Mare fuori, ora è diventato un gioco d'adulti
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaLe chiacchiere stanno ai minimi termini perché, per mille motivi, è una questione assai seria, completa e gratificante quella che gira intorno a Mare fuori. Serie sottovalutata in partenza, ma ben presto si è capito che, soprattutto essendo un’emanazione Rai, con Mare fuori si poteva giocare da adulti: e lo si è fatto nella serie più a connotazione giovane, per quanto di gioventù perduta. Un immaginario carcere minorile a Napoli, il mare fuori è quello che si vede oltre le sbarre con tutto quello che comporta in fatto di speranza di libertà.
E il successo crescente, ma soprattut…
Le chiacchiere stanno ai minimi termini perché, per mille motivi, è una questione assai seria, completa e gratificante quella che gira intorno a Mare fuori. Serie sottovalutata in partenza, ma ben presto si è capito che, soprattutto essendo un’emanazione Rai, con Mare fuori si poteva giocare da adulti: e lo si è fatto nella serie più a connotazione giovane, per quanto di gioventù perduta. Un immaginario carcere minorile a Napoli, il mare fuori è quello che si vede oltre le sbarre con tutto quello che comporta in fatto di speranza di libertà.
E il successo crescente, ma soprattutto l’affezione di molto pubblico, ha elevato appunto il gioco: sono arrivate le prime stagioni anche su Netflix – offrendo una sorta di legittimazione popolare, per quanto possa sembrare un paradosso. E la terza stagione, che partirà su Rai 2 il 15 febbraio, segue come in passato un modello di fruizione adatta ai tempi: ovvero, su dodici episodi, ci sono già i primi sei a disposizione su RaiPlay – mentre una quarta stagione è stata già annunciata.
Il carcere vive anche e soprattutto delle tante sfaccettature sul tema: la rieducazione all’interno – stavolta si parte con un laboratorio per imparare a fare la pizza – con tutti i problemi del caso ma che sono robetta di fronte ai guai che nascono e si moltiplicano dentro e appena fuori, con toni che diventano sempre più proto-gomorriani. E con gli adolescenti che giocano alla malavita adulta, con divisione netta tra due clan e modi assai spicci e violenti per risolvere le questioni intricate. A dirigere il carcere sempre il personaggio interpretato da Carolina Crescentini, i collaboratori intrecciano storie di vita e lavoro dai contorni estremi, ma quando si torna nel giro dei ragazzi – alla fine una comunità che accoglie tutte le bellezze e brutture della vita e dell’età – il pathos immediato è inevitabile. Segno anche di buona scrittura, Maurizio Careddu e Crstiana Farina, e di una regia nervosa e scattante al punto giusto, opera di Ivan Silvestrini.
***
Bianca Berlinguer: “Corona, ma oggi si è fatto lo shampoo?”
Mauro Corona: “Ma nemmeno per idea”
(Cartabianca, Raitre)