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'The exchange', il femminismo made in Kuwait

Multischermo / Due cugine senza scrupoli tentano la scalata finanziaria in un Paese dominato dagli uomini
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Siccome l’ambientazione è quella degli anni 80, magari lo stesso gruppo di lavoro al centro di questa The Exchange avrà scherzato su possibili titoli alternativi del tipo Il cammello di Wall Street. Ed è da questa ipotetica gag che nasce una delle serie più insolite appena arrivate su Netflix, sfruttando il carattere decisamente internazionalista di un catalogo ormai sterminato.

Siamo in Kuwait, appunto in quel decennio che appare, per quanto sabbioso anche nei colori, scintillante il giusto e con il futuro luminoso in tasca, ammesso che se ne trovino nelle tuniche. Zone benestanti, due donne giovani o appena mature, a scalare, oltre all’ovvio predominio maschile dei luoghi, anche i listini della Borsa di Kuwait City giocando, senza troppi scrupoli data la condizione debole di partenza, il gioco dell’inside trading o annessi e connessi. Soprattutto la protagonista principale, Farida: ha appena divorziato dal ricco marito in una contesa qu…

Siccome l’ambientazione è quella degli anni 80, magari lo stesso gruppo di lavoro al centro di questa The Exchange avrà scherzato su possibili titoli alternativi del tipo Il cammello di Wall Street. Ed è da questa ipotetica gag che nasce una delle serie più insolite appena arrivate su Netflix, sfruttando il carattere decisamente internazionalista di un catalogo ormai sterminato.

Siamo in Kuwait, appunto in quel decennio che appare, per quanto sabbioso anche nei colori, scintillante il giusto e con il futuro luminoso in tasca, ammesso che se ne trovino nelle tuniche. Zone benestanti, due donne giovani o appena mature, a scalare, oltre all’ovvio predominio maschile dei luoghi, anche i listini della Borsa di Kuwait City giocando, senza troppi scrupoli data la condizione debole di partenza, il gioco dell’inside trading o annessi e connessi. Soprattutto la protagonista principale, Farida: ha appena divorziato dal ricco marito in una contesa quasi violenta, lui le ha dichiarato guerra e tagliato tutti i fondi puntando a vederla tornare pentita e implorante.

Che possa esistere del femminismo intenso e motivato in un contesto così è uno spunto interessante per una serie tv – che sfiora per mille motivi il passo di una soap mediorentale di quelle che funzionano anche da noi. Ma, anche qui per mille motivi, alla fine si segue più che volentieri – e senza nulla a pretendere – l’intreccio di vicende: anche, magari arrossendo un po’, per la curiosità un po’ insana per una storia così, ambientata in un contesto che suona esotico. Ma sono peccati veniali, così come quelli commessi dalle due donne, che sono cugine, alla ricerca continua di trucchi e strategie che facciano saltare per aria il contesto intorno: che non solo è maschilista al massimo grado ma è soprattutto corrotto dentro un gioco paramafioso che sembra inestirpabile. E che, nel giro di un paese strano e ricco nel pieno dei favolosi anni 80, forse conquista perché in realtà c’è molto occidente, o voglia di, dentro questa storia.

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