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'You don't know me', l'autodifesa di un perfetto colpevole

Multischermo / Su Netflix la serie in cui un uomo accusato di omicidio diventa l'avvocato di se stesso
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Londra, un giovane nero è imputato per omicidio e siamo alle ultime battute del processo. Lui è, tecnicamente, un bravo tipo che lavora in un concessionario di auto. Ma un giorno trovano ucciso un giovane spacciatore e al nostro uomo – che conosciamo solo con il nome Hero – trovano in casa la pistola dell’omicidio, sotto le unghie il sangue della vittima e una telecamera lo ha ripreso in zona prima del delitto. Sarà un verdetto facile: Hero lo sa e allora licenzia il suo avvocato e, come previsto dalla legge inglese, chiede di poter tenere l’arringa finale. E inizia a raccontare una storia, la sua storia.

You don’t know me (disponibile su Netflix) è una miniserie inglese in quattro episodi che perpetua e forse rinnova il talento britannico in queste cose: è un crime, è un procedural, è una storia d’amore – nel primo episodio il flashback dell’incontro tra Hero e Kyra, la ragazza al centro…

Londra, un giovane nero è imputato per omicidio e siamo alle ultime battute del processo. Lui è, tecnicamente, un bravo tipo che lavora in un concessionario di auto. Ma un giorno trovano ucciso un giovane spacciatore e al nostro uomo – che conosciamo solo con il nome Hero – trovano in casa la pistola dell’omicidio, sotto le unghie il sangue della vittima e una telecamera lo ha ripreso in zona prima del delitto. Sarà un verdetto facile: Hero lo sa e allora licenzia il suo avvocato e, come previsto dalla legge inglese, chiede di poter tenere l’arringa finale. E inizia a raccontare una storia, la sua storia.

You don’t know me (disponibile su Netflix) è una miniserie inglese in quattro episodi che perpetua e forse rinnova il talento britannico in queste cose: è un crime, è un procedural, è una storia d’amore – nel primo episodio il flashback dell’incontro tra Hero e Kyra, la ragazza al centro di tutto, è da sciogliersi di tenerezza – ed è un thriller in piena regola.

Il ballo per arrivare a colpevole/innocente (come dimostrato, con budget altissimo, in serie attuali come The Staircase, su Sky) rimane una calamita irresistibile: basta solo trovare formule diverse per arrivarci e You don’t know me se ne fa carico. Merito anche di uno showrunner che è meglio tenere d’occhio, si chiama Tom Edge e ha al suo attivo in prima persona il recente Vigil (storie oscure di sottomarini in Scozia) nonché la presenza nel gruppo di lavoro per The Crown.

Gli attori sono sconosciuti, Hero si chiama Samuel Adewunmi, Kyra, splendida, è Sophie Wilde, il passo che regge l’intera miniserie è di quelli azzeccati. Dentro, una Londra di periferia e integrata (non è una storia di razzismi) e tutto inizia nell’austera aula di tribunale con i giudici agghindati. In origine c’è un romanzo scritto dall’inglese Imran Mahmood, professione avvocato. Senza fuochi d’artificio e a basso budget, se ne esce con l’impressione di una operazione in cui tutti ma proprio tutti sapevano il fatto loro.

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Bianca Berlinguer: “Scusate, stanno arrivando le immagini della conferenza stampa di Luigi Di Maio ma non abbiamo l’audio…”.

Mauro Corona: “Ma per fortuna!”.

(Cartabianca, Rai3)