"Lucianone e Lucianino": Pavarotti e Ligabue nei ricordi di Nicoletta Mantovani
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteDischi, libri, film. Un sacco di cose rimandano a Luciano Ligabue, alla sua storia, alla sua arte. Mancava, per essere pienamente nel tempo attuale, una serie streaming, e arriva da oggi su RaiPlay. Si intitola È andata così, sette puntate di 45 minuti l’una, oltre cinque ore di viaggio nel mondo di Ligabue, tra memorie, aneddoti, filmati inediti, frutto del lungo dialogo tra lui e Stefano Accorsi, voce narrante e complice — assieme al regista Duccio Forzano — dell’intera operazione. Tanti gli amici e colleghi che hanno offerto le loro testimonianze, dal fratello Marco all’inseparabile manager Claudio Maioli, Mauro Coruzzi, Gino e Michele,Linus, Massimo Recalcati e Walter Veltroni, tra gli altri Francesco De Gregori, Elisa, Eugenio Finardi e anche Nicoletta Mantovani, testimone diretta di uno degli incontri più particolari dell’avventura di Liga, quello con Luciano Pavarotti: «Si chiamavano Lucianino e Lucianone» ric…
Dischi, libri, film. Un sacco di cose rimandano a Luciano Ligabue, alla sua storia, alla sua arte. Mancava, per essere pienamente nel tempo attuale, una serie streaming, e arriva da oggi su RaiPlay. Si intitola È andata così, sette puntate di 45 minuti l’una, oltre cinque ore di viaggio nel mondo di Ligabue, tra memorie, aneddoti, filmati inediti, frutto del lungo dialogo tra lui e Stefano Accorsi, voce narrante e complice — assieme al regista Duccio Forzano — dell’intera operazione. Tanti gli amici e colleghi che hanno offerto le loro testimonianze, dal fratello Marco all’inseparabile manager Claudio Maioli, Mauro Coruzzi, Gino e Michele,Linus, Massimo Recalcati e Walter Veltroni, tra gli altri Francesco De Gregori, Elisa, Eugenio Finardi e anche Nicoletta Mantovani, testimone diretta di uno degli incontri più particolari dell’avventura di Liga, quello con Luciano Pavarotti: «Si chiamavano Lucianino e Lucianone» ricorda Mantovani, «tra loro c’era grande complicità e un legame fortissimo amando la propria terra. Parlavano in dialetto, avevano un sacco di affinità».
E questi ricordi li ha portati nella serie.
«Certo, ognuno ha le sue memorie, il suo punto di vista, cambiato peraltro nel corso del tempo. Ricordo che Luciano, per l’edizione 1996 di Pavarotti and Friends, era entusiasta di cantare con “Lucianino”: voleva cantare un brano dal suo repertorio, o un’aria, invece Lucianino voleva cantare una delle sue canzoni».
Come finì lo abbiamo visto…
«Si misero d’accordo su Certe notti nonostante qualche perplessità di “Lucianone” su una parte del testo: era un uomo vecchia maniera, certe cose non poteva proprio immaginare di dirle cantando, le parolacce, i riferimenti al sesso... Gli disse “io queste cose non le canto” e si divisero il testo in maniera che non accadesse. Lo racconto con piacere nella serie, perché poi il risultato finale fu molto bello».
Pavarotti ascoltava musica pop?
«In realtà ascoltava sempre musica e quindi anche cose lontane dal suo mondo. Gli piaceva la musica che lo metteva di buon umore, ammirava moltissimo Mina ma non ascoltava tanto pop o rock, dato che era costantemente concentrato nello studio. Molti non comprendono la mole del suo impegno, è stato in tour per quarant’anni senza una pausa…».
La preparazione dei Pavarotti and Friends era molto impegnativa?
«Quando era sul palco era divertimento, ma prima c’erano tanti mesi di fatica. Per lui confrontarsi con il mondo del pop era complesso, doveva imparare melodie e testi nuovi, spesso in inglese che non era la lingua in cui cantava abitualmente. Ma aveva una gran voglia di mettersi in gioco. Dopo una certa, e avendo raggiunto le vette più alte, quella curiosità e quella passione erano incredibili. Il suo scopo era far avvicinare i giovani alla lirica, pensava che con personaggi come Ligabue avrebbe potuto stimolare qualche ragazzo ad ascoltarla».