Rhea Seehorn, il segreto del successo di 'Better Call Saul': "I ruoli migliori sono quelli che ti mettono paura"
di Gianmaria Tammaro , di Gianmaria TammaroBetter Call Saul è un oggetto strano. È una serie tv estremamente popolare e amata, ma ha la complessità e la ricercatezza delle grandi opere d’autore. È uno spin-off di Breaking Bad, ma è riuscito a trovare una dimensione precisa e a imporsi come una storia unica, diversa e altrettanto – se non addirittura più – potente. Il protagonista, Jimmy McGill, interpretato da Bob Odenkirk, a un certo punto della sua vita e della sua carriera decide di cambiare nome, di diventare Saul Goodman. Queste cose le sapevamo già, ma ora, con Better Call Saul, abbiamo l’opportunità di vederle da un’altra prospettiva. Ci sono, poi, personaggi che in Breaking Bad non sono mai apparsi, come la Kim Wexler di Rhea Seehorn, e non è un aspetto da sottovalutare: è la dimostrazione di una visione più ampia e articolata, capace ogni volta di superarsi.
'Better call Saul', la stagione 6 è pr…
Better Call Saul è un oggetto strano. È una serie tv estremamente popolare e amata, ma ha la complessità e la ricercatezza delle grandi opere d’autore. È uno spin-off di Breaking Bad, ma è riuscito a trovare una dimensione precisa e a imporsi come una storia unica, diversa e altrettanto – se non addirittura più – potente. Il protagonista, Jimmy McGill, interpretato da Bob Odenkirk, a un certo punto della sua vita e della sua carriera decide di cambiare nome, di diventare Saul Goodman. Queste cose le sapevamo già, ma ora, con Better Call Saul, abbiamo l’opportunità di vederle da un’altra prospettiva. Ci sono, poi, personaggi che in Breaking Bad non sono mai apparsi, come la Kim Wexler di Rhea Seehorn, e non è un aspetto da sottovalutare: è la dimostrazione di una visione più ampia e articolata, capace ogni volta di superarsi.
'Better call Saul', la stagione 6 è pronta: su Netflix dal 19 aprile il finale della serei
Better Call Saul e Breaking Bad hanno sempre raccontato una cosa: il rapporto con il potere, e la condizione umana. Non siamo tutti buoni, ma non siamo nemmeno totalmente cattivi. Sbagliamo, e possiamo migliorare. Ma anche se stiamo facendo bene, rischiamo di inciampare e di non rialzarci più. Siamo corruttibili, meschini, inaffidabili, e proprio per questo, spiega Better Call Saul, siamo umani.
Kim è una delle cose migliori di Better Call Saul: è il vero punto di contatto tra il pubblico e la trama; tra il cambiamento, drastico ma previsto, di Jimmy e il doloroso realismo immaginato da Vince Gilligan e Peter Gould, i due creatori. In cinque stagioni abbiamo visto tanto, ma non tutto, e adesso, con la sesta stagione, disponibile su Netflix dal 19 aprile, ci avviciniamo alla conclusione. Il vero ago della bilancia, in tutto questo tempo, è stata proprio Kim: è lei il segreto del successo di Better Call Saul. O meglio: è lei l’incarnazione migliore, più pura e complessa, di ciò che siamo.
È una di noi, Kim. È brava, è riuscita a ottenere un buon lavoro e una buona posizione, è un’avvocatessa rispettata e riconosciuta. Ma si trova sul limite dell’errore, prossima al baratro. Vediamo il mondo di Better Call Saul attraverso i suoi occhi. Rhea Seehorn ha il merito di aver colto immediatamente l’essenza di questo personaggio, e di aver capito come adattarsi ai tempi – mastodontici a volte, subitanei altre – della televisione.
“Ho accettato prima ancora di leggere una sola pagina della sceneggiatura”, dice. “Non sapevo assolutamente niente del mio personaggio o della trama. Sono sempre stata una grandissima fan di Breaking Bad, e questo, per me, è stato più che sufficiente”. Perché Breaking Bad è Breaking Bad, e ha rivoluzionato la tv, riscritto – in parte – il genere e raccontato una storia che, nella sua semplicità, ha dimostrato il potenziale infinito della scrittura: un uomo qualunque, un padre di famiglia, un professore di chimica, un marito, si trasforma nel cattivo, e lo fa perché vuole vivere.
