Tom Hardy in 'Taboo', la metà oscura di 'Bridgerton'
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaLa miniserie più intrigante appena uscita su Netflix è di cinque anni fa. E cinque anni fa uscì anche da noi, per quelli di Sky. Da allora si è rimasti in sospeso ad aspettare una seconda stagione, o comunque un seguito, tanta era la magnificenza di una storia ambientata a Londra durante la Reggenza, come Bridgerton, di cui questa Taboo è l’esatto contrario.
La serie la concepirono in tre, Tom Hardy, attore senza confronti in giro, il suo babbo e uno showrunner che si chiama Steven Knight ed è l’ennesimo genio inglese in queste cose (Peaky Blinders, per dire). Con riflessi vagamente alla Montecristo era la storia di un gran bel signore inglese dell’epoca che ritorna a Londra ai primi dell‘800 dopo un misterioso decennio vissuto in Africa. Il rientro era dovuto alla morte del padre e alla presa d’atto dell’eredità, che comprendeva una …
La miniserie più intrigante appena uscita su Netflix è di cinque anni fa. E cinque anni fa uscì anche da noi, per quelli di Sky. Da allora si è rimasti in sospeso ad aspettare una seconda stagione, o comunque un seguito, tanta era la magnificenza di una storia ambientata a Londra durante la Reggenza, come Bridgerton, di cui questa Taboo è l’esatto contrario.
La serie la concepirono in tre, Tom Hardy, attore senza confronti in giro, il suo babbo e uno showrunner che si chiama Steven Knight ed è l’ennesimo genio inglese in queste cose (Peaky Blinders, per dire). Con riflessi vagamente alla Montecristo era la storia di un gran bel signore inglese dell’epoca che ritorna a Londra ai primi dell‘800 dopo un misterioso decennio vissuto in Africa. Il rientro era dovuto alla morte del padre e alla presa d’atto dell’eredità, che comprendeva una striscia di terra in Canada, sul mare.
Quando si scopre che quel territorio è assai appetito dalla Compagnia delle Indie (e che anche a Corte tengono assai alla vicenda) il nostro uomo e avventuriero James Delaney – appunto Hardy – prende di petto la questione. E inizia a combattere con metodi che ha imparato per forza di cose nei luoghi selvaggi frequentati, mediati con antica educazione britannica di un certo peso.
Storia scurissima, in una Londra notturna uscita dal meglio della letteratura gotica di genere, Taboo si chiama così anche perché i trascorsi africani del protagonista lasciano intravedere di tutto, comprese abitudini gastronomiche discutibili. Cinque anni fa venne accolto come una meraviglia del creato nella produzione seriale inglese che andava a diventare la numero uno al mondo: Netflix sa scegliere cosa portare con sé, e se poi fosse anche il segnale della seconda stagione davvero in cantiere sarebbe come una festa.
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A Domenica In c’era ospite Amanda Lear: la quale, dovendo spiegare che non le piaceva un’attrice chiamata a impersonarla sullo schermo ha detto che le sembrava una poco di buono (versione edulcorata) ucraina. Con successivo pandemonio, Zia Mara che censura l’accaduto e chiede scusa a tutti. Si attendono ora le difese degli scorretti di professione al grido di “Non si può dire più niente”.