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Farkhunda Muhtaj: "Grazie al calcio provo a dribblare i talebani"

Farkhunda Muhtaj 
La calciatrice professionista afgano-canadese è l'idolo della protagonista della serie 'Crush - La storia di Tamina', su RaiPlay dal 24 febbraio e dall'1 marzo su Rai Gulp. Nella finzione, è la storia di una tredicenne afgana che deve inserirsi in Italia, nella sua camera il poster della vera Farkhunda. Che Repubblica ha intervistato
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Lo sport come mezzo di inclusione in una storia di riscatto. Crush – La storia di Tamina di Valentina Bertuzzi, serie in 8 episodi (produzione Rai Kids – Stand by me) in onda in anteprima su RaiPlay dal 24 febbraio, poi dall’1 marzo tutti i giorni, alle 14.10 e 19.10 su Rai Gulp, racconta la storia della tredicenne afgana Tamina (Ludovica Porreca) che deve inserirsi a scuola in Italia. I genitori (il padre è medico) lavoravano a Herat per la cooperazione italiana. Tamina è un’ottima calciatrice – il calcio femminile era diventato popolare in Afghanistan – e il suo desiderio di riprendere a giocare è una molla per superare le difficoltà di inserimento. Il suo idolo è Farkhunda Muhtaj (ha il poster in camera), nata in Pakistan da genitori afgani in fuga, capitana della Nazionale di calcio afgana. Tamina non si arrende e forma una squadra mista di calcio, i Golden Eagles, composta dagli esclusi della scuola, ragazzi c…

Lo sport come mezzo di inclusione in una storia di riscatto. Crush – La storia di Tamina di Valentina Bertuzzi, serie in 8 episodi (produzione Rai Kids – Stand by me) in onda in anteprima su RaiPlay dal 24 febbraio, poi dall’1 marzo tutti i giorni, alle 14.10 e 19.10 su Rai Gulp, racconta la storia della tredicenne afgana Tamina (Ludovica Porreca) che deve inserirsi a scuola in Italia. I genitori (il padre è medico) lavoravano a Herat per la cooperazione italiana. Tamina è un’ottima calciatrice – il calcio femminile era diventato popolare in Afghanistan – e il suo desiderio di riprendere a giocare è una molla per superare le difficoltà di inserimento. Il suo idolo è Farkhunda Muhtaj (ha il poster in camera), nata in Pakistan da genitori afgani in fuga, capitana della Nazionale di calcio afgana. Tamina non si arrende e forma una squadra mista di calcio, i Golden Eagles, composta dagli esclusi della scuola, ragazzi che come lei sono stati sradicati o che non si sono sentiti accettati.

Farkhunda Muhtaj, 25 anni, è rimasta legata all’Afghanistan, Paese da cui sono fuggiti i genitori. E' nata in Pakistan, cresciuta in Nord America, ed è diventata un simbolo. Calciatrice professionista afgano-canadese, attivista per i diritti umani, capitana della Nazionale femminile dell’Afghanistan, ora gioca per il Fortuna Sittard nella Eredevisie olandese. Nel 2021 ha svolto un ruolo fondamentale nell’evacuazione di oltre 300 afgani, tra cui la Nazionale giovanile, in Portogallo dopo l’ascesa al potere del regime talebano. «Sono onorata di essere un modello per Tamina» racconta. «Anche se molte ragazze sono ispirate da me, anch’io sono ispirata dalle loro storie. Milioni di ragazze aspirano a realizzare i propri sogni nella vita, e anche se la strada non è sempre facile, continuano a perseverare. Spero che con le mie azioni, dentro e fuori dal campo, io possa aiutare le giovani donne».

Era in prima linea nel 2021 per aiutare le giocatrici quando i talebani hanno preso il controllo.
«Ero estremamente preoccupata per il futuro delle giocatrici della Nazionale femminile afgana. Mi sono subito attivata. Sono contenta che siano al sicuro in Portogallo e che possono continuare la loro formazione e il calcio. Tuttavia ci sono molti ostacoli per riportare la nazionale femminile dell’Afghanistan sulla scena mondiale. Stiamo continuando a lavorare».

Lo sport ha cambiato la sua vita?
«Sono stata molto attiva fin da bambina, felice di far parte di una famiglia che mi ha sostenuto. Lo sport ha influenzato il mio benessere fisico, mentale, emotivo e sociale. Mi ha fornito competenze e valori che ho trasferito nella mia vita quotidiana. Ma la cosa più importante è che mi ha permesso di avere un impatto sulla vita degli altri. Attraverso la mia organizzazione senza scopo di lucro, Scarborough Simbas, posso usare lo sport per facilitare il viaggio di insediamento di rifugiati e nuovi arrivati Canada».

Com’è nata la passione per il calcio?
«La mia famiglia apprezza il calcio, sono stata incoraggiata da mio padre — storicamente in Afghanistan le donne sono state private dello sport dalle figure maschili — questo mi ha motivato a diventare una giocatrice più forte».

Una curiosità: ammira qualche calciatore italiano?
«Anche se ora fa l’allenatore, ho davvero ammirato Andrea Pirlo. Penso che abbia molta classe, sia sul campo che fuori. Aveva capacità tecniche superiori e visione, ma anche un carattere rispettoso».

La battaglia per i diritti è la sua priorità, quando è iniziata?
«I miei genitori ci hanno cresciuto per servire l’umanità e avere un impatto positivo sulla nostra comunità. Fin da piccoli io e i miei fratelli siamo stati coinvolti in iniziative umanitarie e sociali. Sono sempre stata una persona molto riservata, lavoravo dietro le quinte. Nel 2021 mi sono resa conto del potere dei social media e di come la piattaforma sia in grado di amplificare tutto. Così ho deciso di condividere pubblicamente parte del lavoro che svolgo per ispirare gli altri e connettermi».

Si è mai sentita discriminata?
«In quanto musulmana afgano-canadese, ci sono stati certamente momenti in cui ho sentito di non essere del tutto accolta. Ho avuto la mia buona dose di razzismo, discriminazione e micro aggressioni rivolte a me e/o alla mia famiglia. Nonostante il disagio, sono sempre stata abbastanza fiduciosa da provare a difendermi».

Che messaggio vorrebbe lanciare alle donne?
«Vorrei che non sottovalutassero mai il proprio potenziale e le proprie capacità. Non saprai mai del tutto cosa puoi ottenere fino a quando non agisci. A volte l’unica cosa che limita la nostra capacità di agire sono i nostri pensieri. Avendo una mentalità resiliente e positiva, sono convinta che riusciremo. Le donne sono versatili e in grado di adattarsi in ambienti diversi. Questo è uno dei nostri punti di forza. Indipendentemente da ciò che accade, continuiamo a cercare soluzioni».

Cosa la spaventa?
«L’Afghanistan non cresce in una direzione positiva. Anche se sono una persona ottimista, temo per il futuro del popolo afgano. Prego per giorni migliori a venire e cerco costantemente di impegnarmi per essere parte della soluzione».