✕

Maestra Wanna, sinistri presagi del presente

Multischermo / Su Netflix la serie tv, in quattro puntate, dedicata all’impero delle televendite creato da Marchi & Co.
1 minuti di lettura

C’è un dosaggio quasi perfetto nel Wanna di Netflix, quattro puntate sull’epopea di Wanna Marchi madre, di Stefania Nobile figlia e del circus che girò intorno all’impero casereccio quanto cospicuo delle televendite anni Ottanta. Riguarda la parte narrata da giornalisti — gli unici momenti in cui si capisce qualcosa o ci si illude — e poi la parte voyeuristica, che alimenta rimpianti per i bei tempi e fa gridare oggi alle citazioni d’epoca, a quando è iniziato tutto, alla imbonitrice di Ozzano come figura chiave per capire i successivi decenni. Era invece, ovviamente, tutta una questione di mezzi di comunicazione da esaltare e spremere, allora la tv privata, oggi i social, domani chissà, su un fondale nel quale si affollano moltitudini pronte a farsi abbindolare o in grado di discernere, o che si divertono con lo spettacolo. C’è un’espressione impubblicabile con cui la Marchi descrive la sua mission (pi…

C’è un dosaggio quasi perfetto nel Wanna di Netflix, quattro puntate sull’epopea di Wanna Marchi madre, di Stefania Nobile figlia e del circus che girò intorno all’impero casereccio quanto cospicuo delle televendite anni Ottanta. Riguarda la parte narrata da giornalisti — gli unici momenti in cui si capisce qualcosa o ci si illude — e poi la parte voyeuristica, che alimenta rimpianti per i bei tempi e fa gridare oggi alle citazioni d’epoca, a quando è iniziato tutto, alla imbonitrice di Ozzano come figura chiave per capire i successivi decenni. Era invece, ovviamente, tutta una questione di mezzi di comunicazione da esaltare e spremere, allora la tv privata, oggi i social, domani chissà, su un fondale nel quale si affollano moltitudini pronte a farsi abbindolare o in grado di discernere, o che si divertono con lo spettacolo. C’è un’espressione impubblicabile con cui la Marchi descrive la sua mission (più o meno: “Bisogna fregare quelli disposti a farsi fregare”), c’è l’intero sottobosco che si riunì allora correndo appresso ai soldi a palate. C’è la perdizione, nonché la criminalità organizzata, innescata proprio dall’esistenza di quel fiume di soldi. C’è anche il Mago do Nascimento oggi, che parla un italiano quasi forbito e ci sono passaggi nei quali viene da mandare al diavolo tutti. Infine, le parti meno glamour e più pratiche, che incrociano lo spirito del tempo, tra giri politico-affaristici che meriterebbero un trattato a parte: salvo che dopo un minuto qualcuno si alzerebbe reclamando ancora la Wanna(be) dei tempi andati che urla rivolgendosi alle ciccione. Wanna è quasi inestimabile, con mille tipologie di fruizioni nelle quali ritrovarsi e mettersi alla prova, tra memoria consolidata di allora e sinistri presagi su un presente chissà quanto diverso.
***
Serena Bortone: «Con Calenda vi siete più sentiti?».
Emma Bonino: «Ma scusi, se il suo fidanzato la abbandona tre giorni dopo che le ha dato l’anello, lei lo rincorre?».
Serena Bortone: «Io no. Ma non si sa mai. Lei ha mai rincorso un fidanzato?».
Emma Bonino: «Eh?».
(Oggi è un altro giorno, Rai 1)