata - ricorda la ragazza, da poco diventata maggiorenne. - Nel frattempo mi ero rasata i capelli, e tinta di rosso, e quando sono andata all'appuntamento con Edoardo ero vestita in maniera un po' particolare. Ci siamo risentiti d'estate, mentre ero a Ischia, ma quando mi ha detto che mi aveva scelta stavo meditando e ho pensato di aver solo sognato tutto. Mi sono preparata per un mese con il mio coach per il primo giorno sul set, ma nessuno avrebbe potuto prepararmi a quello che mi aspettava. Questa cosa mi ha fatto cambiare tanto, mi ha salvato la vita". "Sto realizzando solo ora - continua. - In questi mesi sono stata più sul set che a casa o con i miei amici. Sono entrata qui dentro che avevo una visione del mondo, adesso sono più cosciente della realtà". Come la sua Giovanna, anche in questo, visto che "alla fine del romanzo, ha una consapevolezza che la rende meno impulsiva, la fa reagire in maniera differente". Per quello che vive, anche sul piano fisico, come vedremo sullo schermo, nelle scene di sesso che raccontano una scoperta di sé, ma che sono sempre una prova importante, soprattutto per un'attrice così giovane. Anche lei ha sentito sulla sua pelle il "cambio radicale nel personaggio" che racconta. "Sono cresciuta anche io per fare quelle scene, anche se la mia è stata più una preoccupazione, per qualcosa che pensavo sarebbe stato difficile e invece meglio non poteva andare", ricorda. Confessando in realtà di essersi vergognata solo quando ha portato sul set la nonna, fan di Alessandro Preziosi.

Il regista Edoardo De Angelis con, sullo sfondo, Valeria Golino 

Era all'inizio. Sul pontile del porto di Napoli si gira la scena numero 625, il finale di stagione. Giovanna è con Ida (la sua amica, interpretata da Azzurra Mennella), e insieme salgono sul bus che le porta lontano da Napoli, al Nord, lasciando sullo sfondo il Vesuvio e un tricolore lacerato. Sul set risuonano le note malinconiche della Teardrop dei Massive Attack, la colonna sonora scelta dal regista per la giornata di riprese, un'abitudine che i suoi collaboratori conoscono bene e che serve a dare agli attori il tono emotivo del momento mentre si gira. D'altronde la musica è un elemento fondante per De Angelis, che su Instagram vediamo in sala di registrazione con i 99 Posse. "A volte sono come un adolescente", confessa, confermando che "ci sarà una valanga di musica dell'epoca" nella serie, ma "soprattutto ci saranno i gruppi e i musicisti dell'epoca, in scena". Ulteriore espressione di una Napoli anni Novanta nella quale il fermento artistico si accompagnava a quello politico, e che conferma il ruolo da protagonista della città dove tutto si svolge.

"Napoli è una città che parla a gran voce attraverso ogni sua pietra, sulle quali si è stratificata la storia passata e il suo presente, ma dove ci sono anche i segni di un futuro possibile", spiega il regista, "innamorato delle pietre nelle quali risuonano le storie degli esseri umani". Come accade nel romanzo di Ferrante, dove "i luoghi scelti contengono delle storie", ben oltre la loro funzione di location di una trasposizione estremamente fedele in questo senso. "La casa di Giovanna è a San Giacomo dei Capri, come nella storia", ma ci sono anche via del Macello e Poggioreale, Posillipo, il porto, via Duomo e il cimitero, dove Giordana non era mai stata, pur essendo del Vomero, e dove ammette: "è stato duro girare, mi metteva ansia".

C'è anche una sequenza a Castel Volturno, un angolo di mondo particolarmente caro a De Angelis, a conferma della sua ricerca di luoghi che si possano esplorare, calpestare immaginandone le storie, tessere di una città "viva". Che in questi giorni sta vivendo un tumulto simile a quello di allora, secondo il filmmaker: "Ci sono molte analogie, ma ambientare un racconto in un'epoca specifica non può essere mai solo la soddisfazione di un desiderio filologico di aderenza a un materiale originario. Quell'epoca deve parlarci di oggi, darci la giusta distanza per poterla contemplare". "La coscienza sociale, le condizioni politiche, hanno assunto altre forme, - continua. - All'epoca invece c'era una simbologia molto precisa. Anche nel modo in cui abbiamo costruito esteticamente i personaggi: ognuno di loro richiama un'appartenenza politica per come si veste, per come si muove, per gli oggetti che usa, i quotidiani che legge. Elementi che attenevano a un modo di stare al mondo che raccontava anche la propria posizione politica".

"È affascinante come Ferrante lo renda in termini letterari - sottolinea il regista, - intrecciandolo con la costruzione dei personaggi, che nel romanzo tradiscono non solo gli affetti privati, ma anche i principi che professano". Una doppiezza speculare a quella della città, alta e bassa, ma sempre unica. Un'ennesima dichiarazione d'amore che ha conquistato in primis De Angelis, che definisce una "materia meravigliosa" quella della scrittrice e una sfida "stimolante" quella accettata: "Penso che la sua letteratura contenga una grande sfida, perché quello che lei scrive si esprime in maniera perfetta nella forma letteraria e richiede nel gesto della trasposizione una comprensione e un amore che vada oltre la parola scritta, per diventare un linguaggio differente. Una letteratura complessa, ma evidentemente così affascinante da generare in me, e in altri prima di me, il desiderio profondo di non sottrarsi a questa sfida".