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‘One piece’, il manga diventa una serie. Il creatore Eiichiro Oda: “Vi invito nel mio mondo luminoso e ottimista”

Su Netflix il 31 agosto la prima serie live action tratta dal manga più venduto di sempre. Sette anni di lavorazione e una garanzia: “Da Hollywood ho preteso che se non fossi stato soddisfatto il progetto non avrebbe visto la luce”
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One Piece è il manga più popolare della storia. Creato dal mangaka (artista di manga) Eiichiro Oda, classe 1975, è apparso per la prima volta nel luglio 1997 e da allora non ha mai interrotto la pubblicazione diventando la serie manga più venduta di sempre. Ventisei anni dopo, le avventure di Cappello di paglia, un giovane aspirante pirata dall’infanzia difficile, e della sua ciurma prendono corpo in una serie in arrivo su Netflix il 31 agosto. 

Fan alla celebrazione di Oen Piece al Santa Monica Pier

 (afp)

Un immenso lavoro di adattamento, un progetto che è andato avanti per sette anni e che poteva anche non vedere la luce. “La sfida principale era non tradire le aspettative dei milioni di fan del manga nel mondo – ci dice Oda collegato dal Giappone –  Dopo lunghe conversazioni con tutta la squadra produttiva della serie siamo arrivati alla conclusione che i personaggi dovevano aderire quelli che tutti conoscono. La mia preoccupazione era rendere bene il personaggio di Cappello di paglia che doveva essere fedele a quello che i lettori amano. Se i fan non accettano i personaggi come li abbiamo realizzati nel live action, possiamo aver girato le scene più belle del mondo ma non avremo raggiunto il nostro obiettivo. Mi hanno autorizzato a dare la benedizione finale su tutti gli aspetti della produzione, dalla sceneggiatura al montaggio, e avevo la garanzia che se non fossi stato soddisfatto il progetto non avrebbe visto la luce”.

A comporre la ciurma un cast di giovanissimi interpreti: il ventenne attore messicano Iñaki Godoy nei panni del capitano Monkey D. Luffy, l'unico giapponese del gruppo Mackenyu nei panni dello spadaccino Roronoa Zoro, l'americana Emily Rudd è la ladra dai capelli rossi Nami, Jacob Romero (Usopp) ha origini giamaicane, mentre Taz Skylar (Sanji) è inglese di origine spagnola. Ognuno ha una sua abilità ma il capitano Luffy ha un vero e proprio dono: da ragazzino per sbaglio ha mangiato il frutto del diavolo e il suo corpo è diventato di gomma, capace di allungarsi all’infinito e rimbalzare i proiettili. Le avventure di Luffy e i suoi compagni alla ricerca del leggendario tesoro nascosto dal vecchio pirata Gold Roger prima di essere giustiziato: lo One Piece, li porteranno a incontrare mostri, sfidare altri pirati come la piratessa Albida, il pirata clown Bagy, quello sotto mentite spoglie Kuro e soprattutto a sfuggire continuamente ai marines, la forza armata che controlla il mondo per il Governo mondiale. 

"La mia politica come mangaka è di creare un mondo luminoso e ottimista ed è quello che vorrei le persone si godessero dello show – spiega Oda in particolare a quegli spettatori che non conoscono il manga –  Se siete alla ricerca di serie dark, complicate o seriose c’è molto altro.One Piece corrisponde alla mia idea di intrattenimento: un modo molto divertente di passare il tempo”. E la serie, con l’idea forte di una caccia al tesoro, con combattimenti e fughe, con personaggi sopra le righe e nemici senza scrupoli è esattamente quello: un grande intrattenimento che vede nel tesoro da trovare la metafora del proprio sogno da realizzare, che questo sia diventare il re dei pirati, il migliore spadaccino al mondo o un ottimo cuoco.

(afp)

Per moltissimi anni Eiichiro Oda ha ricevuto proposte da studi giapponesi per realizzare la serie live action e le ha sempre rifiutate. “Ho sempre pensato che i manga non potessero essere trasformati in film o serie con gli attori, ma a un certo punto, con il livello di tecnologia di effetti speciali a cui siamo arrivati e la qualità della produzione di oggi, mi sono convinto che fosse possibile. Per questo ho cambiato idea e ho cominciato a pensare chi fosse il partner giusto per farlo –spiega l’autore – In Giappone le persone della mia generazione sono cresciute vedendo moltissimi film hollywoodiani e idolatrandoli. Penso a Indiana Jones, E.T., Terminator; questi sono i titoli con cui sono cresciuto. Avevo una grande aspettativa pensando a quel tipo di film, sapevo che la produzione sarebbe stata altissima. Ero convinto che Hollywood, rispetto a uno studio giapponese, avrebbe reso giustizia al manga che avevo disegnato. E non mi sono sbagliato”.

Per quello che riguarda il “lost in translation”, la paura che degli aspetti tipici della cultura giapponese si perdessero in un adattamento hollywoodiano o che invece caratteristiche tipicamente nipponiche del manga non venissero colte dal resto del mondo che vedrà la serie, Oda è piuttosto sereno. “Ho vissuto tutta la vita in Giappone quindi non so esattamente come si percepiscano le cose fuori da qui. Un aspetto però che ho notato, relazionandomi con gli altri della produzione, è che il concetto di “nakama” (compagno) è interpretato in modo diverso rispetto alla cultura giapponese e così pure certi valori che incarnano i personaggi, quello che può apparire “cool” o “forte” può essere visto in modo diverso in altre culture. Nonostante tutto, One Piece come manga ha avuto successo in tutto il mondo con i temi di sacrificio e di umanità che vengono dalla cultura giapponese, temi che sono stati abbracciati da coloro che lo hanno amato fuori dal Giappone. Per cui ho scelto di rimanere vicino a questi valori nonostante le differenze culturali che gli spettatori potevano avere”.

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