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Niente scandali, torna 'Skam' e si parla di vita

(ansa)
Multischermo / 'Skam Italia' arriva alla quinta e ultima stagione. Il format norvegese adattato da noi da Ludovico Bessegato è disponibile su Netflix
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Bisogna attendere il quinto episodio della quinta stagione e poi si arriva al punto. Ma non è davvero un problema per il folto pubblico di giovani che segue dall’inizio la serie Skam (format norvegese e diffuso qui e là, ma in Italia si è scelta una certa autonomia, via Netflix). E che da questo film piuttosto lungo — spezzato in episodi da venti minuti, ma facilmente scalabile per intero — hanno ricavato motivi ampi per discutere, qualcuno scandalizzarsi, qualcun altro l’opposto, come avviene tra chiunque e su qualunque argomento. Siccome dopo la presentazione si è parlato solo di quello — e nei titoli si è usato solo il termine “micropene” — arriviamo dunque al punto. Elia, il protagonista di questa fase di racconto, ha tutto per piacere, attira ragazze come una calamita umana, ma ha un problema che sarebbe di natura medica, in realtà, ma non è che questo gli possa evitare imbarazzo e ra…

Bisogna attendere il quinto episodio della quinta stagione e poi si arriva al punto. Ma non è davvero un problema per il folto pubblico di giovani che segue dall’inizio la serie Skam (format norvegese e diffuso qui e là, ma in Italia si è scelta una certa autonomia, via Netflix). E che da questo film piuttosto lungo — spezzato in episodi da venti minuti, ma facilmente scalabile per intero — hanno ricavato motivi ampi per discutere, qualcuno scandalizzarsi, qualcun altro l’opposto, come avviene tra chiunque e su qualunque argomento. Siccome dopo la presentazione si è parlato solo di quello — e nei titoli si è usato solo il termine “micropene” — arriviamo dunque al punto. Elia, il protagonista di questa fase di racconto, ha tutto per piacere, attira ragazze come una calamita umana, ma ha un problema che sarebbe di natura medica, in realtà, ma non è che questo gli possa evitare imbarazzo e ragazze respinte a decine. E, nella stagione in corso, guarda caso gliene capita una che chiunque vorrebbe — si arriva vicini a guardare insieme Blow Up di Antonioni (per questo le chiamano fiction). E invece Elia provoca un incidente verbale al momento giusto, ormai ha una tecnica. Solo che è arrivato il momento di far capire alla cerchia sbigottita di amici e amiche il motivo di quei comportamenti. Diciamo che la prima reazione di uno di loro (“Beh, non è che qui c’è qualcuno che è Rocco Siffredi”) non ha grande efficacia consolatoria. Ma insomma, l’evoluzione, che non va rivelata, tiene il punto. E qui si arriva al senso di una serie (Ludovico Bessegato lo showrunner italiano) che ha trovato un equilibrio accattivante stagione dopo stagione, scorre naturale e si segue senza alcun problema anche se l’adolescenza è un vaghissimo ricordo. E anche ignorando del tutto le dinamiche social, senza sentirsi privati di alcunché. Ed è un piccolo miracolo, si potrebbe dire, se non fosse che con quella storia di stagione è impossibile sfuggire ai doppisensi.
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“Il problema è che gli italiani non hanno un Governo votato da loro da quando c’ero io, nel 208. Anzi no…”. (Silvio Berlusconi a Dritto e rovescio su Rete4 incorre in un lapsus, ma poi chissà).