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'The Investigation', su Sky la serie sull'omicidio che ha scosso la Danimarca

Una scena di 'The Investigation' 
Sei episodi per raccontare il lavoro della polizia, alla ricerca della verità sulla morte della giovane giornalista Kim Wall a bordo di un sommergibile privato, nel 2017
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La serie The Investigation (dal 15 marzo su Sky e NOW Tv) sembra fatta per mettere alla prova gli appassionati di gialli. Si tratta di una “serie limitata”, cioè consistente in una sola stagione con un inizio e una fine. In sei episodi di tre quarti d’ora l’uno, vi si racconta un delitto realmente consumato in Danimarca nell’estate del 2017: l’omicidio della giovane giornalista Kim Wall a bordo di un sommergibile privato.

Indaga il capo della Squadra Omicidi di Copenaghen Jens Moller Jensen (Soren Malling), mentre il procuratore Jakob Buch-Jepsen (Pilou Asbaek, noto ai fan del Trono di spade) è incaricato di istruire il processo al presunto assassino, l’inventore del piccolo sottomarino. Compito non facile, il suo, perché il corpo della vittima è disperso in mare e il sospettato cambia di continuo la versione dei fatti, così da impedire una sua condanna “al di là di ogni ragiovenole dubbio”.

Non resta che cercare i pezzi del cadavere smembrato in una vasta area di mare aperto: versione acquatica del classico ago nel pagliaio. E in più, trovandoli prima che scadano i termini della custodia cautelare e l’omicida venga rilasciato. A priori The Investigation contiene tutti gli elementi noti delle trame di indagine criminale comuni a tante serie: i personaggi parlano del caso, esaminano e riesaminano la pratica, scrivono appunti su una grande lavagna murale, telefonano e rispondono a telefonate (non controllate i vostri dispositivi durante la visione: lo squillo dei telefoni è la colonna sonora continua di ogni episodio). Il classico lavoro investigativo, insomma; salvo che tutto si riassume in una ricostruzione fedele e dettagliatissima dell’indagine, incluse le scene in mare (ma non sottomarine), tralasciando intenzionalmente ogni altro aspetto cui il genere ci ha assuefatti.

Concentrati sul punto di vista di Jensen e dei suoi collaboratori - gli agenti Maibritt, Nikolaj e Amin - gli episodi non mostrano mai il sospettato, del quale sappiamo a malapena il nome; né il ragazzo di Kim o i possibili testimoni, tutti esclusi in modo sistematico dalle immagini del regista e sceneggiatore (assieme al vero Jensen) Tobias Lindholm. Siamo lontani anni anni luce non solo dalle serie americane, dove spesso i detective sono Barbie e Big Jim appena usciti dal parrucchiere, ma anche da quelle europee con le loro rivelazioni e i colpi di scena a tempo. Si tratta certamente di un partito preso: una disciplina calvinista rigorosa, in un certo senso ammirevole, coinvolgente e frustrante insieme.

I rari momenti in cui pare che il caso prenda una svolta, allora, li accogliamo con sollievo; salvo poi essere di nuovo frustrati dall’insufficienza di prove, condividendo la delusione del poliziotto di cui abbiamo sposato lo sguardo. Piaccia o meno ai fan del genere, The Investigation è una risposta forte e autoconsapevole agli stereotipi e alle scorciatoie in uso nelle serie di crimine.

Pure il suo punto debole esiste, ma è altrove. Rinunciando a ogni approccio di psicologia speculativa, la serie non può fare a meno di offrire allo spettatore qualche riempitivo alle lunghe pause di inazione: e lo concentra sui personaggi. Finché si tratta di Ingrid e Joachim Wall, i genitori della vittima presenti in ogni episodio e in continuo colloquio con Jensen (lei è Pernilla August, la Maj del bergmaniano Fanny e Alexander), le cose vanno anche bene. Diverso il discorso per i detective. Se lo sviluppo di quelli che affiancano il capo della Omicidi è inesistente, Jensen ricade invece nel cliché, visto mille volte, del poliziotto troppo dedito al lavoro. Che per questo si è giocato il rapporto con la figlia adulta, e ne soffre.