'Lovecraft Country', se l'horror di Jordan Peel incontra l'azione di JJ Abrams
di
Roberto Nepoti
La serie, che ha debuttato non a caso il 31 ottobre su Sky Atlantic, è ambientata nell'America razzista anni Cinquanta dove un insolito trio deve lottare contro pregiudizi e mostri spaventosi
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Quando nei credit compaiono nomi come JJ Abrams e Jordan Peele, si può star certi: qualcosa di buono ci sarà. Tantopiù, poi, se il regista degli ultimi Star Wars e il rinnovatore dell’horror contemporaneo si coalizzano per la serie Lovecraft Country, dieci episodi visibili in streaming on demand sulle piattaforme Sky Atlantic e Now TV. In sintonia con l’opera letteraria dello scrittore americano evocato dal titolo, le storie si collocano in una dimensione ai confini tra horror e fantascienza (di cui Lovecraft fu un precursore); però la serie, come il romanzo di Matt Ruff cui è ispirata, ricolloca i due classici generi in un contesto ben preciso, ossia l’America razzista degli anni Cinquanta.
'Lovecraft Country' un horror contro la segregazione razziale
Dove l’orrore dei comportamenti umani supera addirittura le trucide imprese dei mostri venuti da un’altra dimensione. Il primo episodio, Sundown, si apre sul viaggio in pullman di Atticus Freeman, giovane
reduce della guerra di Corea costretto a starsene confinato sui sedili riservati alla gente di colore. Atticus torna casa per ritrovare il padre, al quale lo lega un rapporto burrascoso; ma il genitore è sparito nel
misterioso paese di Ardham, Massachussets. Il figlio partirà alla sua ricerca, accompagnato dallo zio e da Letitia “Leti” Lewis, indomita ragazza senza un posto dove andare. Altra caratteristica originale di Lovecraft Country è che i vari episodi funzionano un po’ come in una serie antologica – ma con i personaggi principali fissi – esplorando trame, sottogeneri e stili di racconto differenti. Nella seconda parte del primo episodio, ad esempio, i viaggiatori devono affrontare dei mostri lovecraftiani con i denti da vampiri e il corpo disseminato di occhi, fortissimi ma che temono la luce.
Nel secondo invece (Whitey’s on the Moon) giungono a destinazione e si trovano immersi in un’atmosfera
esoterica, con tanto di castello, incantesimi e setta segreta famigliare - i Braithwhite - i cui membri hanno capelli biondo platino e pelli bianchissime, in netto contrasto con la pigmentazione scura dei nostri eroi. Appare chiaro che le situazioni sono metafore dei pregiudizi e del razzismo degli anni Cinquanta; quando certe parti dell’America erano “contee del tramonto” (i neri non potevano circolare nelle ore serali e notturne, in un lockdown permanente che si trasgrediva a costo della vita) e i poliziotti consideravano normale ogni tipo di prepotenza contro la gente di colore. La rappresentazione del privilegio bianco è manichea, però non manca di sottigliezza e di realismo mostrando quanto fosse (e in parte è ancora) radicato nell’America profonda. Legati da un filo rosso, i dieci episodi ne esplorano le varie declinazioni, con un’audacia creativa apprezzabile che sonda e ibrida anche diverse aree di genere.
Producendo, al caso, effetti collaterali discutibili quando, al ritmo narrativo frenetico di alcuni, contrappongono andamenti fin troppo rallentati di altri. Comunque l’immersione nel mistero è quasi sempre
coinvolgente, ritmata da musica rock e hip-hop e traversata dalla vena “nera” degli horror di Peele (Get Out), maestro nelle ibridazioni di genere. Accolto molto bene in America, come testimoniano i principali siti aggregatori di recensioni, Lovecraft Country ha ricevuto lodi per come ci ricorda che “spesso il vero male assume una forma normale” (The Dispatch); perché “sbuccia strati di storia americana per rivelare i
problemi sistemici che ci stanno sotto”; ma anche perché è "maledettamente divertente" (Roger Ebert.com). Però non sono mancate le polemiche. Come quando The Jewis Telegraphic Agency ha
criticato il terzo episodio, Holy Ghost, accusandolo di antisemitismo per il personaggio di un malvagio scienziato ebreo che fa esperimenti sui bambini.