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Lotto, donne e tanti fantasmi. Riecco la Napoli del commissario Ricciardi

Multischermo \ Al via su Rai 1 la seconda stagione della serie tratta dai libri di Maurizio De Giovanni
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Prima le cose serie: stavolta Ricciardi si ritrova accanto al morto ammazzato di giornata e quello, ovviamente, gli appare nell’ultimo rantolo vitale. Siccome si tratta di un assistito, nel senso di un addetto collaterale del Banco Lotto con il dono di tramettere dall’aldilà i numeri giusti, il morto gli svela un terno (9-19-21) che è meglio diffondere, hai visto mai. Poi c’è la fiction, nel senso della seconda stagione de Il commissario Ricciardi, punta di diamante della colossale produzione letteraria di Maurizio De Giovanni. Partita su Rai1 lunedì sera, saranno quattro serate in tutto, sempre Lino Guanciale in pista – uno che per numero di ruoli dentro la serialità di casa nostra rivaleggia in produttività con De Giovanni, e forse i due sono fatti l’uno per l’altro. Napoli negli anni 30 è quella d’epoca e quindi si prende atto che le massime cariche dello Stato si rifiutano di definire il fas…

Prima le cose serie: stavolta Ricciardi si ritrova accanto al morto ammazzato di giornata e quello, ovviamente, gli appare nell’ultimo rantolo vitale. Siccome si tratta di un assistito, nel senso di un addetto collaterale del Banco Lotto con il dono di tramettere dall’aldilà i numeri giusti, il morto gli svela un terno (9-19-21) che è meglio diffondere, hai visto mai. Poi c’è la fiction, nel senso della seconda stagione de Il commissario Ricciardi, punta di diamante della colossale produzione letteraria di Maurizio De Giovanni. Partita su Rai1 lunedì sera, saranno quattro serate in tutto, sempre Lino Guanciale in pista – uno che per numero di ruoli dentro la serialità di casa nostra rivaleggia in produttività con De Giovanni, e forse i due sono fatti l’uno per l’altro. Napoli negli anni 30 è quella d’epoca e quindi si prende atto che le massime cariche dello Stato si rifiutano di definire il fascismo come male assoluto. E allora ci deve pensare la fiction di Raiuno: l’atto di antifascismo militante più efficace in questo periodo è la figura del Questore, accanito adepto del regime, una macchietta stratosferica. Ricciardi ha il solito problema: le donne. Troppe e troppo belle, e vogliono solo lui.

Non bastava poter scegliere tra Serena Iansiti, ricca e artista, e Maria Vera Ratti, ceto medio riflessivo (due che sbancherebbero a qualunque Miss Italia): in stagione si aggiunge una contessa (Bianca Palmieri di Roccaspina) che è Fiorenza D’Antonio, presentata come la donna più bella di Napoli. Ricciardi però è pur sempre un sociopatico (cit. Guanciale) che teme di mettere al mondo figli con il dono di vedere anch’essi i morti ammazzati. Quanto ai delitti, nessun problema, li risolve tutti il trans Bambenella in combutta con lo strepitoso brigadiere Maione (Antonio Milo). Rispetto alla prima stagione, manca – e si vede assai – il regista Alessandro D’Alatri, che aveva reso una Napoli noir d’epoca con tinte gotiche evidentemente irripetibili. Mannaggia.

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L’esistenza passa al ritmo dell’uomo e delle stagioni, nonché di Viva Rai2 al mattino presto. Adesso Fiorello e Biggio sbucano nella prima inquadratura e intorno è già chiaro.