Il ritorno del Gattopardo. Il mito arriva in tv e stavolta tutto danza negli occhi delle donne
dalla nostra inviata Silvia FumarolaCATANIA – Ci sono scene impresse nella memoria: la risata sfrenata di Angelica a tavola, il ballo con Don Fabrizio, l’abito bianco millestrati effetto medusa, che ondeggia. Il gattopardo di Luchino Visconti, che nel 1963 portò sullo schermo il romanzo capolavoro di Tomasi di Lampedusa, resta un classico. La visione di un mondo che sta per scomparire e di un altro pronto a prendere il sopravvento è di un’attualità sconvolgente. Quanti Calogero Sedara si sono presentati, in tutte le forme, nella storia di questo paese? Colpiva la bellezza dei protagonisti, Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon. Siamo nel 1860, nei giorni dello sbarco in Sicilia dei Mille di Garibaldi, col tramonto della monarchia borbonica sta nascendo un nuovo ceto borghese. Il nipote di don Fabrizio, Tancredi Falconeri, cerca il potere economico. Sullo sfondo storico, il duello di due modelli femminili, quello della bellissima Angelica, selvaggia e vincente, che si prende Tancredi; e la classe dell’aristocrat…
CATANIA – Ci sono scene impresse nella memoria: la risata sfrenata di Angelica a tavola, il ballo con Don Fabrizio, l’abito bianco millestrati effetto medusa, che ondeggia. Il gattopardo di Luchino Visconti, che nel 1963 portò sullo schermo il romanzo capolavoro di Tomasi di Lampedusa, resta un classico. La visione di un mondo che sta per scomparire e di un altro pronto a prendere il sopravvento è di un’attualità sconvolgente. Quanti Calogero Sedara si sono presentati, in tutte le forme, nella storia di questo paese? Colpiva la bellezza dei protagonisti, Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon. Siamo nel 1860, nei giorni dello sbarco in Sicilia dei Mille di Garibaldi, col tramonto della monarchia borbonica sta nascendo un nuovo ceto borghese. Il nipote di don Fabrizio, Tancredi Falconeri, cerca il potere economico. Sullo sfondo storico, il duello di due modelli femminili, quello della bellissima Angelica, selvaggia e vincente, che si prende Tancredi; e la classe dell’aristocratica Concetta, quasi dimessa, che acquisterà consapevolezza negli anni. Solo alla fine, adulta, capisce di aver sprecato la vita dietro il sogno d’amore per Tancredi, rifiutando la proposta di matrimonio di Cavriaghi.
La “perdente” si prende la scena nella serie Netflix Il gattopardo, che il regista Tom Shankland sta girando a Catania. Sembra un azzardo, una follia, un’impresa impossibile, ripensando a Visconti, ma il regista inglese, camicia con le palme e bermuda, figlio di un professore di letteratura italiana innamorato dell’opera di Tomasi di Lampedusa, spiega serafico che non ha nessun timore «perché non sarà il remake del film: partiamo dal libro. E lo dico subito, la famosa scena del ballo di Angelica con il principe, diventata iconica, non ci sarà. Ci sono altre scene dei balli. Il film è considerato un capolavoro, lo so. Noi raccontiamo la storia dal punto di vista della figlia del principe, Concetta, seguiamo la sua evoluzione». È interpretata da Benedetta Porcaroli, nel film da Lucilla Morlacchi.
A Palazzo Biscari, un gioiello nel cuore di Catania, tra stucchi e soffitti affrescati, il tempo si è fermato: la scena del ballo della Liberazione (licenza degli sceneggiatori, non c’è nel romanzo) fa sognare. Il salone è illuminato dai candelabri, corbeille di fiori, le dame fluttuano negli abiti di taffetas, i gentiluomini sono in frac. «Perché non balla nessuno?», chiede Tancredi (Saul Nanni), la benda sull’occhio, a don Fabrizio (Kim Rossi Stuart). «Un conto è accettare un invito, altra cosa è divertirsi e provare piacere sincero» è la risposta. Prende da parte il colonnello Bombello (Alessandro Sperduti): i sottufficiali balleranno il valzer con le sue figlie. Poi il principe di Salina apre le danze con la moglie Maria Stella (Astrid Meloni). Fuori li attendono le carrozze, e oltre il portone, in strada, turisti e curiosi. «La scena», spiega Shankland, «non fa parte del libro, ma è ispirata a un incontro fra Tancredi e il principe. Sono così felice che siano tutti attori italiani: Kim mi ha colpito molto, ha grande sensibilità oltre che un aspetto principesco. I coach ci aiutano per l’accento siciliano, la principessa Vittoria Alliata ci ha spiegato come parlavano i nobili. Angelica, che non lo è, parla un dialetto più stretto». Deva Cassel, la figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, è la nuova Angelica, Astrid Meloni (la principessa Maria Stella), nel film era la grande Rina Morelli. La parte di Padre Pirrone, interpretato da Romolo Valli, è affidata a Paolo Calabresi mentre Don Calogero Sedara, sindaco di Donnafugata, a cui Paolo Stoppa regalava un orgoglioso senso di inadeguatezza (i pantaloni del frac troppo corti scatenavano l’ironia del principe), ha il volto di Francesco Colella.
Shankland, che ha sposato una siciliana, è fiero di come è stato accolto: «Mai avrei pensato di poter girare a Palermo la scena dell’arrivo dei garibaldini: abbiamo allestito il set ai Quattro canti, riempiendo di terra le strade. I cittadini sono stati pazienti e affettuosi. Il Gattopardo è ancora oggi tra i libri più letti, i temi che tratta», continua, «sono attuali. Se pensiamo a quello che è successo con la Brexit, alla crisi economica, al Covid, poi alla guerra, all’intelligenza artificiale, al clima... È un mondo che va avanti e torna indietro».
Lo scenografo Dimitri Capuano e i costumisti Carlo Poggioli e Edoardo Russo, raccontano la cura dei dettagli: le piante per arricchire saloni e giardini, lo studio della prospettiva nelle piazze, gli arredi un po’ fané simbolo dei veri aristocratici. Poggioli, esperto di film ambientati nel 1800, (tra gli altri, ha collaborato con Gabriella Pescucci per L’età dell’innocenza), conosce tutte le sartorie del mondo. «Ho capito subito che sarebbe stato difficile recuperare costumi di repertorio», spiega Poggioli. «Affrontiamo la storia da un punto di vista diverso da Visconti, ma il confronto è inevitabile, tanto più che i costumi creati da Piero Tosi sono entrati nell’immaginario collettivo. Ho conosciuto bene Piero, gli sono stato accanto come assistente e amico, fino alla scomparsa nel 2019. Mi ero fatto raccontare tutto del film. Quei costumi splendidi, purtroppo, sono andati perduti o sono rovinati. Quello di Tancredi è l’unico rimasto intatto, lo abbiamo fatto provare a Saul Nanni: sembrava cucito per lui». Ha cercato sete e lini ricamati. «Concetta nel film è quasi dimessa, qui vediamo come si trasforma». In tutto per la serie seimila costumi, la cura artigianale caratterizza anche il lavoro della regina delle acconciature Desiree Corridoni, David di Donatello per L’ombra di Caravaggio, (ha lavorato con Sofia Coppola per Maria Antonietta). Decine di trecce e chignon sono allineate nel laboratorio. «Mi piace la naturalezza, le teste non devono essere rigide. Ho creato questi cerchietti con il fil di ferro e le trecce, sono più comodi da mettere». La creatività al servizio della bellezza.