'The Investigation', su Sky la serie sull'omicidio che ha scosso la Danimarca
di Roberto Nepoti , di Roberto NepotiLa serie The Investigation (dal 15 marzo su Sky e NOW Tv) sembra fatta per mettere alla prova gli appassionati di gialli. Si tratta di una “serie limitata”, cioè consistente in una sola stagione con un inizio e una fine. In sei episodi di tre quarti d’ora l’uno, vi si racconta un delitto realmente consumato in Danimarca nell’estate del 2017: l’omicidio della giovane giornalista Kim Wall a bordo di un sommergibile privato.
Indaga il capo della Squadra Omicidi di Copenaghen Jens Moller Jensen (Soren Malling), mentre il procuratore Jakob Buch-Jepsen (Pilou Asbaek, noto ai fan del Trono di spade) è incaricato di istruire il processo al presunto assassino, l’inventore del piccolo sottomarino. Compito non facile, il suo, perché il corpo della vittima è disperso in mare e il sospettato cambia di continuo la versione dei fatti, così da impedire una sua condanna “al di là di ogni ragiovenole dubbio&rdquo…
La serie The Investigation (dal 15 marzo su Sky e NOW Tv) sembra fatta per mettere alla prova gli appassionati di gialli. Si tratta di una “serie limitata”, cioè consistente in una sola stagione con un inizio e una fine. In sei episodi di tre quarti d’ora l’uno, vi si racconta un delitto realmente consumato in Danimarca nell’estate del 2017: l’omicidio della giovane giornalista Kim Wall a bordo di un sommergibile privato.
Indaga il capo della Squadra Omicidi di Copenaghen Jens Moller Jensen (Soren Malling), mentre il procuratore Jakob Buch-Jepsen (Pilou Asbaek, noto ai fan del Trono di spade) è incaricato di istruire il processo al presunto assassino, l’inventore del piccolo sottomarino. Compito non facile, il suo, perché il corpo della vittima è disperso in mare e il sospettato cambia di continuo la versione dei fatti, così da impedire una sua condanna “al di là di ogni ragiovenole dubbio”.
Non resta che cercare i pezzi del cadavere smembrato in una vasta area di mare aperto: versione acquatica del classico ago nel pagliaio. E in più, trovandoli prima che scadano i termini della custodia cautelare e l’omicida venga rilasciato. A priori The Investigation contiene tutti gli elementi noti delle trame di indagine criminale comuni a tante serie: i personaggi parlano del caso, esaminano e riesaminano la pratica, scrivono appunti su una grande lavagna murale, telefonano e rispondono a telefonate (non controllate i vostri dispositivi durante la visione: lo squillo dei telefoni è la colonna sonora continua di ogni episodio). Il classico lavoro investigativo, insomma; salvo che tutto si riassume in una ricostruzione fedele e dettagliatissima dell’indagine, incluse le scene in mare (ma non sottomarine), tralasciando intenzionalmente ogni altro aspetto cui il genere ci ha assuefatti.
Concentrati sul punto di vista di Jensen e dei suoi collaboratori - gli agenti Maibritt, Nikolaj e Amin - gli episodi non mostrano mai il sospettato, del quale sappiamo a malapena il nome; né il ragazzo di Kim o i possibili testimoni, tutti esclusi in modo sistematico dalle immagini del regista e sceneggiatore (assieme al vero Jensen) Tobias Lindholm. Siamo lontani anni anni luce non solo dalle serie americane, dove spesso i detective sono Barbie e Big Jim appena usciti dal parrucchiere, ma anche da quelle europee con le loro rivelazioni e i colpi di scena a tempo. Si tratta certamente di un partito preso: una disciplina calvinista rigorosa, in un certo senso ammirevole, coinvolgente e frustrante insieme.
I rari momenti in cui pare che il caso prenda una svolta, allora, li accogliamo con sollievo; salvo poi essere di nuovo frustrati dall’insufficienza di prove, condividendo la delusione del poliziotto di cui abbiamo sposato lo sguardo. Piaccia o meno ai fan del genere, The Investigation è una risposta forte e autoconsapevole agli stereotipi e alle scorciatoie in uso nelle serie di crimine.
Pure il suo punto debole esiste, ma è altrove. Rinunciando a ogni approccio di psicologia speculativa, la serie non può fare a meno di offrire allo spettatore qualche riempitivo alle lunghe pause di inazione: e lo concentra sui personaggi. Finché si tratta di Ingrid e Joachim Wall, i genitori della vittima presenti in ogni episodio e in continuo colloquio con Jensen (lei è Pernilla August, la Maj del bergmaniano Fanny e Alexander), le cose vanno anche bene. Diverso il discorso per i detective. Se lo sviluppo di quelli che affiancano il capo della Omicidi è inesistente, Jensen ricade invece nel cliché, visto mille volte, del poliziotto troppo dedito al lavoro. Che per questo si è giocato il rapporto con la figlia adulta, e ne soffre.