“Ci sono alcuni film, più piccoli e meno costosi, che in qualche modo riescono a conservare questa freschezza e questa intensità”, ammette Seehorn. “Sulle piattaforme streaming e in televisione, però, c’è più tempo, e negli anni è stato adottato un approccio diverso: i dettagli sono diventati improvvisamente importanti. E quindi sì: ora come ora, le storie più interessanti sono in tv”. Per interpretare Kim, Seehorn è partita dalla parola scritta e poi ha costruito – passo dopo passo, espressione dopo espressione – una persona vera e credibile, non tormentata ma ambiziosa. Carismatica, fascinosa e brillante.
“Puoi andare a fondo, spogliare un personaggio di tutta la sua superficialità, distruggerlo e ricostruirlo, e modellarlo lentamente. Con cura. Ogni stagione di Better Call Saul, fino a questo punto, è stata come un film di dieci ore. È più semplice, così, coinvolgere il pubblico. È come un viaggio”. Ed è pure come una parabola discendente: si va verso l’Inferno, e non c’è nessun ritorno. “I ruoli migliori, forse, sono quelli con cui non sai che cosa fare. Hai quasi paura di prendere una direzione e di fare la tua scelta, ed è questa paura che ti permette di scoprire la tua strada. È quello che cerco: mi dà la forza necessaria per andare avanti, e solletica la mia curiosità”.
Proprio all’inizio di Better Call Saul, Kim era un personaggio silenzioso, attenta agli altri e all’ambiente circostante, un’osservatrice: era, sottolinea Seehorn, “misteriosa, e allo stesso tempo decisa. Si trovava, secondo me, in una posizione di forza: sapeva cosa dire e quello che voleva, e sapeva soprattutto come ottenerlo. Non è mai stata una chiacchierona, una pronta a rilassarsi e a parlare di qualunque cosa. Mi sono chiesta una cosa sola, e cioè: che cosa pensa? Come vede il modo e le persone? Non ci vengono mai consegnate tutte le sceneggiature nello stesso momento; il nostro è un lavoro che va messo insieme con calma, quasi artigianalmente. Kim è un insieme di strati e di sfumature. Sul set, c’è sempre stata un’atmosfera di collaborazione e partecipazione: ci confrontiamo continuamente, e dopo le direzioni della sceneggiatura c’è la possibilità di aggiungere altro. Ma lo script, per me, va bene già così: è perfetto”.
Kim è davanti a un bivio quando, per la prima volta, Jimmy le chiede di partecipare a una delle sue truffe. Sono cose piuttosto innocue: ma tutte le grandi tragedie cominciano così. “Quando Kim decide di seguire Jimmy, diventa immediatamente evidente un altro aspetto del suo carattere. Per lei è come una sfida, e questa continua voglia di mettersi alla prova, di impegnarsi, mi ha mostrato un’altra persona. Kim sa chi è Jimmy: lo sa intimamente, nel profondo. E nonostante ciò, vuole stare con lui. Non è attratta dal pericolo, ma non ne ha nemmeno paura”.
Better Call Saul, come Breaking Bad, è una serie che si nutre di umanità e di debolezze, che cerca il centro della sua narrazione nei dialoghi. Non è lenta, come ha scritto qualcuno: ha i suoi tempi e il suo andamento. Le cose succedono quando devono succedere. Non prima, non dopo. Non c’è fretta. Non c’è quella voglia oziosa di sconvolgere subito lo spettatore, e di dimostrare il proprio talento. Tutto il dinamismo delle scene e la potenza dei singoli eventi – l’arrivo del cartello messicano, la lenta e inevitabile corruzione degli animi – sono il frutto di un gioco di equilibri. Da una parte, come abbiamo già detto, la scrittura. Dall’altra, il talento di un cast straordinario.
“Adoro Kim, e non posso nasconderlo”, dice Seehorn. “Per me, prendere parte a questa serie è stato come un regalo. Mi ha permesso di migliorarmi, di andare sempre oltre e di fare cose diverse. Kim è un falco. Ho provato a concentrarmi sui cambiamenti che hanno scosso la sua vita: chi è diventata, dove sta andando, cosa vuole. Sa di chi potersi fidare e sa chi rappresenta un male per lei; conosce la differenza tra giusto e sbagliato, e tutto quello che vuole è avere il controllo”. Il rischio, però, è quello di ritrovarsi sola, lontana da tutto e tutti, costretta in un mondo opaco, dove successo e ferocia hanno la stessa faccia. Se Better Call Saul è quello che è, oggi, è anche per Kim e per attrici come Rhea Seehorn: sono state loro, alla fine, ad aver trasformato l’ennesimo capitolo di un racconto più ampio in una storia indimenticabile.