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'Notre-Dame', il rogo come metafora della nostra società: "Ciascuno di noi ha un fuoco interiore da spegnere"

Il regista parigino Hervé Hadmar racconta in una serie, disponibile su Netflix, l'incendio che distrusse la cattedrale il 15 aprile 2019: ma è solo un modo per mettere in scena un lutto e un rancore collettivi
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"We can be Heroes/ Just for one day". Una giovane recluta dei pompieri di Parigi si allena correndo lungo la Senna, dentro di sé c'è rabbia e dolore, il suo compagno è morto in azione pochi mesi prima in un intervento per salvare delle vite umane. Ma questa è l'alba di un giorno speciale, in cui il lutto e il rancore deve lasciare spazio alla responsabilità e al coraggio. È il 15 aprile 2019 a Parigi e quel giorno, in modo incredibile e con elementi che sembrano appartenere più ad un romanzo che alla storia contemporanea, la Cattedrale di Notre Dame ha preso fuoco. Mentre i pompieri parigini cercano di arginare i danni delle fiamme, la serie segue i drammi di tanti altri personaggi la cui vita si intreccia con quella del rogo e che in questo giorno così speciale per la città potranno trovare la possibilità di voltare pagina. La serie Notre - Dame, firmata dal regista francese Hervé Hadmar, arriva su Netflix. Ne parliamo con il regista su Zoom da Parigi.

Quanta realtà e quanta finzione in questa serie?
"Direi 50 e 50%. Semplicemente tutto quello che è inventato è più forte dal punto di vista emotivo e quindi si ha l’impressione che prenda più spazio. Siamo partiti dal libro di Romain Gubert che è un giornalista di Le Point che ha raccontato quella notte dal punto di vista della brigata di pompieri, tutti i fatti reali momento per momento. Io ho poi creato dei nuovi personaggi, coi loro traumi, le loro storie… l'idea di fondo da cui siamo partiti è che ciascuno di noi ha un fuoco interiore da spegnere. Notre-Dame diventa il simbolo della nostra società che brucia e di tutte le persone che sentono un incendio dentro di sé. Per farle un esempio su come abbiamo lavorato: nella realtà una parte della guglia centrale di Notre-Dame è crollata nella navata centrale e le porte si sono chiuse e i pompieri sono rimasti intrappolati dentro, magari 30 secondi, un minuto mentre noi nella serie lo abbiamo esagerato, lo abbiamo fatto durare di più".

La serie è corale, i pompieri sono protagonisti ma ci sono tanti altri personaggi. Come li avete scelti e intrecciato le loro storie?
"Di quella notte quello che mi ha toccato personalmente è ovviamente la Cattedrale che bruciava ma anche i milioni di sguardi di persone molto commossi, uomini, donne, bambini a prescindere dalla loro religione o origine etnica, toccati dalla stessa cosa nello stesso momento. Volevo una storia che andasse al di là del lavoro dei pompieri attraverso il racconto dei personaggi della folla. Abbiamo fatto una lista di una ventina di personaggi e poi abbiamo selezionati quelli che ci sembravano complementari; tutti avevano un proprio dolore interiore, come se quella notte fosse per tutti loro un passaggio emotivo. La parte del fuoco (sottotitolo della serie ndr) significa accettare che una parte di sé scompaia perché possa ricostruirsi in seguito".

Tra tutti i personaggi quello del generale, interpretato da Roshdy Zem, è il più complesso. Vi siete ispirati a qualcuno di reale?
"Sì siamo partiti dal generale Jean-Claude Gallet, comandante dei vigili del fuoco che quella notte comandava la brigata di Parigi, un umanista. Il contesto è reale: due mesi prima dell'incendio di Notre Dame c'è stato un rogo a Parigi dove hanno persona la vita due pompieri, non c'era il figlio di Gallet quello lo abbiamo inventato noi. Abbiamo immaginato questo comandante traumatizzato per queste morti... e ci siamo posti delle domande: come si reagisce quando si ha un palazzo così simbolico come la Cattedrale da salvare? Dove si può arrivare per salvare una chiesa? Si devono prendere rischi per la vita umana per un palazzo per quanto importante come Notre-Dame?".

