Il ritorno di 'Borgen' il castello in cui il potere è più forte degli ideali
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaUn decennio fa la serie danese Borgen rappresentò un piccolo miracolo di marca europea e assai nordica mentre il resto del mondo, in tema di serie tv che trattano d’alta politica, impazziva per House of Cards. Ma Borgen fece colpo eccome, consegnando all’immaginario soprattutto la figura della premier Birgitte Nyborg, progressista, determinata e in preda a sconvolgimenti personali, il tutto da gestire in contemporanea.
Quelli del Castello – che è la traduzione di Borgen e indica il palazzo del Governo a Copenaghen – si erano defilati dopo tre stagioni. Ma ora è arrivata Netflix che ha rilevato l’intero pacchetto: oggi offre quelle prime tre stagioni, ma soprattutto ha rimesso in moto l’intera macchina. Con la stessa chiave di allora, saltando ai giorni nostri e richiamando tutti al comandamento numero uno: qui si fanno le serie tv e non è bello abbandonare un simile tesoro. Per cui l’operazione è forzata, ma…
Un decennio fa la serie danese Borgen rappresentò un piccolo miracolo di marca europea e assai nordica mentre il resto del mondo, in tema di serie tv che trattano d’alta politica, impazziva per House of Cards. Ma Borgen fece colpo eccome, consegnando all’immaginario soprattutto la figura della premier Birgitte Nyborg, progressista, determinata e in preda a sconvolgimenti personali, il tutto da gestire in contemporanea.
Quelli del Castello – che è la traduzione di Borgen e indica il palazzo del Governo a Copenaghen – si erano defilati dopo tre stagioni. Ma ora è arrivata Netflix che ha rilevato l’intero pacchetto: oggi offre quelle prime tre stagioni, ma soprattutto ha rimesso in moto l’intera macchina. Con la stessa chiave di allora, saltando ai giorni nostri e richiamando tutti al comandamento numero uno: qui si fanno le serie tv e non è bello abbandonare un simile tesoro. Per cui l’operazione è forzata, ma poco importa nel momento in cui subentra subito la curiosità (e non è così indispensabile conoscere la storia precedente).
E insomma, è come se alla compagnia Borgen fosse arrivato un nuovo copione: tutti si rimettono all’opera e il risultato, va da sé, fa subito polemizzare i duri e puri di una volta. Ma la forza dell’impianto d’origine non è uno scherzo, e dopo pochi minuti di visione si è già tutti lì a sentirsi esperti, o meglio guardoni, di altissima politica internazionale.
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Come previsto, il tentativo di Drusilla con il suo Almanacco si sta rivelando ambizioso e difficile da gestire. Ma va detto che l’altra sera il duetto in cui Drusilla e Topo Gigio recitano la scena madre di Casablanca (Bogart lo fa il topo) è da collezione.