✕

'I diari di Andy Warhol', tutto sul genio della pop-art

Multischermo/ Su Netflix la docuserie in sei episodi
1 minuti di lettura

Il libro era un kolossal, uscito nel 1989, due anni dopo la scomparsa. La docuserie non è da meno: dal 9 marzo su Netflix, I diari di Andy Warhol è un monumento in sei episodi da un'ora ciascuno. Tutto o quasi sul genio della pop-art, su come rispondeva alle tv quando gli chiedevano "cos'è il pop?" su una vita allucinogena partita dalla terrificante Pittsburgh, Pennsylvania, paese d'origine. Fino all'approdo newyorchese con avvio da grafico pubblicitario ma con un talento tale da non poter essere chiuso in alcuno schema. E infatti in quei 60-70-80 lo schema inizia a diventare lui stesso, tracimare dentro la cultura popolare dell'epoca è un attimo, costruirla è l'attimo successivo.

I Diari si avvalgono di molte suggestioni aggiunte: tutto era nato dalle telefonate mattutine di Warhol alla sua assistente Pat Hackett (che curò e pubblicò il …

Il libro era un kolossal, uscito nel 1989, due anni dopo la scomparsa. La docuserie non è da meno: dal 9 marzo su Netflix, I diari di Andy Warhol è un monumento in sei episodi da un'ora ciascuno. Tutto o quasi sul genio della pop-art, su come rispondeva alle tv quando gli chiedevano "cos'è il pop?" su una vita allucinogena partita dalla terrificante Pittsburgh, Pennsylvania, paese d'origine. Fino all'approdo newyorchese con avvio da grafico pubblicitario ma con un talento tale da non poter essere chiuso in alcuno schema. E infatti in quei 60-70-80 lo schema inizia a diventare lui stesso, tracimare dentro la cultura popolare dell'epoca è un attimo, costruirla è l'attimo successivo.

I Diari si avvalgono di molte suggestioni aggiunte: tutto era nato dalle telefonate mattutine di Warhol alla sua assistente Pat Hackett (che curò e pubblicò il libro). Lui raccontava la giornata precedente e soprattutto la notte, lei prendeva appunti: quegli appunti vengono ora letti da Warhol, nel senso che la voce è stata ricreata con un software di Intelligenza Artificiale (lui diceva: "Le macchine hanno meno problemi. Non vi piacerebbe essere una macchina?"). Tutto sarebbe diverso se all'opera non si fosse messo, in qualità di produttore, uno come Ryan Murphy: che non ha resistito alla tentazione di fare il Warhol di Andy Warhol, riducendo al minimo cose artistiche e concettuali e gettandosi a capofitto, con l'autore e regista Andrew Rossi, nella storia personale (e ultrapop) del protagonista, soffermandosi parecchio su sesso e sessi e vita newyorchese d'epoca, tra uno Studio 54 e la Factory, dove passava anche quella Valerie Solanas che gli scaricò addosso un intero caricatore. Ma lui voleva vivere e ci riuscì, mentre tra una zuppa in lattina e milioni di icone il mito si consolidava e perpetuava se stesso.
***
Fabio Fazio, che pure è di lungo corso, è incappato in polemiche e invettive (da Rula Jebreal e altre) perché in un post dell'8 marzo ha provato a celebrare le donne. Lontano dal comune sentire di molti maschi che da sempre, ogni anno, all'avvicinarsi dell'8 marzo, si chiudono in casa e osservano un mutismo assoluto per giorni.