'Anatomia di uno scandalo', la serie con Sienna Miller che ha spodestato 'Bridgerton'
di Chiara Ugolini , di Chiara UgoliniDopo qualche settimana di indiscusso primato è arrivata una nuova serie british a spodestare Bridgerton dal trono di serie più vista di Netflix. Anatomia di uno scandalo, la serie con Sienna Miller e Michelle Dockery (Lady Mary di Downton Abbey quasi irriconoscibile in abiti contemporanei), è stata infatti vista per 75.6 milioni di ore nella seconda settimana di disponibilità sulla piattaforma. A metà tra legal thriller e dramma a tinte mélo, racconta il dietro le quinte di una causa ad alti livelli: il ministro inglese James Whitehouse (Rupert Friend) nel giro di pochi giorni vede sgretolarsi davanti ai suoi occhi la perfezione della sua vita: prima deve affrontare lo scandalo di una relazione extraconiugale con una ricercatrice, la bellissima Naomi Scott (che passa dalla Jasmine di Disney a un ruolo di donna fatale post MeToo), poi l'accusa di stupro.
Dopo qualche settimana di indiscusso primato è arrivata una nuova serie british a spodestare Bridgerton dal trono di serie più vista di Netflix. Anatomia di uno scandalo, la serie con Sienna Miller e Michelle Dockery (Lady Mary di Downton Abbey quasi irriconoscibile in abiti contemporanei), è stata infatti vista per 75.6 milioni di ore nella seconda settimana di disponibilità sulla piattaforma. A metà tra legal thriller e dramma a tinte mélo, racconta il dietro le quinte di una causa ad alti livelli: il ministro inglese James Whitehouse (Rupert Friend) nel giro di pochi giorni vede sgretolarsi davanti ai suoi occhi la perfezione della sua vita: prima deve affrontare lo scandalo di una relazione extraconiugale con una ricercatrice, la bellissima Naomi Scott (che passa dalla Jasmine di Disney a un ruolo di donna fatale post MeToo), poi l'accusa di stupro.
Creata da David E. Kelley (Big Little Lies) e Melissa James Gibson (House of Cards), la serie affronta i temi del potere, del privilegio e rimanda (nell'immaginario collettivo) a una serie di scandali realmente accaduti, dal caso Monica Levinsky al Partygate di Boris Johnson. Interessante il personaggio dell'avvocata dell'accusa Kate Woodcroft (Michelle Dockery) che decide di accettare il caso per motivi personali. Mentre il processo rischia di minacciare Westminster, il matrimonio dei Whitehouse, ma anche la carriera della stessa Woodcroft, lo spettatore fa la conoscenza coi protagonisti molto più giovani ai tempi di Oxford e della confraternita dei Libertini cui hanno fatto parte sia l'imputato che l'attuale Primo ministro. Intensa Sienna Miller nei panni della moglie tradita e sbattuta sulle prime pagine dei tabloid, un'esperienza che - fatte le debite modifiche - è per lei piuttosto autobiografica all'epoca della relazione con Jude Law quando, dopo che le aveva chiesto di sposarlo, era esploso lo scandalo del tradimento con la tata dei suoi figli (i primi tre, nati durante il matrimonio con Sadie Frost).
L'aspetto più interessante della serie riguarda i rituali del Tribunale inglese, gli avvocati con le loro toghe e parrucche. L'avvocato della difesa Angela Regan (Josette Simon) si cambia nello spogliatoio accanto alla collega dell'accusa, i discorsi sono pacati e quotidiani ben lontani da certi scambi da legal thriller americano: "Guardaci nei nostri stupidi costumi. Perché continuiamo con queste sciocchezze, te lo chiedi mai?". "Adoro lo sfarzo" replica Dockery. "Intendi la facciata" le ribatte Simon. "Ho detto lo sfarzo". Ecco in questo scambio di battute sta il senso della serie che si propone come una riflessione sui limiti del consenso in epoca post MeToo, sul senso di impunità di una certa classe dirigente e sugli errori di gioventù che in qualche modo vengono scontati molti anni dopo.