Ci racconti le riprese.
"Le riprese sono durate cinque mesi ma prima di andare sul set abbiamo fatto un grandissimo lavoro di preproduzione. Tutto è stato preparato nei dettagli, la serie ha moltissimi effetti speciali e tantissima CGI. Abbiamo ricostruito una parte di Notre-Dame in studio: il transetto sud, le scale, le campane e poi abbiamo girato scene con vere fiamme… potete immaginare il delirio che è stato e altro è stato aggiunto in postproduzione. Un delirio molto organizzato, molto controllato grazie ad una preparazione durata sei mesi, ogni sequenza è stata preparata nei dettagli".

Avete avuto l'aiuto dei veri pompieri, immagino, sia per una questione di realismo che per la sicurezza…
"Assolutamente sì, la brigata dei pompieri di Parigi ci è stata di enorme aiuto. Ci hanno anche prestato dei costumi e ci sono dei veri pompieri mescolati tra gli attori che hanno dato realismo alle scene. Mi piace raccontare storie fantasmagoriche, chi vedrà la serie deve ricordarsi sempre che non sta vedendo un documentario, noi siamo nel mondo dei sogni e degli incubi però era importante che tutto fosse credibile".

La serie è piuttosto mélo. Ci sono situazioni molto estreme, come diceva, portate al limite della credibilità. Non avete mai avuto paura di spingere troppo su quel tasto?
"Certamente ci abbiamo riflettuto ma era tutto molto consapevole, io sono un tipo nordico normalmente faccio serie noir piuttosto fredde e invece questa volta ho voluto fare una cosa totalmente diversa. Con i produttori e con Netflix eravamo d'accordo di andare nel romanzesco e nel mélo e di spingerci più in là possibile senza essere ridicoli, questo è il nostro obiettivo. Poi ovviamente il punto di ridicolo non è lo stesso in tutti gli spettatori per cui ci sarà qualcuno che lo giudicherà così".

Il tono della serie però è chiaro fin dall’inizio, dalla prima sequenza dove si vedere la recluta correre lungo la Senna con nelle orecchie Heroes di David Bowie.
"Infatti l’abbiamo scelta esattamente per questa ragione, per dichiarare le nostre intenzioni allo spettatore. We can be heroes just for one day è proprio la strofa perfetta per quella notte, sicuramente per il lavoro dei pompieri ma anche per gli altri personaggi che sono eroi della propria vita. Facciamo tutto quello che è possibile per spegnere il fuoco che è dentro di noi, il fuoco della società, delle difficoltà di convivenza. Possiamo farcela".

Ha dichiarato Magnolia di Paul Thomas Anderson come riferimento cinematografico.
"Sì certamente fin dall’inizio ho parlato di questo film presentando il progetto a Netflix, quel film è un capolavoro che tutti conoscono e uno dei migliori esempi di cinema corale. Poi ce ne sono anche altri come Babel di Iñárritu, ma anche 21 grammi… Mentre sul fronte seriale mi ha interessato molto This is us che è un racconto mélo…"

Una storia molto francese ma anche globale. Secondo lei pubblici diversi, spettatori di paesi diversi vedranno la serie in modo diverso?
"È una storia che si iscrive in un contesto socio culturale molto francese, ma credo anche che sia universale o comunque assolutamente comprensibile nel mondo occidentale. In Europa, negli Stati Uniti più o meno viviamo qualcosa di simile e dopo l'esperienza del Covid ci siamo tutti trovati a farci ancora di più domande sulla vita e il senso della società. C'è tanto che sta accadendo dal punto di vista politico in Europa, io sono un ottimista ma sicuramente siamo in un momento di grande trasformazione".