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Buongiorno, dottoressa: torna 'In treatment' e vi riporta sul lettino

Dal 27 luglio su Sky Atlantic e NOW la quarta stagione della serie, edizione americana, a undici anni dalla fine della precedente. Dopo Gabriel Byrne ora c'è una protagonista femminile, l'attrice Uzo Aduba. E gli intrecci sono sempre più complicati
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Da undici anni tutto taceva. Lo psicoterapeuta Gabriel Byrne aveva chiuso la versione più famosa, quella Usa, di almeno una ventina di trasposizioni in corso o che sarebbero arrivate dopo (tra cui quella italiana, pochi anni fa). Ma adesso si ri-comincia ed è ancora la serie tv più ambiziosa di sempre. In treatment (da domani su Sky Atlantic quella che tecnicamente è la quarta stagione Usa): conio israeliano del 2005, titolo BeTipul, con uno showrunner che si chiama Hagai Levi e che ritroviamo anche oggi in produzione, insieme a tipi come Mark Whalberg.

Repubblica Serie Tv: l'archivio e le novità

Produzione HBO, torna la psicanalisi e soprattutto le sedute psicanalitiche tenute da un protagonista (nella versione italiana era Sergio Castellitto). Il terapeuta che riceve un paziente, in una settimana ne passano sei, all’ultima seduta è lo psic che va a farsi analizzare lui e dal lunedì si ricomincia con il primo. La novit&agra…

Da undici anni tutto taceva. Lo psicoterapeuta Gabriel Byrne aveva chiuso la versione più famosa, quella Usa, di almeno una ventina di trasposizioni in corso o che sarebbero arrivate dopo (tra cui quella italiana, pochi anni fa). Ma adesso si ri-comincia ed è ancora la serie tv più ambiziosa di sempre. In treatment (da domani su Sky Atlantic quella che tecnicamente è la quarta stagione Usa): conio israeliano del 2005, titolo BeTipul, con uno showrunner che si chiama Hagai Levi e che ritroviamo anche oggi in produzione, insieme a tipi come Mark Whalberg.

Repubblica Serie Tv: l'archivio e le novità

Produzione HBO, torna la psicanalisi e soprattutto le sedute psicanalitiche tenute da un protagonista (nella versione italiana era Sergio Castellitto). Il terapeuta che riceve un paziente, in una settimana ne passano sei, all’ultima seduta è lo psic che va a farsi analizzare lui e dal lunedì si ricomincia con il primo. La novità, pensionato Byrne — protagonista perfetto di tre stagioni memorabili — è che cambia del tutto il deus ex machina in questione. Si è a Los Angeles e lei è una donna ed è nera (Uzo Aduba, nota per Orange is the New Black). Uno scarto di lato che aumenta l’ambizione della serie, già altissima, già snobbissima da un lato e ultrapop quando invece cerca, riuscendoci quasi sempre, a realizzare fiction nella fiction, costruendo i dialoghi serrati tra paziente e analista come una serie di sceneggiature di storie che potrebbero essere girate in parallelo.

L'attrice Uzo Aduba, protagonista della quarta stagione di 'In treatment' 

Invece si rimane così, in questi uno contro uno che sono sempre prove d’attore di livello top: ma appunto è cambiato parecchio. Girata a fine 2020, per il ritorno si è deciso di non ignorare affatto l’attualità, la pandemia etc. Le sedute con alcuni pazienti avvengono su piattaforma virtuale, il Covid entra ed esce dalle vicende ma soprattutto sono dirompenti gli effetti stranianti che la pandemia aggiunge alla psiche già labile del mondo intero, figuriamoci di quelli già predisposti per essere ricevuti dalla dottoressa.


E diventano altrettanto stranianti, davvero insoliti, anche i casi in questione: c’è un ragazzo insofferente e dalle molte dipendenze che lavora come badante di una ricca famiglia. Gli vogliono talmente bene che gli pagano le costose sedute con la terapeuta e l’intreccio è di quelli che richiedono scrittura e recitazione d’alta scuola. Oppure c’è una sorta di criminale ramo colletti bianchi, in prigione per reati finanziari e dalla personalità assurda, con cui si sviluppano dialoghi che fanno entrare il suo e lo stordimento del mondo intero dentro una spirale difficile da gestire.

Sergio Castellitto è lo psicoterapeuta nell'edizione italiana di 'In treatment', andata in onda dal 2013 al 2017 

E la gestione è appunto della psicoterapeuta (Brooke Taylor il nome in scena), evoluta, partecipe e, come tutti i precedenti protagonisti, divorata da incertezze e conflitti: lo specchio che entra in azione a quel punto tra sé stessa e i pazienti diventa una superficie che si incrina a ogni secondo, si ricompatta, rischia di rompersi ancora e così via. Sulla scelta di avere lei, nera, emergente, attrice 40enne bravissima nel tenere qualunque ruolo e piena di premi, Uzo Aduba ha detto cose sostanzialmente di maniera: ma sullo sfondo c’è il pianeta intero che da tempo, via socializzazione obbligata e dialoghi incessanti tra le persone, in pratica è immerso in una seduta psicanalitica permanente. E a quel punto, la scelta di far tornare in scena In treatment è un po’ obbligata e un po’ doverosa, per aggiungere ambizione ad ambizione.