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'Vostro onore', la sceneggiatrice: "Volevamo che i personaggi inciampassero nel destino"

Donatella Diamanti ha lavorato all'adattamento, dall'israeliana 'Kvodo', della serie in onda su Rai 1 dal 28 febbraio
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Un racconto asciutto, appassionante, in cui il crime, il meccanismo giudiziario, «la palla di neve che diventa valanga», si lega alla relazione di un padre e figli adolescente. Matteo (Matteo Oscar Giuggioli) ripete al padre magistrato: «Papà, io non sono forte come te». Vostro onore (Rai Fiction-Indiana production) è tratto dalla serie israeliana Kvodo, del 2017. Due anni fa gli americani hanno creato il remake Your Honor (in Italia su Sky Atlantic), con Bryan Cranston. Dietro l’adattamento italiano c’è la sceneggiatrice Donatella Diamanti (La squadra, Tutto può succedere, Nero a metà).

«Abbiamo lavorato alla versione italiana quando quella americana e francese non c’erano» racconta, «siamo stati rallentati dal covid, e non abbiamo voluto vederla quando è uscita per non farci infuenzare. Al centro di Kvodo c’&e…

Un racconto asciutto, appassionante, in cui il crime, il meccanismo giudiziario, «la palla di neve che diventa valanga», si lega alla relazione di un padre e figli adolescente. Matteo (Matteo Oscar Giuggioli) ripete al padre magistrato: «Papà, io non sono forte come te». Vostro onore (Rai Fiction-Indiana production) è tratto dalla serie israeliana Kvodo, del 2017. Due anni fa gli americani hanno creato il remake Your Honor (in Italia su Sky Atlantic), con Bryan Cranston. Dietro l’adattamento italiano c’è la sceneggiatrice Donatella Diamanti (La squadra, Tutto può succedere, Nero a metà).

«Abbiamo lavorato alla versione italiana quando quella americana e francese non c’erano» racconta, «siamo stati rallentati dal covid, e non abbiamo voluto vederla quando è uscita per non farci infuenzare. Al centro di Kvodo c’è un giudice con il figlio, ma gli episodi sono molto più brevi, scanditi da continui colpi di scena. C’è il deserto, è molto legata al territorio».

Nella serie italiana, ambientata a Milano, la gang dei latinos si intreccia alla camorra. «Sì, un’unione forzata tra una gang ormai alla frutta dopo le indagini del giudice, e la nostra criminalità. Quando la scrittura» osserva Diamanti «fa inciampare i personaggi nel destino, è un macchina perfetta. Non siamo nati dopo la serie americani e non abbiamo fatto un adattamento di quella. Abbiamo vivisezionato gli episodi. Insieme a Mario Cristiani, Gianluca Gloria, Laura Grimaldi e Paolo Piccirillo, cercavamo l’essenziale».

I dialoghi sono potenti: «Ho lavorato anni in teatro, la parola troppo scritta non va. Quindi si lima, quello dei dialoghi è un lavoro di limatura continua, si fanno le revisioni. La squadra è stata una palestra, dovevamo fare dei limiti le nostre risorse». Perché avete scelto Milano? «Volevamo una Procura grande e avevamo fatto una ricerca sulla criminalità: le gang dei latinos erano attive. Ci piaceva l’idea che una criminalità così chiassosa potessa fare da contraltare a una realtà criminale italiana che striscia».

L’aspetto che l’ha interessata di più, spiega Diamanti, è quello della delusione: il magistrato mentore tradisce la toga e chi aveva creduto in lui. «Non posso spoilerare la storia con l’avvocatessa (Camilla Semino Favro) ma è fatta di tradimento e delusione. Le donne sono brave a rialzare la testa, c’è il personaggio, molto forte, dell’ispettrice interpretata da Barbara Ronchi. In Kvodo era poco sviluppato, ma oltre alla linea investigativa ci interessava quella umana, ha fatto una figlia da sola, le legge le favole al telefono perché non riesce ad arrivare a casa. È bello che una poliziotta innamorata del suo lavoro non vogli tradire le aspettative della bambina».