Paolo Sorrentino e il teatro di Mattia Torre: "Mi manca la sua voce, il suo è un teatro libero e contemporaneo"
di Arianna Finos , di Arianna FinosMattia Torre? Un classico, come Eduardo. Il teatro dell’autore scomparso nel 2019 arriva in televisione con Paolo Sorrentino. La fusione tra i due artisti è Sei pezzi facili, sei tra le opere teatrali più famose dell’autore scomparso, adattamento televisivo che andrà in onda per sei sabati consecutivi, dal 19 novembre, alle 22 su Rai 3 e disponibili su Raiplay. “"Mi manca molto Mattia, era una persona straordinaria che si faceva amare con facilità. Siamo stati amici, ci siamo frequentati a sprazzi, che sono stati belli e intensi. Ho rimpianto di non averlo frequentato di più. Questo lavoro in qualche modo è servito anche a me per poter sentire ancora una volta la sua voce", dice Paolo Sorrentino.
Il teatro di Torre, per il regista napoletano “Mattia indagava certi vizi, derive sciocche, piccole mitologie contemporanee del paese che sono sempre quelle: cambiano nelle forme essteriori, ma restano le stesse nella sostanza, che era a quella che a lui interessava”. E poi “affrontava temi profondi, la morte, la volgarità, la famiglia, il paese. E aveva meravigliose fissazioni su piccoli riti contemporanei. Il suo era un teatro estremamente contemporaneo e libero”.
Prodotto da Lorenzo Mieli, Gabriele Immirzi, Simone Gattoni, una produzione Fremantle in collaborazione con The Apartment, del gruppo Fremantle, Sei pezzi facili rientra a pieno titolo "nella migliore tradizione del servizio pubblico, progetto originale, proprio come Esterno notte di Bellocchio che abbiamo presentato qualche giorno fa, che fa della Rai la casa, il laboratorio dei più grandi registi, cineasti, intellettuali, proprio come accaduto in passato con i vari Fellini, Bertolucci, Ronconi, Olmi", dice Carlo Fuortes, amministratore delegato della Rai.
Sono spettacoli messi in scena e ripresi in quella che lui considerava una casa, il teatro Ambra Jovinelli a Roma. sono sei tra le opere più famose di Torre, interpretate proprio dai suoi attori tornati in scena per questo allestimento. "Mi sono avvicinato al suo teatro - sottolinea Sorrentino oggi a Viale Mazzini - con il massimo rispetto e con la voglia di valorizzare e amplificare il suo talento, io come regista mi sono limitato a pochi appigli cinematografici, delle minime ibridazioni, perchè con testi e interpreti così ogni aggiunta è superflua".
"Con questo progetto e Boris in onda è stato fatto un grande regalo per i 50 anni che non ha mai compiuto, ne sarebbe felice", dice la vedova Francesca Rocca. Quella intorno a Torre è una sorta di comunità, tutti felici di ritrovarsi ancora alle prese con storie che nel divertire fanno riflettere, lasciano il segno. C'è Valerio Mastandrea in Migliore, che apre la serie, poi Geppi Cucciari in Perfetta ("Nessuno come lui ha saputo fare un ritratto femminile così vero"), Valerio Aprea, uno dei suoi attori feticcio, protagonista con Paolo Calabresi di Qui e ora (3 dicembre), In mezzo al mare e Gola (il 17 dicembre), Giordano Agrusta, Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Carlo De Ruggieri nel corale 456 (il 10 dicembre).
Per Paolo Calabresi "è stato come entrare in una forma di racconto uguale ma diverso, spettacoli che avevamo fatto in teatro li abbiamo raccontati stavolta attraverso le telecamere: la scommessa era mantenere la potenza e la direzione del teatro. Grazie alla regia di Paolo penso di esserci riusciti, con l'unico obiettivo di far arrivare questi testi meravigliosi e irripetibili che Mattia ha scritto".
Valerio Mastandrea, protagonista di Migliore, storia di un uomo normale che un incidente diventa un uomo cattivo e improvvisamente si vede aprire tutte le porte della società, parla di "viaggio sentimentale. Verso il teatro ho una specie di amore e repulsione, è stato Mattia a farmi venire questa inclinazione, che mi da tormento e angoscia".
Per Aprea Sei pezzi facili "è stato il compimento di una favola. "Ripensando al percorso di Mattia e di tutti noi che ci abbiamo lavorato per anni, pensare a quando ha iniziato a scrivere queste cose, i contesti, il riscontro, molto piccolo agli inizi, e capire il percorso che ha fatto, l'arrivo con questo regista e questo impianto è una favola. E mi piace l'incontro tra un autore e un regista che dicono entrambi, con il loro operato, una cosa: che nell'arte si arriva più lontani se si resta fedeli a se stessi e si porta avanti la propria idea senza svilirla per arrivare al successo. Questo ci insegnano le loro carriere". Aprea incarna Mattia Torre anche in Boris, è il terzo autore della serie, una presenza commovente e spiritosa "È stata una idea di Lorenzo Mieli. Che ha suggerito e alla quale tutti noi abbiamo aderito, pensando che valesse da sola la quarta stagione. È toccata a me perchè idealmente ero più Mattia. Mi sono limitato a dirla, a farla cadere, a eseguire quello che era stato concepito".