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Date retta a Christian: i cazzotti fanno miracoli

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È la serie dei miracoli e bisogna fare attenzione. Christian, su Sky Atlantic, non riuscirà a convertire un solo avversario del soprannaturale. Poi ci sono tutti gli altri, che tra un richiamo ad Ammaniti (Il miracolo) e Sorrentino (ci sono anche le suore che giocano a calcio) possono invece godersi l’ambiziosa trama tutta giocata al Corviale — periferia romana estrema.

Edoardo Pesce è miracolo di suo, richiama il personaggio di Dogman, poi si infila nei baretti dove il proprietario non paga i debiti a strozzo e gli chiede: “Destro o sinistro?”. E procede a spezzare il braccio di riferimento. Il suo capo è il boss Lino, azzimato per tentativi ma altrettanto coatto, Christian invece fa il lavoro sporco: un giorno le mani non gli funzionano più e sarà forse colpa di quei buchetti sanguinolenti sui palmi. Ovvero stimmate, che portano Christian — lui e la serie — appunto nel soprannaturale religioso, visto che …

È la serie dei miracoli e bisogna fare attenzione. Christian, su Sky Atlantic, non riuscirà a convertire un solo avversario del soprannaturale. Poi ci sono tutti gli altri, che tra un richiamo ad Ammaniti (Il miracolo) e Sorrentino (ci sono anche le suore che giocano a calcio) possono invece godersi l’ambiziosa trama tutta giocata al Corviale — periferia romana estrema.

Edoardo Pesce è miracolo di suo, richiama il personaggio di Dogman, poi si infila nei baretti dove il proprietario non paga i debiti a strozzo e gli chiede: “Destro o sinistro?”. E procede a spezzare il braccio di riferimento. Il suo capo è il boss Lino, azzimato per tentativi ma altrettanto coatto, Christian invece fa il lavoro sporco: un giorno le mani non gli funzionano più e sarà forse colpa di quei buchetti sanguinolenti sui palmi. Ovvero stimmate, che portano Christian — lui e la serie — appunto nel soprannaturale religioso, visto che i miracoli e le guarigioni diventano a portata di mani.

Il capovolgimento di prospettiva è di quelli violenti, soprattutto quando arriva un arcigno postulatore del Vaticano (controllore di miracoli), Claudio Santamaria, che punta dritto sulla truffa ben orchestrata, salvo arrendersi all’evidenza: e a una storia del passato che più che al soprannaturale riporta al divino. Il tutto è tratto da una graphic novel di Claudio Piersanti e Lorenzo Mattotti, la serie è diretta da Stefano Ludovichi e scritta con Roberto “Saku” Cinardi. È produzione nostrana, viene naturale tifare e restarne anche un po’ ammirati, giocandosi su un tavolo non comune.

Alla fine i troppi riferimenti e commistioni di generi ingabbiano un po’ la situazione, ma è anche vero che avendo scelto il supernatural di marca religiosa si può scherzare fino a un certo punto. In scena tutti bravi, il personaggio del veterinario segaossa (avido, cinico, disincantato, ovvero autentico) interpretato da Francesco Colella merita un punticino in più.
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Tornando alla stretta attualità e stando sul pezzo, sia ben chiaro che anche quelli che a Canzonissima 1970 tifavano Gianni Morandi sapevano benissimo che Vent’anni di Massimo Ranieri surclassava la canzone del rivale.