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Matthew Broderick tra pillole e dipendenza

Multischermo / ‘Painkiller’ la serie su Netflix
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I bimbi giocavano col pelouche a forma di pillola, i genitori impazzivano di dipendenza con le pillole vere. È una storia atroce, la tentazione è quella di arrivare a un’archiviazione, causa abolizione assoluta della speranza: nel mondo, nella sua struttura, nei governi, nelle autorità, nella medicina e infine, questo il guaio, nella capacità di reagire dell’opinione pubblica. Painkiller è la miniserie (sei episodi) che va per la maggiore su Netflix in questo periodo: la storia è quella dell’OxyContin, antidolorifico potente che ha dilagato negli Usa a partire da vent’anni fa, con effetti devastanti e una potenza pari all’efficacia di quel farmaco nel lenire il dolore nelle malattie acute. Ovvio, in quanto si trattava, e si tratta, di eroina in pillole. I guasti prodotti sono inafferrabili — nelle cronache ci sono dati che vanno dai 100 ai 500mila morti per conseguenze dirette.

Painkiller gioca sulla spettacolarizzazio…

I bimbi giocavano col pelouche a forma di pillola, i genitori impazzivano di dipendenza con le pillole vere. È una storia atroce, la tentazione è quella di arrivare a un’archiviazione, causa abolizione assoluta della speranza: nel mondo, nella sua struttura, nei governi, nelle autorità, nella medicina e infine, questo il guaio, nella capacità di reagire dell’opinione pubblica. Painkiller è la miniserie (sei episodi) che va per la maggiore su Netflix in questo periodo: la storia è quella dell’OxyContin, antidolorifico potente che ha dilagato negli Usa a partire da vent’anni fa, con effetti devastanti e una potenza pari all’efficacia di quel farmaco nel lenire il dolore nelle malattie acute. Ovvio, in quanto si trattava, e si tratta, di eroina in pillole. I guasti prodotti sono inafferrabili — nelle cronache ci sono dati che vanno dai 100 ai 500mila morti per conseguenze dirette.

Painkiller gioca sulla spettacolarizzazione di tutto quanto: mentre la detective che ha preso a cuore la questione (Edie Flowers, interpretata da Uzo Aduba) tiene il filo del racconto come in un’inchiesta d’alto bordo, l’evolversi degli avvenimenti dà dipendenza anch’esso: con quelli della Purdue, puro Big Pharma, e la loro strategia criminale meticolosamente ordita ma identica a qualunque altro lancio pubblicitario in gran stile anni 90, forza vendita entusiasta, guadagni facili, corruzione a mani basse. Il vero carburante è l’America rurale e popolare, suggestionata da miti televisivi e spettacolari, indifesa anzi attaccata come obiettivo preciso. Painkiller, che ha come star Matthew Broderick nei panni del boss criminal-farmaceutico, è la versione più glamour, si fa per dire, di un’altra serie, Dopesick, sullo stesso tema: arrivata lo scorso anno su Disney+, più compatta e raggelante, con un Michael Keaton ad alto livello e un passo più adulto nel racconto.

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Nel Tg1 impegnato nel suo cammino frou-frou/governativo si annidano sacche di resistenza. E in apertura dell’edizione che annuncia la scomparsa di Toto Cutugno partono le note de L’italiano ma soprattutto il verso “Un partigiano come presidente”. Ora e sempre Tg1. 

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