✕

Il Gattopardo diventa una serie che ha il compito ingrato di confrontarsi con quel successo

Anche se già sono note le distanze con il capolavoro di Luchino Visconti, i paragoni saranno comunque presenti
1 minuti di lettura

E va bene che la serialità è implicita nel narrare. E va bene che la bulimia di soggetti della tv ci abbia abituato a versioni a puntate dei classici dello schermo, fino da un Casablanca in cinque episodi del 1986, un Dalle 9 alle 5, orario continuato in 85 parti o il progetto di spezzettare Per un pugno di dollari. Né gli spettatori del classico del 1963, né il maestro Visconti si sarebbero mai immaginati, però, una versione estesa e rammodernata del Gattopardo. Una serie ha senso quando è basata su personaggi semplici, archetipici, in grado di prestarsi a situazioni diverse.

Ora, però, ci informano che le sei puntate prodotte da Netflix manterranno sostanzialmente intatta la trama, approfondendone alcuni aspetti “trascurati” dal romanzo di Tomasi di Lampedusa: in primis il personaggio di Concetta, la figlia del Principe di Salina il cui amore per il bel Tancredi dovrà cedere alla ragion di Stato.

Si sentiva davvero il bisogno di un Gattopardo bis? Fatichiamo a crederlo. Appaiono pre…

E va bene che la serialità è implicita nel narrare. E va bene che la bulimia di soggetti della tv ci abbia abituato a versioni a puntate dei classici dello schermo, fino da un Casablanca in cinque episodi del 1986, un Dalle 9 alle 5, orario continuato in 85 parti o il progetto di spezzettare Per un pugno di dollari. Né gli spettatori del classico del 1963, né il maestro Visconti si sarebbero mai immaginati, però, una versione estesa e rammodernata del Gattopardo. Una serie ha senso quando è basata su personaggi semplici, archetipici, in grado di prestarsi a situazioni diverse.

Ora, però, ci informano che le sei puntate prodotte da Netflix manterranno sostanzialmente intatta la trama, approfondendone alcuni aspetti “trascurati” dal romanzo di Tomasi di Lampedusa: in primis il personaggio di Concetta, la figlia del Principe di Salina il cui amore per il bel Tancredi dovrà cedere alla ragion di Stato.

Si sentiva davvero il bisogno di un Gattopardo bis? Fatichiamo a crederlo. Appaiono pretestuose le affermazioni sull’attualità della storia, applicabili a mille altri libri. E malgrado i numeri conclamati (5000 comparse, 50 location…) temiamo una versione bonsai del film, ridimensionata alla vocazione casalinga della tv. Però il punto più dolente (e spiace dirlo) è il cast. Come si fa ad affidare la parte del Principe di Salina, che fu di Burt Lancaster, al pur simpatico Kim Rossi Stuart, se non sperando in un pubblico che non ha visto il film? Lo stesso gap di carisma riguarda, a diversi livelli, Saul Nanni al posto di Alain Delon, la semi-debuttante Deva Cassel in quello di Claudia Cardinale, mai così fulgida come nel ruolo di Angelica, o Benedetta Porcaroli, cui tocca l’ingrato compito di “valorizzare” la parte dell’infelice Concetta (allora interpretata dall’ottima Lucilla Morlacchi).

Leggi i commenti