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Il ritorno di 'Borgen' il castello in cui il potere è più forte degli ideali

Multischermo / La quarta stagione della serie arriva su Netflix, che riropone anche le precedenti tre
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Un decennio fa la serie danese Borgen rappresentò un piccolo miracolo di marca europea e assai nordica mentre il resto del mondo, in tema di serie tv che trattano d’alta politica, impazziva per House of Cards. Ma Borgen fece colpo eccome, consegnando all’immaginario soprattutto la figura della premier Birgitte Nyborg, progressista, determinata e in preda a sconvolgimenti personali, il tutto da gestire in contemporanea.

Quelli del Castello – che è la traduzione di Borgen e indica il palazzo del Governo a Copenaghen – si erano defilati dopo tre stagioni. Ma ora è arrivata Netflix che ha rilevato l’intero pacchetto: oggi offre quelle prime tre stagioni, ma soprattutto ha rimesso in moto l’intera macchina. Con la stessa chiave di allora, saltando ai giorni nostri e richiamando tutti al comandamento numero uno: qui si fanno le serie tv e non è bello abbandonare un simile tesoro. Per cui l’operazione è forzata, ma…

Un decennio fa la serie danese Borgen rappresentò un piccolo miracolo di marca europea e assai nordica mentre il resto del mondo, in tema di serie tv che trattano d’alta politica, impazziva per House of Cards. Ma Borgen fece colpo eccome, consegnando all’immaginario soprattutto la figura della premier Birgitte Nyborg, progressista, determinata e in preda a sconvolgimenti personali, il tutto da gestire in contemporanea.

Quelli del Castello – che è la traduzione di Borgen e indica il palazzo del Governo a Copenaghen – si erano defilati dopo tre stagioni. Ma ora è arrivata Netflix che ha rilevato l’intero pacchetto: oggi offre quelle prime tre stagioni, ma soprattutto ha rimesso in moto l’intera macchina. Con la stessa chiave di allora, saltando ai giorni nostri e richiamando tutti al comandamento numero uno: qui si fanno le serie tv e non è bello abbandonare un simile tesoro. Per cui l’operazione è forzata, ma poco importa nel momento in cui subentra subito la curiosità (e non è così indispensabile conoscere la storia precedente).

Comunque: in Groenlandia scoprono un cospicuo giacimento di petrolio. La qual cosa manda in estasi i locali, molto meno il governo danese che ha giurisdizione sulla vicenda e dove la ex premier Birgitte (Sidse Babett Knudsen) è appena rientrata come ministra degli Esteri, promuovendo da subito istanze ambientaliste. Facile a dirsi, finché non si trova il petrolio e nelle pupille di milioni di persone appare il segno del dollaro. In più, la compagnia petrolifera in azione è a pesante infiltrazione russa…

E insomma, è come se alla compagnia Borgen fosse arrivato un nuovo copione: tutti si rimettono all’opera e il risultato, va da sé, fa subito polemizzare i duri e puri di una volta. Ma la forza dell’impianto d’origine non è uno scherzo, e dopo pochi minuti di visione si è già tutti lì a sentirsi esperti, o meglio guardoni, di altissima politica internazionale.

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Come previsto, il tentativo di Drusilla con il suo Almanacco si sta rivelando ambizioso e difficile da gestire. Ma va detto che l’altra sera il duetto in cui Drusilla e Topo Gigio recitano la scena madre di Casablanca (Bogart lo fa il topo) è da collezione.