L’estate infinita dove l’orrore cresce nel sole
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiBenché Midsommar (su Netflix) sia di soli tre anni fa, c'è chi lo considera già una pietra miliare del cinema horror, un film che reinventa il genere e ridefinisce i canoni della paura al cinema. Di certo il regista Ari Aster segna una tappa importante nel filone, oggi di moda, del folk horror: quello che colloca le situazioni spaventose non nelle tenebre e nell'oscurità delle vecchie storie "gotiche", ma in pieno sole e in contesti apparentemente idilliaci. Dani e Christian sono sul punto di separarsi, ma la ragazza è colpita da un lutto famigliare e lui non si sente di lasciarla sola quando parte per un viaggio assieme ad alcuni giovani antropologi. La meta è un villaggio svedese fuori da tutte le rotte turistiche; l'occasione, una festa folkloristica che si svolge ogni novant'anni. La celebra la comunità Harga in onore del proprio mito fondativo. Nel villaggio, dove il sole non tramonta mai, la spensierata v…
Benché Midsommar (su Netflix) sia di soli tre anni fa, c'è chi lo considera già una pietra miliare del cinema horror, un film che reinventa il genere e ridefinisce i canoni della paura al cinema. Di certo il regista Ari Aster segna una tappa importante nel filone, oggi di moda, del folk horror: quello che colloca le situazioni spaventose non nelle tenebre e nell'oscurità delle vecchie storie "gotiche", ma in pieno sole e in contesti apparentemente idilliaci. Dani e Christian sono sul punto di separarsi, ma la ragazza è colpita da un lutto famigliare e lui non si sente di lasciarla sola quando parte per un viaggio assieme ad alcuni giovani antropologi. La meta è un villaggio svedese fuori da tutte le rotte turistiche; l'occasione, una festa folkloristica che si svolge ogni novant'anni. La celebra la comunità Harga in onore del proprio mito fondativo. Nel villaggio, dove il sole non tramonta mai, la spensierata vacanza del gruppo prenderà l'aspetto di un incubo.
Al secondo film dopo l'impressionante Hereditary - Le radici del male, il trentaseienne regista americano immerge progressivamente i suoi personaggi - e lo spettatore con loro - in un'atmosfera allucinante, senza bisogno di ricorrere a colpi di scena sensazionali per moltiplicare gli effetti di paura. Nelle luci permanenti del circolo polare artico emerge un mondo sconosciuto e pagano, dove Aster organizza una sorta di trance collettiva. Gli estimatori hanno anche sottolineato (in modo forse eccessivo ma non senza fondamento) l'eleganza e la maestosità delle inquadrature di Midsommar, paragonandolo alla maniera di fare cinema di maestri assoluti quali Stanley Kubrick e Terrence Malick. Ma è pur vero che è assai raro trovare un simile rigore nei film di paura, che troppo spesso sacrificano agli effetti "gore" lo sviluppo narrativo e la qualità della regia. In Aster il senso del dettaglio è fondamentale nella composizione delle inquadrature; l'economia di parole lascia spazio all'immagine; una studiata lentezza, anziché indebolirlo, dà efficacia al racconto. Facendo crescere quel senso d'ansia che è fondamentale nel "piacere dell'orrore".