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'Mare fuori', Massimiliano Caiazzo: "La nostra forza è nella verità delle storie"

Da febbraio su RaiPlay e poi su Rai 2 la terza stagione della serie ambientata nel penitenziario minorile di Napoli. L'attore tra i protagonisti principali nel ruolo di Carmine Di Salvo: "Nel carcere si riscopre, diventa vittima, per poi reagire nuovamente"
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«È una serie che sa raccontare i giovani: le scelte sbagliate, le paure, luci e ombre» dice Massimiliano Caiazzo «credo che sia per questo che i ragazzi l’hanno seguita con tanto interesse». In Mare fuori — dal primo febbraio su RaiPlay, e dal 15 su Rai 2, arriva la terza stagione della serie di Ivan Silvestrini (ideata da Cristina Farina scritta con Maurizio Careddu) — l’attore ha il ruolo di Carmine Di Salvo, detto O’ Piecoro, cresciuto in una famiglia malavitosa. La via del riscatto è lunga per i giovani detenuti del penitenziario minorile di Napoli, alle prese con la rabbia, le crisi di coscienza, l’amicizia e l’amore. Per le passate stagioni, record di visualizzazioni su RaiPlay (oltre 50 milioni) e un successo su Netflix. Il produttore Roberto Sessa chiede all’ad della Rai Carlo Fuortes che i ragazzi vadano a cantare la sigla della serie a Sanremo. Nel cast Carolina Crescentini, Carmine Recano,…

«È una serie che sa raccontare i giovani: le scelte sbagliate, le paure, luci e ombre» dice Massimiliano Caiazzo «credo che sia per questo che i ragazzi l’hanno seguita con tanto interesse». In Mare fuori — dal primo febbraio su RaiPlay, e dal 15 su Rai 2, arriva la terza stagione della serie di Ivan Silvestrini (ideata da Cristina Farina scritta con Maurizio Careddu) — l’attore ha il ruolo di Carmine Di Salvo, detto O’ Piecoro, cresciuto in una famiglia malavitosa. La via del riscatto è lunga per i giovani detenuti del penitenziario minorile di Napoli, alle prese con la rabbia, le crisi di coscienza, l’amicizia e l’amore. Per le passate stagioni, record di visualizzazioni su RaiPlay (oltre 50 milioni) e un successo su Netflix. Il produttore Roberto Sessa chiede all’ad della Rai Carlo Fuortes che i ragazzi vadano a cantare la sigla della serie a Sanremo. Nel cast Carolina Crescentini, Carmine Recano, Giacomo Giorgio, Valentina Romani, Nicolas Maupas, Artem Tkachuk.

Ventisei anni, visto di recente in Filumena Marturano con Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo, Caiazzo sta girando per Disney Uonderbois di Andrea De Sica e Giorgio Romano con Giordana Marengo, la rivelazione di La vita bugiarda degli adulti.

Dopo il successo su RaiPlay si aspettava che “Mare fuori” sarebbe diventata virale su Netflix?
«La seconda stagione era esplosa su RaiPlay, quando ho saputo che sarebbe sbarcata su Netflix ho pensato: dopo 50 milioni di vualizzazioni e gli spoiler, chi la vedrà? Invece abbiamo trovato altro pubblico. La modalità di consumo è cambiata».

Com’è diventato attore?
«Sono nato a Vico Equense e sono cresciuto a Castellammare di Stabia, ormai vivo a Roma. Ho frequentato vari laboratori, ho studiato con Francesca De Sapio, stupenda, fino a trovare una mia quadra con Beatrice Pelliccia. Il destino era segnato».

Recitare era la sua passione?
«Ho frequentato il liceo scientifico, andavo bene, facevo canottaggio. Poi grazie a una suora, Suor Elisabetta, ho detto a me stesso: voglio recitare. Alla chiesa del Carmine c’era un gruppo teatrale e lì ho trovato il coraggio. Il mio primo vero maestro è stato Gianfelice Imparato».

I suoi genitori?
«Mamma è preside, papà dirigente regionale. All’inizio mi sono scontrato con loro, ora che sono cresciuto comprendo la loro paura. Oggi sono tranquilli e soddisfatti».

Come vede il percorso di Carmine?
«La serie nasce dal filone crime su Napoli ma poi se ne discosta, indaga gli esseri umani. Carmine si oppone alle dinamiche in cui è cresciuto. Ma lo dico sempre, nel momento in cui dovesse decidere di uscire dalle regole, diventerebbe un boss. Nel carcere minorile si riscopre, diventa vittima, per poi reagire nuovamente. Dentro è lacerato: vive dinamiche di abbandono, umiliazione, violenza, rifiuto. A volte si trova lui stesso ad abbandonare e umiliare».

In fondo è un predestinato.
«Cresce con l’idea: uccidere o essere ucciso. Non è etichettabile come buono/cattivo, da attore è una vittoria, non rischi di farne un personaggio carino che piace a tutti, fai un essere umano. Umberto Galimberti spiega che “cresciamo attraverso processi imitativi”. Chi assorbe una certa mentalità deve avere una forza fuori dal comune».

La forza di 'Mare fuori'?
«Le storie. E, mi permetto di dirlo, noi attori, decisi a portare autenticità. I personaggi sono forti, se non avessi fatto Carmine mi sarebbe piaciuta Naditza. O Pino».