'Il caso Alex Schwazer', una fiction quasi thriller
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaVicenda intricata e complessa come poche, ferita aperta per lo sport italiano in genere e figuriamoci per l’atletica, disciplina ad alta esposizione a dubbi, sospetti e altro, come per qualunque sport individuale (e non solo) basato su resistenza e performance. Roba che scotta, Il caso Alex Schwazer, finito ora in una docuserie di Netflix in quattro puntate sulle quali è in vigore, e durerà fino a chissà quando, un doppio registro. Ci sono molti spettatori che hanno aderito indignandosi a vario titolo all’intento innocentista della serie, ce ne sono altri che rimangono in silenzio e scuotono la testa. Tra questi ultimi, molti addetti ai lavori e gente di atletica.
Significa che il lavoro scritto e diretto da Massimo Cappello è un’operazione appunto controversa e che vuole esserlo, sposando la tesi dell’atleta (colpevole dichiarato di doping in prima istanza, poi risc…
Vicenda intricata e complessa come poche, ferita aperta per lo sport italiano in genere e figuriamoci per l’atletica, disciplina ad alta esposizione a dubbi, sospetti e altro, come per qualunque sport individuale (e non solo) basato su resistenza e performance. Roba che scotta, Il caso Alex Schwazer, finito ora in una docuserie di Netflix in quattro puntate sulle quali è in vigore, e durerà fino a chissà quando, un doppio registro. Ci sono molti spettatori che hanno aderito indignandosi a vario titolo all’intento innocentista della serie, ce ne sono altri che rimangono in silenzio e scuotono la testa. Tra questi ultimi, molti addetti ai lavori e gente di atletica.
Significa che il lavoro scritto e diretto da Massimo Cappello è un’operazione appunto controversa e che vuole esserlo, sposando la tesi dell’atleta (colpevole dichiarato di doping in prima istanza, poi riscontrato positivo alla ripresa, in un viluppo da mal di testa tra provette, laboratori, istanze e sentenze) mettendolo in primo piano sempre. E insieme al suo allenatore Sandro Donati, in origine paladino della lotta al doping, personaggio effettivamente da film introspettivo. Siamo abbastanza lontani – e per Netflix e simili è un bel test in vista di cose future nel genere – dall’efficacia asciutta di serie come quella su San Patrignano: qui la costruzione del punto di vista dello spettatore viene perseguita con metodo. Il caso Alex Schwazer si segue come una fiction con parti thriller: ma a ogni istante il pathos trasmesso dai protagonisti suona quasi insostenibile. Ci sono molte sentenze, anche recenti, che negano complotti da parte di federazioni e organi preposti: mentre la ricerca, negli sguardi e nelle parole degli intervistati, di un barlume di senso non-emotivo finisce nel vuoto. Buon per chi si entusiasma a reclamare innocenza, buon per chi la pensa all’opposto. Gli altri, brancolano un po’ nel buio.
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Nel programma Matrimonio a prima vista, su Real Time, ci si sposa senza essersi mai visti prima. Hanno diffuso i dati relativi alle coppie delle passate edizioni che sono ancora insieme: a occhio, la percentuale è superiore rispetto a quanto accade nella vita reale.