'Vivere non è un gioco da ragazzi', Stefano Fresi: "La droga, un figlio che si perde. Così raccontiamo le famiglie"
di Silvia Fumarola"Nella miniserie viene raccontata una storia senza fare la morale o usare la retorica, senza voler insegnare nulla a nessuno. I problemi all'interno delle famiglie ci sono", dice il regista Rolando Ravello. "I giovani stanno vivendo una situazione non facile, creata purtroppo da noi e dai nostri genitori. E la droga è vista come un divertimento, uno sballo. È diffusissima e costa poco. Diventa necessario quindi aprire un dialogo tra genitori e figli perché i primi sono in preda ai sensi di colpa, mentre i secondi vivono da soli e si sentono sempre più soli". La storia raccontata in Vivere non è un gioco da ragazzi, dal 15 maggio per tre prime serate su Rai 1, dal libro di Fabio Bonifacci Il giro della verità (Solferino libri) è emblematica. Lele (Riccardo De Rinaldis Santorelli) ha 18 anni, è il classico bravo ragazzo, frequenta il liceo ed è innamorato di una coetanea, la ricca e annoiata Serena (M…
"Nella miniserie viene raccontata una storia senza fare la morale o usare la retorica, senza voler insegnare nulla a nessuno. I problemi all'interno delle famiglie ci sono", dice il regista Rolando Ravello. "I giovani stanno vivendo una situazione non facile, creata purtroppo da noi e dai nostri genitori. E la droga è vista come un divertimento, uno sballo. È diffusissima e costa poco. Diventa necessario quindi aprire un dialogo tra genitori e figli perché i primi sono in preda ai sensi di colpa, mentre i secondi vivono da soli e si sentono sempre più soli". La storia raccontata in Vivere non è un gioco da ragazzi, dal 15 maggio per tre prime serate su Rai 1, dal libro di Fabio Bonifacci Il giro della verità (Solferino libri) è emblematica. Lele (Riccardo De Rinaldis Santorelli) ha 18 anni, è il classico bravo ragazzo, frequenta il liceo ed è innamorato di una coetanea, la ricca e annoiata Serena (Matilde Benedusi), figlia di un'imprenditrice e candidata sindaca (Lucia Mascino). Il giovane ha un ottimo rapporto con i suoi genitori (Stefano Fresi e Nicole Grimaudo) che hanno qualche problema economico. Ma una sera passa una pasticca di ecstasy a un amico, che muore. Comincia l'incubo.
Prodotta da Rai Fiction in collaborazione con Picomedia di Roberto Sessa (il produttore dietro il successo di Mare fuori) , la serie indaga sul rapporto genitori-figli. "Scoprire che un figlio fa uso di droga e la passa agli amici rompe gli equilibri dentro la famiglia, anche tra i genitori" spiega Fresi. "All'inizio mi comporto da maschio alfa tipo: 'Adesso risolvo il problema io, porto mio figlio a lavorare in cantiere'. Ma ovviamente è un modo sbagliato, da genitore che non ha gli strumenti: essere genitori non è uno scherzo, quando nascono i figli nessuno ti consegna il manuale delle istruzioni. Procedi a tentativi, a intuito, di pancia, ma non devi abbassare le guardia. Questo papà è un uomo di cuore ma impulsivo, in crisi di mezza età. Io sono padre di un adolescente, ha 13 anni, bisogna sforzarci tutti di basare il rapporto con i nostri ragazzi sul confronto, non possiamo dare consigli o lezioni, ma dobbiamo metterci in ascolto. Vengo da un quartiere come Centocelle, ho visto amici perdersi. Oggi con queste droghe sintetiche sembra un nulla".
"Ho provato grande empatia nei confronti della madre che interpreto" aggiunge Nicole Grimaudo. "Ho due figli piccoli, ma mi confronto con le altre mamme. Se vivere non è un gioco da ragazzi, non lo è neanche per i genitori. E se lo fosse, sarebbe un gioco d'azzardo. Questa è una serie che non racconta personaggi, ma persone. Anna cerca di avere un rapporto di complicità con i figli, e questo permette a Lele di parlare con lei. Ho rivissuto tutto quello che ho passato da figlia e da madre, è stato un viaggio incredibile".
Il giovane Riccardo De Rinaldis Santorelli interpreta Lele: "Il mio personaggio agisce senza pensare alle conseguenze. Per la paura delle conseguenze sceglie di non confidarsi subito con i genitori. È oppresso dai sensi di colpa. L'errore è non comunicare. A un ragazzo della mia età dico: 'Prima di fare le cose, pensate alle conseguenze'. Queste droghe girano. Bisogna avere testa e ignorare l'amico che ti dice: 'Dai, prova una volta sola, non fa niente'. Quella può essere la volta sola che ti frega. Io non ho avuto tentazioni, altri purtroppo si sono lasciati trascinare".
Claudio Bisio è il commissario Saguatti, amico del padre del protagonista, che si trova a indagare sul caso. Entra in scena come nemico di Lele, pronto a incastrarlo con ogni mezzo. "Ci vorebbe una serie spinoff solo per questo poliziotto, è complesso e interessante" sorride Ravello. Per il produttore Roberto Sessa "la sfida è quella di portare tematiche così importanti su Rai 1. La cosa più complessa, invece, è stata quella di riuscire a equilibrare il linguaggio dei giovani con quello adatto ai loro genitori".