'You don't know me', l'autodifesa di un perfetto colpevole
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaLondra, un giovane nero è imputato per omicidio e siamo alle ultime battute del processo. Lui è, tecnicamente, un bravo tipo che lavora in un concessionario di auto. Ma un giorno trovano ucciso un giovane spacciatore e al nostro uomo – che conosciamo solo con il nome Hero – trovano in casa la pistola dell’omicidio, sotto le unghie il sangue della vittima e una telecamera lo ha ripreso in zona prima del delitto. Sarà un verdetto facile: Hero lo sa e allora licenzia il suo avvocato e, come previsto dalla legge inglese, chiede di poter tenere l’arringa finale. E inizia a raccontare una storia, la sua storia.
You don’t know me (disponibile su Netflix) è una miniserie inglese in quattro episodi che perpetua e forse rinnova il talento britannico in queste cose: è un crime, è un procedural, è una storia d’amore – nel primo episodio il flashback dell’incontro tra Hero e Kyra, la ragazza al centro…
Londra, un giovane nero è imputato per omicidio e siamo alle ultime battute del processo. Lui è, tecnicamente, un bravo tipo che lavora in un concessionario di auto. Ma un giorno trovano ucciso un giovane spacciatore e al nostro uomo – che conosciamo solo con il nome Hero – trovano in casa la pistola dell’omicidio, sotto le unghie il sangue della vittima e una telecamera lo ha ripreso in zona prima del delitto. Sarà un verdetto facile: Hero lo sa e allora licenzia il suo avvocato e, come previsto dalla legge inglese, chiede di poter tenere l’arringa finale. E inizia a raccontare una storia, la sua storia.
You don’t know me (disponibile su Netflix) è una miniserie inglese in quattro episodi che perpetua e forse rinnova il talento britannico in queste cose: è un crime, è un procedural, è una storia d’amore – nel primo episodio il flashback dell’incontro tra Hero e Kyra, la ragazza al centro di tutto, è da sciogliersi di tenerezza – ed è un thriller in piena regola.
Gli attori sono sconosciuti, Hero si chiama Samuel Adewunmi, Kyra, splendida, è Sophie Wilde, il passo che regge l’intera miniserie è di quelli azzeccati. Dentro, una Londra di periferia e integrata (non è una storia di razzismi) e tutto inizia nell’austera aula di tribunale con i giudici agghindati. In origine c’è un romanzo scritto dall’inglese Imran Mahmood, professione avvocato. Senza fuochi d’artificio e a basso budget, se ne esce con l’impressione di una operazione in cui tutti ma proprio tutti sapevano il fatto loro.
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Bianca Berlinguer: “Scusate, stanno arrivando le immagini della conferenza stampa di Luigi Di Maio ma non abbiamo l’audio…”.
Mauro Corona: “Ma per fortuna!”.
(Cartabianca, Rai3)