✕

Mathieu Kassovitz: "Ho ancora l'età per essere un ribelle"

L'attore dal 15 nella nuova stagione della serie 'Le Bureau' su Sky Atlantic e NOW Tv
3 minuti di lettura
Non sono mai state così umane le spie, vere e false allo stesso tempo. Gli agenti segreti, è noto, mentono a tutti: amici, figli, mogli, mariti, amanti. E quando sono stropicciati come Mathieu Kassovitz nei panni di Guillaume Debailly, nome in codice Malotru, l’antieroe di Le Bureau des Légendes — Sotto copertura di Eric Rochant, da domani la quinta stagione su Sky Atlantic e NOW TV, sono ancora più credibili. Malotru era disperso in Ucraina, nessuno spoiler per non rovinare la sorpresa agli appassionati di questa serie premiatissima, segnaliamo solo la new entry Louis Garrel nel ruolo di Mille Sabords, che si avvicina ai servizi segreti sauditi.

Girata benissimo (gli ultimi due episodi sono diretti da Jacques Audiard, vincitore nel 2015 della Palma d’Oro a Cannes con Dheepan — Una nuova vita), alto tasso di suspense, Le Bureau racconta l’attività di una divisione della DGSE (Direction Générale de la S&eac…
Non sono mai state così umane le spie, vere e false allo stesso tempo. Gli agenti segreti, è noto, mentono a tutti: amici, figli, mogli, mariti, amanti. E quando sono stropicciati come Mathieu Kassovitz nei panni di Guillaume Debailly, nome in codice Malotru, l’antieroe di Le Bureau des Légendes — Sotto copertura di Eric Rochant, da domani la quinta stagione su Sky Atlantic e NOW TV, sono ancora più credibili. Malotru era disperso in Ucraina, nessuno spoiler per non rovinare la sorpresa agli appassionati di questa serie premiatissima, segnaliamo solo la new entry Louis Garrel nel ruolo di Mille Sabords, che si avvicina ai servizi segreti sauditi.

Girata benissimo (gli ultimi due episodi sono diretti da Jacques Audiard, vincitore nel 2015 della Palma d’Oro a Cannes con Dheepan — Una nuova vita), alto tasso di suspense, Le Bureau racconta l’attività di una divisione della DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure), il servizio di spionaggio francese dipendente dal ministero della Difesa specializzato nell’acquisizione di informazioni sensibili all’estero. Dall’Egitto alla Giordania alla Siria passando per Mosca, spiega come mentire e manipolare sia vita quotidiana, che la tecnologia può tutto e non esistono buoni o cattivi perché gli obiettivi cambiano. «Ma soprattutto fa capire come la geopolitica» dice Kassovitz «ci riguardi da vicino, molto più di quello che possiamo immaginare. E non è facile seguirla quando mutano gli equilibri». Regista del film cult L’odio, che aveva presentato l’anno scorso a Roma alla rassegna di Piazza San Cosimato, l’attore-regista tornerà il 2 agosto insieme a Audrey Tatou per parlare, con o senza proiezione del film, de Il favoloso mondo di Amélie.

Qui e nella foto in alto Mathieu Kassovitz nella serie 'Le Bureau'  


Kassovitz, rispetto a “Homeland”, in cui sono tutti superman e superwoman, “Le Bureau” è più umana. È anche questo il segreto del successo?
«Il problema delle serie è che devi fare sempre meglio, il 10 per cento in più ogni anno. Arrivati a questo punto siamo al 50 per cento. Che altro puoi migliorare? Scrivere bene i personaggi, moltiplicare gli attacchi terroristici... Gli agenti speciali sono uomini, non supereroi: se gli sparano, muoiono. Non possono sopravvivere a molte azioni».

Cosa l’ha colpita della trama?
«Non bisogna tornare alla terza stagione, all’Isis, per capire che stiamo parlando di cose che ci riguardano tutti da vicino».

È vero che gli agenti dei servizi, che non possono parlare delle missioni, fanno vedere “Le Bureau” ai familiari per fargli avere un’idea del loro lavoro?
«Sì, ce l’hanno detto loro».

Ha scoperto la popolarità che dà la televisione: le piace?
«Con le serie entri nelle case della gente, è un tipo di riconoscimento diverso rispetto al cinema ed è interessante. Le persone hanno un approccio diretto, pensano di conoscerti: ti fermano, vogliono sapere cosa succederà. Fa parte del gioco».

Le serie hanno un grande pubblico, le sale cinematografiche resisteranno?
«Credo che i cinema diventeranno come i musei. Le sale serviranno solo per i kolossal Marvel e i grandi film d’azione. Il resto puoi vederlo a casa tua, spendendo un migliaio di euro puoi comprare schermi magnifici con un audio perfetto. Io ne ho cinque. I piccoli film li puoi vedere ovunque, puoi piangere lo stesso anche guardandoli sul cellulare».

Vincent Cassel e gli altri attori del film 'L'odio', del 1995, con cui Kassovitz a soli 28 anni vinse il premio per la migliore regia a Cannes 


Ma la magia del cinema è un’altra cosa, c’è la condivisione.
«Credo che sia questione di abitudine, un po’ come leggere il giornale: c’è chi ha bisogno dell’edizione cartacea e chi lo sfoglia sull’iPad».

Le è capitato di vedere “Gomorra” o “L’amica geniale”?
«No. Ma ho visto il film Gomorra, e mi è sembrato bellissimo. Mi piace Matteo Garrone, vorrei lavorare con lui. Amo il cinema italiano, racconta l’umanità: penso ai vostri capolavori, ai film di De Sica».

L’hanno sempre definita “ribelle”, a 52 anni lo è ancora?
«Sì, credo che sia la definizione giusta».

Nel 1995 ha girato “L’odio”, premio per la miglior regia al Festival di Cannes. Raccontava le tensioni nelle banlieue: la colpisce che nel 2020 sia ancora attuale?
«Penso che l’odio possa essere buono se viene canalizzato per fare le cose; per riscattarti devi avere un punto di vista. Il vero pericolo oggi è il populismo, che genera l’odio».

Dopo la pandemia saremo migliori o peggiori?
«Troppe persone hanno perso il lavoro, sono finiti i soldi, c’è una grande crisi. I governanti non hanno capito che il popolo è stanco. In America la gente sta dicendo no a Trump, vuole combattere; i neri, dopo i soprusi che hanno subito, restano nelle strade per dire no. Quando tanta gente reagisce, la rivoluzione può scoppiare in un attimo. Pensi a cosa successe in Cina a Piazza Tienanmen, con quel giovane divenuto un simbolo. Il coronavirus ha cambiato la vita a milioni di persone che non sono più le stesse, oggi hanno paura. E la paura non porta mai cose buone».