C’è il sergente Fiorella, la mamma e c’è il colonello Ilary, la moglie. Nella vita di Francesco Totti le donne hanno un grande ruolo: Speravo de morì prima, la serie di di Luca Ribuoli (dal 19 marzo su Sky e Now Tv), dal libro Un capitano, scritto dal campione con Paolo Condò racconta Totti fuori e dentro lo stadio. Un ritratto ironico, vero, in cui il campione, che loda il protagonista ("Pietro Castellitto ha avuto un compito non facile ed è stato bravo") si è rispecchiato. Prodotta da Wildside (del gruppo Fremantle), con Capri Entertainment e The New Life Company, la Totteide può contare su un super cast: dal giovane Castellitto a Greta Scarano che ha il ruolo di Ilary Blasi. Monica Guerritore è la madre Fiorella, Giorgio Colangeli il papà Enzo (scomparso a ottobre), Gianmarco Tognazzi l’antagonista, Luciano Spalletti. La battaglia contro il tempo segna Totti, ma al suo fianco c’è Ilary che nell’anno e mezzo più difficile lo sprona: "Ora vieni allo stadio, se no ti lascio". "L’ho incontrata prima di iniziare le riprese", racconta Greta Scarano, grandi occhi verdi, "avevo bisogno di confrontarmi per sapere se andavamo nella direzione giusta".
'Speravo de mori' prima' Castellitto: "Non ho imitato Totti, l'ho evocato"
Lo era?
"Sì perché abbiamo scelto la genuinità. Viene raccontata quasi esclusivamente nel rapporto col marito, dovevo sapere com’era. Leggendo avevo la sensazione che fosse vera, spontanea. E’ così. Ma è anche tosta, dice sempre quello che pensa, è schietta. Lo dice a Totti fin dal primo incontro: non sarò mai la moglie di un calciatore, mi voglio realizzare come donna, voglio la mia carriera e l’autonomia".
Cosa l’ha colpita?
"La determinazione. E mi piace nel ruolo di mamma, è molto lucida. I figli sono nati in un contesto diverso dal suo e da quello di Francesco, rischiano di dare per scontate tante cose. Vuole che crescano con i valori, è anche severa. L’apprezzo".
E Ilary le ha chiesto qualcosa?
"Mi ha domandato: 'Non ti vedi i difetti'? Le ho risposto che voglio sempre essere più brava che bella, conta che la serie sia ben fatta".
Ha conosciuto anche Totti: che impressione le ha fatto?
"Mi ha fatto molta simpatia. Ho visto uomini di potere a cui tremavano le gambe davanti a lui. Ma ha trasmesso al mondo di essere un uomo normale, profondamente romano. Lo stimo, si fa voler bene. Abbiamo visto le puntate insieme e abbiamo riso tanto. E’ il primo che se ha davanti una persona schietta accorcia subito le distanze, ha anche bisogno di questo. Se cammini per la strada con la gente che ti guarda come se fossi Gesù Cristo, hai un rapporto distorto col mondo".
Lei è romanista?
"Sono romana e di famiglia romanista, sono una tifosa light però amo la Roma e seguo il calcio. Amo le squadre che faticano, i giocatori che si sudano la maglia. Il calcio mi diverte come intrattenimento, mi piace quasi di più il dietro le quinte, le interviste del dopo partita. Mia nonna era tifosissima, un mito. I nonni e mia zia non ci sono più, chissà che avrebbero detto, sarebbero fieri. Nonna e mia zia erano pazzesche. Anche il tifo delle romaniste è abbastanza unico, non so se altre squadre possono contare su donne di una certa età che seguono la squadra con tanto amore".
C’è grande complicità con Pietro Castellitto, quasi un rapporto alla Sandra e Raimondo.
"L’alchimia con Pietro non si crea con tutti gli attori. Penso che sia un talento incredibile come attore e regista. Mi toglieva ogni dubbio: vedevo Totti".
Con questa serie si farà perdonare per aver conquistato Montalbano?
"L’ha scritto Camilleri, io non c’entro. E’ stata un’esperienza divertente, Luca Zingaretti è un regista fantastico, il ruolo di Antonia era complesso, rivendica la sua autonomia poi non rinuncia a Salvo. Non avrei mai immaginato tutto sto dibattito".
Ha sempre raggiunto i suoi obiettivi?
"Sono sempre stata ambiziosa, i primi tempi troppo. Crescendo ho capito che tante cose devono avvenire con le tempistiche giuste: ho 34 anni, ho iniziato a 19. Questo mestiere è terribile, passi tanto tempo non lavorando. La famiglia mi ha aiutato".
Chi deve ringraziare?
"Stefano Sollima con cui da piccola ho girato Romanzo criminale - La serie. Poi Suburra, Pietro Valsecchi mi ha fatto fare I liceali, poi Ris, Squadra antimafia. Ho lavorato tantissimo in tv, il cinema si è accorto un po’ tardi di me. Con Gianluca Tavarelli ho girato Non mentire e La promessa, una grande storia d’amore con Simone Liberati, un talento: andrà in onda a maggio su Rai 1".
Se dovesse scegliere un ruolo?
"Una sportiva, Totti mi ha ispirato. E vorrei fare la produttrice, non solo recitare".